Osservazioni a caldo sulla manovra economica

Scritto il 26 maggio, 2010, alle ore 10:43 am

 

Una risposta deflattiva e disordinata alla crisi dell’Euro

 

1)      L’ottimismo irresponsabile di Berlusconi non e’ stato senza conseguenze. Hanno fatto le cicale nei tempi buoni, per i ricchi (abolizione ICI seconde case, ecc.) e rinviato le riforme strutturali: oggi paghiamo con tagli selvaggi attuati nel momento peggiore.

2)      I soldi dati all’Alitalia due anni fa sono quelli che oggi vengono tolti agli statali.  L’Alitalia fra l’altro ha continuato a perdere soldi: che errore bloccare Air France solo per una questione di immagine! (O per favorire gli amici?)

3)      Europa – Il giudizio dei mercati e’ negativo: un motivo ci sara’!? I tempi della manovra sono sbagliati: l’economia ha bisogno di sostegno immediato + riforme (tagli) strutturali. Cosi’, invece, si provoca una nuova recessione: e’ una manovra depressiva. Come ieri gli USA con Bush, cosi’ oggi l’Europa e’ in mano a governi di destra incompetenti!

4)      Con il solito pretesto dell’emergenza, infilano nella manovra gli affari loro. Che ci azzecca il Ministero dell’Economia che incorpora l’ISAE? Un altro istituto di analisi economica indipendente viene messo sotto controllo governativo. Strategia globale del bavaglio all’informazione dal basso (Circolare Min Istruzione in Emilia, legge Brunetta nella parte disciplinare che imbavaglia I dipendenti pubblici) oltre che dall’alto (intercettazioni, fondi tagliati all’editoria, rai occupata, ecc.).

5)      Enti locali penalizzati: il governo centrale non ha il coraggio di assumersi la responsabilita’ della manovra. Infatti Berlusconi si nasconde dietro Letta. E’ la negazione del federalismo.

6)      Tagli al numero delle province: bene (ma improvvisati: che confusione!). Ma allora perche’ il centrodestra ne ha create diverse nuove negli ultimi 10 anni?

7)      Hanno annunciato i tagli alla casta: magari! Invece, sono risibili. Ad es. lo “stipendio dei parlamentari” che viene tagliato (e solo in minima parte, del 5% o 10%, non e’ ancora chiaro mentre scrivo) e’ comunque un intervento su solo un terzo dello stipendio vero, considerate tutte le voci. Un trucco mediocre, in un momento come questo. L’IDV propone di riportare al livello medio europeo tutti gli stipendi (comprese tutte le voci) della casta… (ed altre proposte che avanziamo da tempo).

8)      La lotta all’evasione fiscale: dopo averla ‘abolita’ due anni fa, ora si fa marcia indietro. E’ una ammissione di colpa. Eppure, la marcia indietro e’ solo parziale (risultato di uno scontro tra Berlusconi  – che non la vuole – e Tremonti). Non basta! Chiediamo che si ripristino tutti i meccanismi di lotta all’evasione introdotti dal governo Prodi, smantellati nel 2008.

9)      Senza crescita, i debiti non si ripagano. Ma nella manovra mancano del tutto idee per il sostegno all’economia. Tipo: contenimento strutturale della spesa improduttiva con abolizione dei piccoli comuni, province, costi della politica e della casta. Le liberalizzazioni procedono come i gamberi :all’indietro! Universita’ e scuola sono tagliate… La giustizia viene impedita (e’ un aspetto cruciale per attrarre investimenti). Nel 2001 ci promisero di rilanciare la crescita. Ora invece si va ‘indietro tutta’.

10)  CONCLUSIONI -  (1) Non c’e’ un piano di rientro dal debito pubblico: nel 2012 avremo lo stesso problema, aggravato dall’ennesimo condono (perdita di credibilita’ del fisco, massacro del territorio) e dal debito ancora cresciuto. Si mettono solo toppe al deficit del 2011 e 2012: ma la credibilita’ del debito pubblico italiano non aumenta. PDL/Lega sono incapaci di cambiare la direzione sbagliata in cui conducono il paese da 10 anni. (2) Non si fa una manovra deflattiva in piena recessione: cosi’ si uccide la ripresa. Obama in USA ha mostrato come si esce dalla crisi: con un forte sostegno agli enti locali, alle fasce deboli della popolazione, e con tagli strutturali al bilancio che incidono con forza nel lungo termine, senza soffocare la ripresa. Il governo italiano dovrebbe chiedere ai paesi europei con minori debiti (Francia, Germania) di rinviare i tagli ai loro bilanci al 2012: se tagliamo tutti assieme, la crisi si aggrava!

 

 

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Comments
Vincenzo Vespri 26 maggio 2010

Manovra durissima concentrata solo sui lavoratori dipendenti (dopo aver congelato gli stipendi dei lavoratori pubblici per 4 anni, voglio vedere gli aumenti per i lavoratori privati…) Sui politici e sugli autonomi niente tagli.. (anche se secondo me pagheranno le conseguenze sia questa classe politica che gli autonomi molto presto)
Pd, UDC e sindacati che balbettano poche cose poco convinte (scompariranno tutti e tre rapidamente, e Nessuno ne sentira’ la mancanza)

Berlusconi, dopo aver negato la crisi per due anni e dopo aver assistito compiaciuto alle ruberie dei suoi sodali e dopo aver dato `spettacolo di immoralita’ varie, costretto dagli eventi, poteva scegliere se dare una svolta e cambiare radicalmente (magari dando un forte segnale di discontinuita’ abolendo le provincie) o continuare con la politica di difesa ad oltranza della casta e della cricca fino all’eventuale (e probabile) showdown finale..Ha scelto senza esitazione la seconda strada decidendo che si puo’ ancora ballare sulla tolda del titanic.

sono io che vedo nero o questa situazione e’ insostenibile per i lavoratori dipendenti italiani?

Marco G. 27 maggio 2010

Toh! Anche il liberista Giavazzi dice quello che dici tu: per i mercati non contano le manovre una tantum, bensi’ le riforme strutturali.

http://www.corriere.it/editoriali/10_maggio_26/giavazzi-risposte-necessarie_05892ee8-6884-11df-9742-00144f02aabe.shtml

QUello che non dice Giavazzi e’ che questo significa che siamo nelle mani di incompetenti!

Vincenzo Vespri 28 maggio 2010

Siccome se tagliavano 10 provincie, avrebbero chiesto anche la fine dell’inutile provincia di bergamo (dove lavora il trota), le provincie non saranno tagliate..probabilmente per recuperare i soldi bloccherano i salari degli inutili professori e degli inutili statali per 6 anni invece che per 4…
W l’opposizione che sta con le amni in mano invece di chiedere sacrifici per tutti e non per i soliti noti!!!

http://www.corriere.it/politica/10_maggio_26/bossi-province-lega-ministro-federalismo_cf0af4bc-68f3-11df-9742-00144f02aabe.shtml

Prof. Maurizio Simoncelli 3 giugno 2010

E’ interessante inoltre che in tutto questo sforbiciare non si parli assolutamente di discutere della partecipazione italiana alla produzione di 131 caccia bombardieri F-35 che ci costeranno ben 15 miliardi di euro (http://www.archiviodisarmo.it/siti/sito_archiviodisarmo/upload/documenti/78080_Corti_F-35_marzo_2009.pdf).

Tuttoscuola 3 giugno 2010

Alla faccia dell’equità – La manovra dei sacrifici? Non per la casta degli intoccabili – Per gli insegnanti un taglio dell’11%, per i sottosegretari del 6%, per i dirigenti del 2,5%

L’intervento messo in atto dal Governo per proteggere la nostra economia dalle speculazioni sui mercati finanziari chiede sacrifici un po’ a tutti. A partire dai ministri, dai parlamentari e dai grand commis di Stato, sui cui stipendi è stato previsto un taglio del 10%.

Un segnale dal forte valore simbolico (l’effetto quantitativo è limitato per il basso numero di soggetti coinvolti) che ha incontrato un consenso, per una volta, bipartisan: la prima a sacrificarsi deve essere la classe dirigente, la “casta”, per usare una definizione di moda. “Mal comune, mezzo gaudio”, si potrebbe dire.

Ma guardando nei meccanismi di dettaglio della manovra si scopre qualcosa di inaspettato (forse anche a chi ha dato l’ok alle misure): il sacrificio richiesto alla “casta” è in proporzione ben minore di quello chiesto ad altre categorie, come i dipendenti pubblici.

Tuttoscuola ha analizzato cosa accadrà nel comparto della scuola, partendo dal personale dipendente fino ad arrivare ai sottosegretari (per quanto riguarda il ministro, essendo anche parlamentare, bisognerà attendere le deliberazioni annunciate dai presidenti di Camera e Senato al termine dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto sulla manovra economica).

Ecco l’impatto in ordine gerarchico in termini di riduzione percentuale rispetto al salario che si sarebbe avuto nel 2011 senza la manovra, e a seguire le spiegazioni. Una piramide rovesciata (e sproporzionata) che pone un problema di equità di intervento.

Ruolo

Riduzione % media

Sottosegretario

-6,0%

Capi dipartimento

-5,6%

Dirigenti ministeriali

-2,5%

Personale dipendente (docenti, personale amministrativo, bidelli, etc)*

-11 / -15%

* quello colpito dal blocco dello scatto di anzianità (circa il 50% del totale) oltre che del contratto

Per il personale un taglio del 11% in media (con punte del 15%)

Docenti, dirigenti scolastici, personale amministrativo, bidelli vengono colpiti dalla manovra su tre fronti: blocco del contratto collettivo nazionale, congelamento degli scatti di anzianità, indennità di buonuscita. Vediamo gli effetti.

1) Il blocco del contratto collettivo nazionale, che avrebbe dovuto attivarsi da quest’anno, determinerà il congelamento della retribuzione attuale di tutto il personale (circa un milione e 100 mila dipendenti, di cui 880 mila di ruolo), con una perdita media stimabile intorno ai mille euro annui per dipendente rispetto a quanto avrebbero guadagnato tra un anno senza questo blocco.

2) Il blocco degli scatti di anzianità per il prossimo triennio interesserà circa metà del personale con contratto a tempo indeterminato (330 mila docenti e 75 mila unità di personale Ata per complessive 405 mila persone, che non avranno il passaggio di posizione stipendiale (gradone), previsto ogni 6 anni.

Il blocco per queste persone si tradurrà in perdite medie di circa duemila euro lordi annui (180 euro mensili), ma con picchi più elevati per taluni profili secondo la posizione stipendiale attualmente in godimento: il mancato aumento stipendiale sarà infatti molto pesante per chi aveva già l’anzianità utile per scattare al gradone successivo dal 2011 e più leggera a decrescere per chi l’anzianità utile la raggiungerà nei due anni successivi.

Vediamo qualche esempio. I prof. delle superiori con 20 anni di carriera avrebbero avuto diritto, con lo scatto automatico di gradone, ad un aumento di quasi 3 mila euro annui (2.987,26 annui pari a 281 mensili); i direttori dei servizi amministrativi (DSGA) con 27 anni di carriera avrebbero avuto diritto ad uno scatto di importo annuo di 2.554,64 euro (212 mensili); o, ancora, i prof. di scuola media con 14 anni di carriera avrebbero avuto diritto ad uno scatto annuo di 2.178,54 (181 mensili).

Nel caso estremo di queste figure professionali che avrebbero maturato il passaggio proprio dal 2011, il mancato aumento si confermerà per tutti e tre gli anni del triennio, raggiungendo alla fine del blocco, per qualcuno, un mancato introito complessivo di quasi 9 mila euro.

3) Il congelamento della retribuzione e degli scatti di anzianità si ripercuoterà sulla pensione e sull’indennità di buonuscita (il Tfr dei dipendenti pubblici), con un effetto negativo variabile a seconda dell’anzianità contributiva e del profilo professionale, e toccherà negli anni tutto il personale.

E ora facciamo un po’ di somme.

Anche lasciando da parte l’effetto sull’indennità di buonuscita e sulla pensione, che si sentirà solo al momento dell’uscita dal servizio, la quota aggiuntiva di stipendio che un insegnante avrebbe guadagnato nel 2011 prima di questa manovra (e che ora viene bloccata) sarebbe stata in media di 3 mila euro annui. Considerato che la retribuzione media attuale è di 24 mila euro all’anno e che con il previsto aumento di 3 mila euro avrebbe raggiunto nel 2011 i 27 mila euro, il taglio è quindi pari all’11%.

In particolare, un prof. di scuola media con 14 anni di carriera avrà una perdita del 12% rispetto allo stipendio in godimento (valore scatto mancato 2.178,54 euro annui, valore blocco del contratto di circa 1.000 euro annui, per una perdita totale di circa 3.200 euro annui su uno stipendio annuo di 23.444,75 che sarebbe arrivato a circa 26.600 euro); un prof. delle superiori con 20 anni di carriera ha una perdita che sfiora il 15%; un DSGA con 27 anni di carriera ha una perdita intorno al 12% del suo stipendio attuale.

Il taglio netto per i manager pubblici si ferma al 5%

Il taglio del 10% degli stipendi dei manager pubblici riguarda non l’intero emolumento, bensì soltanto una quota di stipendio al di sopra di un certo importo (150 mila euro). Tra i 90 e i 150 mila il taglio sarà solo del 5%, mentre per la quota di stipendio fino a 90 mila euro non ci sarà alcun taglio. La percentuale dei tagli sull’intera retribuzione, quindi, diventa di gran lunga inferiore a quel 10% di cui si è parlato.

Uno stipendio attuale di un manager pubblico dell’Amministrazione scolastica che sia pari a 250 mila euro annui si riduce a 237 mila (taglio complessivo del 5,2%); uno stipendio attuale di 200 mila si riduce a 192 mila (taglio complessivo del 4%); uno stipendio attuale di 100 mila si riduce a 99.500 (taglio complessivo dello 0,5%).

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