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	<title>Pier Giorgio Gawronski &#187; crisi finanziaria</title>
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	<description>il coraggio di cambiare</description>
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		<title>Intervista radio + Commento sul pacchetto Europeo in difesa dell&#8217;Euro</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 00:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi vuole approfondire, qui c'è la mia intervista radio sulla situazione economico finanziaria.    -   Lunedì, alle 2 di mattina, Europa ha varato il suo pacchetto in difesa dell'Euro. Finalmente la BCE è scesa in campo (controvoglia)! Si sostengono i mercati finanziari, ma non l'economia reale sottostante (su cui la finanza si basa). ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per chi è interessato ad approfondire qui c&#8217;è la mia <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/303116/intervista-a-piergiorgio-gawronski-sulla-crisi-delleuro-e-sulla-politica-attuata-dallunione-europea-in-mer"><strong>intervista</strong> a Radio Radicale</a> di sabato (prima delle decisioni europee). </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La reazione dei mercati</strong> finanziari alle decisioni dei leaders EU riuniti a Bruxelles è stata inizialmente (molto) positiva: un sospirone di sollievo, per la <em>dimensione</em> del pacchetto aiuti, e in particolare perché la BCE è scesa finalmente in campo. Ma oggi cominciano già ad affiorare i dubbi, nelle borse e sul mercato valutario. Perché la BCE non ha capito la strategia europea, la considera una tattica momentanea, la subisce senza condividerla fino in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La BCE teme</strong> giustamente <strong>l&#8217;eccesso di liquidità</strong>. E teme l&#8217;inflazione: in questo, sbaglia! Di inflazione ce n&#8217;è troppo poca. Il problema vero è che la liquidità comincia ad essere troppa nel circuito dei mercati finanziari: rischia di provocare altre bolle  e disastri vari. <em>Purtroppo</em> non trova la strada dei mercati reali: non arriva nelle tasche della gente, e quindi non alimenta le vendite delle imprese, che restano in crisi. Per dire, il dato di ieri sulla produzione industriale di marzo 2010 in Italia (+6,9% sui 12 mesi) si confronta con un Marzo 2009 a -20%, quindi rispetto al Marzo 2008 siamo ancora oggi a -13%!! </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La soluzione</strong> sarebbe dare un po&#8217; di liquidità agli Stati affinché la spendessero in acquisti di beni e servizi, o in trasferimenti ai settori più poveri (che spendono e non risparmiano) della popolazione. Se p.es. la BCE facesse un bel falò con i titoli pubblici che acquista, come Calderoli fa con le Leggi dello Stato italiano, gli Stati Europei avrebbero meno debiti, e perciò più risorse per sostenere l&#8217;economia reale. Così, la liquidità si trasferirebbe all&#8217;economia reale. Invece, attualmente  resta intrappolata nel circuito finanziario; la sua enorme energia filtra pochissimo all&#8217;economia reale, mentre rimane pericolosamente viva nel settore finanziario, e diventa sempre più difficile da controllare. La BCE pensa giustamente che i rischi così diventano troppo elevati, ma non vede come ridurre la tensione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Confusione</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/confusione/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 21:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono le 23:30, e ancora non abbiamo il "Piano di salvataggio" dell'Eurozona. Fra un'ora e mezzo aprono i mercati asiatici. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le 23:30, e ancora non abbiamo il &#8220;Piano di salvataggio&#8221; dell&#8217;Eurozona. Fra un&#8217;ora e mezzo aprono i mercati asiatici. </p>
<p>Dalle poche indiscrezioni che filtrano, l&#8217;Europa sta prendendo ha la strada sbagliata. I falchi della Banca Centrale Europea avrebbero detto a Trichet che non hanno nessuna intenzione di dare una mano, acquistando sul mercato i titoli del debito pubblico dei paesi in difficoltà, perché &#8221;perderemmo la nostra indipendenza&#8221;.</p>
<p>Così ai capi di governo non sarebbe rimasta altra strada che ripiegare sull&#8217;uso di fondi pubblici &#8230; presi a prestito dai mercati! Debiti&#8230; per pagare i debiti. Il &#8221;Fondo Europeo di Stabilizzazione dei Mercati&#8221; è solo un modo per redistribuire il rischio. Ma non si affrontano le cause che hanno portato a una crisi di sfiducia nei confronti dei titoli pubblici di alcuni paesi. Che sono (1) la prospettiva di deficit pubblici perduranti da qui al 2030; (2) la perdita di competitività nei confronti della Germania.</p>
<p>L&#8217;Europa è in stato confusionale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La &#8220;crisi sistemica&#8221; dell&#8217;Euro</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 23:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo commento apparirà sull'Unità dell'8 Maggio. Spiega perché stiamo rischiando di distruggere l'Euro, e con esso anche una parte della nostra prosperità. Come potremmo salvare l'Euro. E perché di questo passo non lo salveremo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non c’è alcun dubbio che la Grecia, dopo aver vissuto per anni al di sopra dei suoi mezzi, dovrebbe onorare (fin dove è possibile) i suoi debiti. Ma sui mercati finanziari l’attacco speculativo va ormai ben oltre la Grecia. Il che dimostra che problemi sono più profondi e i rischi più estesi, investendo l’intera costruzione Europea. La questione all&#8217;ordine del giorno dei capi di governo riuniti a Bruxelles è una sola: l’Euro può essere salvato? </p>
<p style="text-align: justify;">Questa crisi è figlia delle destre. Ha origine nella deregulation liberista di Bush, nei titoli sub-prime che hanno intossicato le banche europee e gli Stati intervenuti per salvarle, nel susseguente crollo delle economie reali e degli introiti fiscali. Ha origine, in Europa, nello svuotamento del Patto di Stabilità voluto nel 2005 da Tremonti, Sarkozy e Merkel, nella “finanza creativa” e nei debiti ammassati da Karamanlis e Berlusconi. Difficile che ora le destre abbiano la cultura economica, le idee giuste per salvare l’Euro. Il &#8220;<a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601068&amp;sid=a4d9E2ZdBSYY">Fondo&#8221; salva Stati</a>, infatti, è una toppa, e non intacca le cause della crisi; costerà a noi italiani un&#8217;altra decina di miliardi, oltre ai 15 già destinati alla Grecia. I soldi sono pochi, andrebbero spesi meglio. </p>
<p style="text-align: justify;">Nei tempi straordinari che viviamo, di panico finanziario e recessione, i rimedi abituali non servono. È come se fossimo nel mondo magico di Alice, nel Paese delle Meraviglie: tutto funziona al contrario; anche la logica economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ridurre i deficit e i debiti pubblici eccessivi? In tempi normali la ricetta “tagli e tasse” funzionerebbe. Oggi però i mercati &#8211; e la gente in strada – non credono a questa strategia. Infatti &#8211; <em>molto</em> più che in tempi “normali” &#8211; l’austerità scoraggia i consumi, le vendite delle imprese, l’occupazione, gli investimenti, la base imponibile, le entrate fiscali: un autogol! Come si risolve una crisi di fiducia del debito pubblico nel mondo di Alice? <em>Aumentando</em> il sostegno <em>immediato</em> all’economia e al disagio sociale (i poveri hanno un&#8217;alta propensione alla spesa), e varando contemporaneamente misure <em>strutturali</em>, tali da dare certezza ai mercati che il debito sarà ridotto nel lungo termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro alla crisi del debito c’è però una crisi di competitività di Grecia (dove il debito estero ha raggiunto il 90% del PIL), Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia (il nostro deficit commerciale è al 3% del PIL), in cui l’Euro – già scudo efficace contro l’instabilità – diventa la camicia di forza che affonda chi è nel vortice. Non potendo svalutare, per riportare in linea i costi produttivi l’ortodossia propone ai paesi in crisi la deflazione. Una cura perfettamente in grado di… uccidere il malato. Perché aumenta il valore reale dei debiti (privati e pubblici); e perché le aspettative di nuovi cali dei prezzi indurrebbero le famiglie a rinviare gli acquisti (meno vendite delle imprese, meno produzione, meno entrate fiscali). Autogol n°2!</p>
<p style="text-align: justify;">Come si risolve una crisi di competitività nel mondo di Alice? Con l’espansione monetaria, e l’inflazione. Un’inflazione al 5-6% per tre anni in Germania consentirebbe agli altri paesi di recuperare competitività mantenendo la loro inflazione ai livelli attuali (1%), o di ridurre il valore reale dei debiti. Questo è ciò che suggeriscono gli economisti keynesiani e il buon senso, questa è la soluzione  che vorrebbero quelli che perdono il lavoro, le imprese che stanno chiudendo, e anche i mercati. Infatti, giovedì scorso il Dow Jones ha perso 1000 punti in pochi minuti &#8211; un nuovo record per la borsa americana &#8211; proprio quando Trichet (il Presidente della Banca Centrale Europea) ha escluso di voler acquistare sul mercato i titoli pubblici europei (immettendo, in cambio, moneta nel sistema economico).</p>
<p style="text-align: justify;">L’Europa ha fame di inflazione. Ma per i sacerdoti dell’ortodossia, per <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/05/09/news/titoli-pubblici-3926355/">la B.C.E.</a>, l’inflazione è anatema; come nel 1930 (non hanno imparato nulla&#8230;). E allora, avanti con la deflazione! I dogmi &#8211; si sa &#8211; sono immodificabili. L&#8217;unica vera opzione che rimane alla Grecia e agli altri paesi che entrano in crisi, per recuperare competitività, è il taglio selvaggio dei salari (del 15-30% circa, secondo i paesi), oppure l&#8217;uscita dall&#8217;Euro e la svalutazione. L&#8217;euro a 16 paesi, di qui a pochi mesi, non esisterà più. Stanno distruggendo la nostra moneta, e con essa, forse, anche il nostro sogno europeo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA SECONDA ONDATA</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 22:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[La seconda ondata della crisi finanziaria globale è in arrivo. Questa volta, l'epicentro siamo noi. Gravissime le responsabilità di Tremonti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; in arrivo la arci-prevista (vedi post precedenti in tema di economia) seconda ondata della Grande Crisi Finanziaria iniziata nel 2008. La fragilità finanziaria, nell&#8217;ultimo anno, non è scomparsa: è un po&#8217; diminuita nelle grandi banche internazionali, ma solo perchè altri soggetti (per lo più pubblici) se ne sono fatti carico (direttamente, con i salvataggi, o indirettamente, tramite il calo delle entrate fiscali). Ora sono sotto tiro i titoli del debito pubblico non solo della Grecia, ma anche dell&#8217;Italia. Ieri il differenziale dei tassi del debito pubblico italiano rispetto ai titoli del debito tedeschi è schizzato oltre i 100 punti base: il trend degli ultimi giorni mette paura.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.princeton.edu/~pkrugman/itspread.gif" alt="DESCRIPTION" /></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Chiariamo subito che Tremonti e Berlusconi hanno una ENORME responsabilità in questi fatti. Sono loro che nel 2003-05 hanno fatto letteralmente saltare il Patto di Stabilità Europeo (che bene o male, nonostante i trucchi contabili e la finanza creativa di diversi paesi, teneva a freno i deficit europei). Nessuno più di quei due ha aperto alla Grecia un&#8217;autostrada&#8230; verso il disastro. Sono ancora loro che qui in Italia  &#8211; da quando è esplosa la crisi finanziaria globale - hanno scelto di non fare nulla, aspettando che &#8220;passasse la nottata&#8221;: così il nostro paese arriva impreparato al momento più difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi, Tremonti, Brunetta, Scajola&#8230;  avrebbero potuto far passare in Parlamento le riforme  necessarie al risanamento <em>strutturale</em> del bilancio pubblico, così  da mettere i titoli del debito al riparo da ogni crisi di fiducia, e quindi al riparo dalla speculazione. I sacrifici e le riforme necessarie, votate in Parlamento, sarebbero entrati <em>automaticamente</em> in vigore solo a crisi finita, fra tre-quattro anni. (Sacrifici che avrei voluto soprattutto a carico della classe politica, ormai confusa e complice con l&#8217;alta burocrazia, una elité che sta succhiando il sangue a questo paese, come ha evidenziato - fra gli altri &#8211; lo scandalo della Protezione Civile).</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, le destre italiane hanno seguito la strada opposta, quella sbagliata.</p>
<p style="text-align: justify;">1. Finanza allegra e creativa negli anni buoni.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Rigidità di bilancio proprio in quei due-tre anni di crisi (2008-10) nei quali l&#8217;economia andava sostenuta (e ogni soldo speso dallo stato avrebbe procurato ritorni altissimi, anche in termini di entrate fiscali).</p>
<p style="text-align: justify;">3. Nessun intervento sui trend di lungo periodo della spesa pubblica. Al contrario, un <em>magna magna</em> generale, e l&#8217;attenzione distolta dalle leggi ad personam, o da maldestri tentativi di riforme istituzionali volte a aumentare l&#8217;opacità e i poteri della &#8220;casta&#8221; politica.</p>
<p style="text-align: justify;">4. A ciò aggiungiamo il ruolo delle destre sia italiane che mondiali nella deregulation (vedi depenalizzazione del falso in bilancio in Italia; ecc.) hanno avuto nel favorire negli anni di Bush la fragilità finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">5. E aggiungiamo il nefasto ruolo della Merkel nel <a href="http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=923486">procrastinare</a> l&#8217;aiuto Europeo alla <a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&amp;sid=a8rFB8taRuk4&amp;pos=3">Grecia</a> mentre il fuoco greco già si stava propagando. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://av.r.ftdata.co.uk/files/2010/04/Developed-wold-CDS-Morgan-Stanley.jpg" alt="DESCRIPTION" /></p>
<p style="text-align: justify;">Sicché ora è diventato un incendio molto più difficile da spegnere: pura incompetenza? (la destra, si sà, disprezza gli economisti, la cultura, l&#8217;alta competenza: &#8220;ghe pensi mi!&#8221;) Cinico calcolo elettorale?</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque sia, ora noi tutti ci apprestiamo a pagarne le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>La crisi economica globale al bivio</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/la-crisi-economica-globale-al-bivio/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il punto sulla crisi globale. Le cose vanno meglio ma il presente è ancora molto doloroso per molta gente, e il futuro è ancora incerto. Il dibattito di politica economica si concentra sui deficit pubblici. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Le borse sono risalite dai minimi di marzo 2009. L&#8217;occupazione cala ma <a href="http://www.dailymarkets.com/releases/2010/03/05/stocks-rally-as-february-job-losses-come-in-narrower-than-forecast-us-commentary/">meno</a> di prima (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/10/fmi-stime-pil-crisi-disoccupazione.shtml?uuid=db73806e-ae56-11de-8022-a5c1b4f83c85">Italia</a>). Molte  imprese resistono. La produzione sta <a href="http://www.dailymarkets.com/releases/2010/03/05/oecd-leading-indicator-suggests-expansion-in-activity/">recuperando</a>.  Tutto grazie ai deficit pubblici, che hanno sostituito o rifinanziato la spesa privata, sostenendo le vendite delle imprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma mentre le manovre espansive dei governi vanno esaurendosi, la spesa privata è ancora debole; in Italia il ricorso alla cassa integrazione continua a <a href="http://quotidianonet.ilsole24ore.com/economia/2010/03/05/300492-sole24ore.shtml">crescere</a>; la disoccupazione resta alta; il credito alle imprese nell&#8217;eurozona continua a <a href="http://www.dailymarkets.com/releases/2010/02/25/eurozone-loans-to-private-sector-drop-again-in-january/">calare</a>, le banche soffrono per le difficolta delle imprese loro clienti e restano alti i <a href="http://www.ecb.int/pub/fsr/html/summary200912.en.html">rischi finanziari</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sarebbe bisogno di nuovi stimoli, ma c&#8217;è chi lancia l&#8217;allarme debito pubblico (<a href="http://financialnewsexpress.blogspot.com/2009/12/four-ken-rogoff-video-interviews.html">Rogoff</a>, <a href="http://classic.cnbc.com/id/15840232?video=1425720804&amp;play=1">video</a>). Che fare? Il mondo sembra sospeso in attesa che gli eventi prendano una direzione chiara. Nei dibattiti sulla politica economica gli economisti keynesiani <a href="http://www.thenation.com/doc/20100322/galbraith">Galbraith</a>, <a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/stiglitz123/English">Stiglitz</a>, <a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/03/05/debt-is-a-political-issue/">Krugman</a> si schierano a difesa dei deficit finanziati da nuovo debito; ma il mondo della finanza non ci sta (<a href="http://www.dailymarkets.com/economy/2010/03/05/why-the-crisis-is-coming-to-a-head-in-the-uk/">Larson</a>, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704188104575083330000473858.html">Malpass</a>). Chi ha ragione? Io penso che abbiamo bisogno di deficits finanziati anche con moneta; e sull&#8217;ortodossia neoliberale (Wall Street, BCE) la penso <a href="http://www.piergiorgiogawronski.com/i-signori-della-finanza-e-la-crisi-delleuropa/">così</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1503" title="USA: diverse misure della disoccupazione" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/AltUnempTS-thumb-600x4502.png" alt="USA: diverse misure della disoccupazione" width="600" height="450" /></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>I &#8220;Signori della Finanza&#8221; e la crisi dell&#8217;Europa</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/i-signori-della-finanza-e-la-crisi-delleuropa/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 21:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi internazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo “Lords of Finance”, storia monetaria degli anni 1914-33 vista dalla prospettiva dei banchieri centrali; autore: Liaquat Ahamed, economista ex-FMI. Le analogie più interessanti con la crisi attuale riguardano la politica economica. Alcuni opinion ex fautori dell'immobilismo di fronte alla crisi, vorrebbe ora ridurre, subito, i deficit pubblici e l’espansione monetaria che hanno salvato il mondo nel 2009. Nonostante l’evidente debolezza della congiuntura e i milioni di disoccupati ovunque, tornano le stesse posizioni liberiste “ortodosse” che portarono il mondo alla catastrofe del 1930-33. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A</strong>pprofittando di una fastidiosa bronchite che mi costringe a casa, ho appena finito di leggere “<a href="http://ebookstore.sony.com/ebook/liaquat-ahamed/lords-of-finance/_/R-400000000000000111750">Lords of Finance</a>”, godibile storia monetaria degli anni 1920-33 vista dalla prospettiva dei banchieri centrali. Autore: Liaquat Ahamed, economista (ex-FMI) e speculatore di classe.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: center;"> <img class="size-thumbnail wp-image-1371 alignnone" title="103A_Strong-web" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/103A_Strong-web-150x150.jpg" alt="103A_Strong-web" width="150" height="150" /></p>
<p style="text-align: center;">[<em>Benjamin Strong, Presidente della FED di New York dal 1914 al 1928</em>]</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Le analogie più interessanti con la crisi attuale riguardano i dibattiti di politica economica. C’è un gruppo di opinion makers (p.es. in <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/letters/article7026234.ece">G.B</a>., in <a href="http://www.nytimes.com/2010/02/05/opinion/05krugman.html?partner=rssnyt&amp;emc=rss">USA</a>, in <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/f9e9bc6c-0e90-11df-bd79-00144feabdc0.html">Francia</a>) che vorrebbe subito una riduzione dei deficit pubblici e dell’espansione monetaria che hanno salvato il mondo nel 2009. Nonostante l’evidente debolezza della congiuntura, il rischio <a href="http://http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/19/disinflation/">deflazione</a>, e i milioni di <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&amp;language=en&amp;pcode=teilm020&amp;tableSelection=1&amp;plugin=1">disoccupati</a> ovunque, queste posizioni liberiste “ortodosse” – le <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2010/feb/19/keynes-current-crisis">stesse</a> che portarono il mondo alla catastrofe del 1929-33 e alla crisi del 2008. Historia magistra vitae? <a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/26/if-this-be-victory/">Non pare</a>… &#8211; hanno tanta forza politica da influenzare persino Obama (<a href="http://www.politico.com/news/stories/0210/32748.html">Stiglitz</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-thumbnail wp-image-1370  aligncenter" title="GERschacht" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/GERschacht2-150x150.jpg" alt="GERschacht" width="150" height="150" /></p>
<p style="text-align: center;">[<em>Hialmar Schacht, Governatore della Reichsbank dal 1923</em>]</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Mi preoccupa soprattutto l’attuale assetto istituzionale dell’Europa. Siamo rimasti a metà del guado, ed è la situazione peggiore per affrontare una crisi. Abbiamo una moneta unica, l’Euro, ma nessun coordinamento delle politiche di bilancio dei paesi europei, un Patto di Stabilità ormai morto e defunto, un bilancio europeo di scarso peso, una scarsa mobilità intra-europea dei lavoratori ed invece una totale mobilità dei capitali (anche destabilizzanti, come i capitali tedeschi che hanno creato la bolla immobiliare in Spagna nel decennio appena trascorso), una paralisi politica sul fronte delle riforme da apportare al sistema finanziario, una perdurante debolezza del Parlamento Europeo, l’assenza di unità politica, l’assenza di un meccanismo o di una procedura per intervenire nel caso uno dei paesi membri (vedi Grecia) stia per fallire.</p>
<p style="text-align: justify;">Più gravi ancora, nel breve periodo, mi paiono i rigidi vincoli dell&#8217;ortodossia imposti alla Banca Centrale &#8211; che già di suo persegue una politica monetaria troppo restrittiva, e che si fissa da sola gli obiettivi di inflazione senza risponderne all’autorità politica -, il cui Statuto (voluto soprattutto dalla Germania) enfatizza la più stabilità monetaria che la crescita (stabilizzazione dell’economia reale), a cui è fatto divieto acquistare titoli pubblici, e che pertanto non può finanziare alcuna espansione dei bilanci pubblici né alleviare il peso debiti pubblici con un po&#8217; di signoraggio (come fece invece la FED, riformata da Roosevelt nella prima settimana della sua presidenza, a partire dal Marzo 1933, ed ancora nel 2009). Il chè mette a repentaglio la stabilità di tutto il sistema economico (<a href="http://http://www.cnbc.com/id/34844547">PIGS</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1373" title="jean-claude-trichet011" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/jean-claude-trichet011-150x150.jpg" alt="jean-claude-trichet011" width="150" height="150" /></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center">[<em>Jean Claude Trichet, attuale Governatore della Banca Centrale Europea</em>]</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Un importante paper appena uscito di Olivier Blanchard e due colleghi italiani, tutti del FMI, offrono le loro “Lezioni” dalla crisi attuale e propongono, fra le altre cose, di alzare l’obiettivo di inflazione “normale” dal 2 al 4%, per consentire alle banche centrali di abbassare i tassi d’interesse ben sotto l’inflazione in caso di crisi, e sostenere l’economia reale con molta più efficacia. Una tesi che sostengo da vent’anni e che viene ora rilanciata dall’istituzione &#8220;più ortodossa del mondo&#8221;. Sarebbe ora che ne prendessero atto i nostri <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010030515126406-1">sacerdoti della moneta</a> nel Tempio dell&#8217;Ortodossia europea, la B.C.E.. Anche perché il motivo principale di questa proposta è un altro: consentire il recupero di competitività intra-europea a quei paesi che l&#8217;hanno persa (<a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/05/the-spanish-tragedy/">Spagna</a>) senza costringerli a un&#8217;orribile deflazione!</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, gli Stati membri dell’Europa monetaria non sembrano in gradi di avanzare proposte di riforma della governance economico-monetaria europea. Nel caso italiano, ciò dipende dal disprezzo per gli economisti dimostrato in questo decennio da Tremonti e Berlusconi: senza nuclei tecnici, “policy units”, o simili all’interno delle istituzioni di vertice, le idee sviluppate nell&#8217;Accademia o nei think thanks della società civile non trovano la strada per informare le proposte e le politiche dei governi. Temo però che non sia un problema solo italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Funzionerà? note sulla crisi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 09:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi Finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[politiche globali]]></category>

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		<description><![CDATA[Le borse mondiali sono finora cadute allo stesso ritmo del 1929-30. La produzione industriale mondiale (in mancanza dei dati del PIL, che arrivano con molto ritardo) sta cadendo a ritmi più rapidi che nel 1929-30. Lo stesso dicasi per il commercio mondiale &#8211; fenomeno particolarmente preoccupante, dato che gli economisti la considerano la principale causa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Le borse mondiali sono finora cadute allo stesso ritmo del 1929-30. La produzione industriale mondiale (in mancanza dei dati del PIL, che arrivano con molto ritardo) sta cadendo a ritmi più rapidi che nel 1929-30. Lo stesso dicasi per il commercio mondiale &#8211; fenomeno particolarmente preoccupante, dato che gli economisti la considerano la principale causa della spirale che portò alla Grande Depressione. E come allora, la crisi è davvero globale.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-463" title="PIL" src="http://piergiorgiogawronski.files.wordpress.com/2009/04/pil.jpg?w=84" alt="PIL" width="84" height="96" />Cosa è diverso? Le politiche monetarie più espansive, i tassi d’interesse nominali più bassi, i deficit pubblici più alti. In una parola: la risposta di politica economica è diversa da allora. Funzionerà?</p>
<p style="text-align:justify;">Un’ultima annotazione riguarda le differenze regionali. In America, UK, e Cina, la risposta di politica economica è stata molto più intensa che in Europa. Infatti, la crisi – pur essendo nata negli USA – appare ora meno grave lì che da noi. Tuttavia, anche il Giappone ha messo in campo una cura più forte che da noi, ma le cose non vanno meglio di qui, almeno per ora…</p>
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		<title>Le previsioni dell&#8217;OCSE smentiscono l&#8217;ottimismo di maniera</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 10:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crisi Finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Le previsioni dell&#8217;Ocse sul 2009 e 2010 &#8211; appena uscite &#8211; confermano quello che già sapevamo: le cose vanno molto peggio di come i governi europei &#8211; soprattutto quello italiano -  vogliono far credere. -4.3% è la variazione del PIL prevista quest&#8217;anno, crescita negativa zero l&#8217;anno prossimo, e disoccupazione in Europa (e Italia) oltre il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-451" title="Logo OCSE" src="http://piergiorgiogawronski.files.wordpress.com/2009/04/logoocse_4.jpg" alt="Logo OCSE" width="190" height="188" />Le previsioni dell&#8217;Ocse sul 2009 e 2010 &#8211; appena uscite &#8211; confermano quello che già sapevamo: le cose vanno molto peggio di come i governi europei &#8211; soprattutto quello italiano -  vogliono far credere. -4.3% è la variazione del PIL prevista quest&#8217;anno, crescita negativa zero l&#8217;anno prossimo, e disoccupazione in Europa (e Italia) oltre il 10%. Si tratta di previsioni tanto negative quanto realistiche.</p>
<p>L&#8217;ottimismo di maniera  &#8211; oggi pesantemente smentito -  fa perdere credibilità ai governi, e aumenta l&#8217;incertezza. Stiamo raccogliendo il frutto del drammatico fallimento delle confuse politiche economichedella destra europea, di Merkel, Sarkozy e Berlusconi. La crisi iniziata in America poteva contenuta qui da noi se l&#8217;Unione Europea avesse messo in campo un&#8217;azione coordinata. Invece sono prevalsi gli egoismi nazionali e lo scaricabarile.</p>
<p>L&#8217;OSE critica anche la Banca Centrale Europea, e con ragione: non può continuare a tenere i tassi a livelli così alti (1,5%) in una situazione del genere: è l&#8217;unica al mondo! E&#8217; la dimostrazione che Trichet sta pesantemente sottovalutando il rischio della deflazione, che accentuerà la crisi. Bisognerebbe invece cambiare con urgenza lo Statuto della BCE per consentirle l&#8217;acquisto di titoli pubblici.</p>
<p>L&#8217;OCSE chiede infine di &#8220;focalizzare le politiche sui disoccupati&#8221;. Ha ragione anche qui: perché così si sostengono le vendite di tutte le imprese. Quel che bisognerebbe fare subito è vaare una indennità di disoccupazione generalizzata e automatica, che dia certezze a tutti iprecari, finanziata, se ne sono capaci, attraverso il recupero dell&#8217;evasione e degli sprechi, altrimenti attraverso un aumento delle tasse sui redditi da 70.000Euro in su.</p>
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		<title>La crisi finanziaria globale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
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C&#8217;è ancora molto da fare (29/10/08. L&#8217;Unità, assieme a Fabio Scacciavillani)
Ballarò, arriva il Liberismo statalista (Blog, 22/10/08)
Il Piano Europeo contro la crisi (12/10/08)
Domani, 10 Ottobre, venerdì nero (Blog, 9/10/08)
Lo scenario &#8220;C&#8221; (Blog, 8/10/08)
Reagire immediatamente &#8211; Comunicato (29/9/08)
La crisi di Wall Street - Intervista al GR1 (16/9/08)



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			<content:encoded><![CDATA[<dl class="portlet">
<dd class="portletItem">
<div class="plain" style="position:static;">
<p align="justify"><a href="http://piergiorgiogawronski.wordpress.com/2000/02/10/crisi-finanziaria-ce-ancora-molto-da-fare" target="_blank"><strong><span style="font-size:x-small;">C&#8217;è ancora molto da fare</span></strong></a><span style="font-size:xx-small;"> (29/10/08. L&#8217;Unità, assieme a Fabio Scacciavillani)</span></p>
<p align="justify"><span class="link-external"><a href="http://gawronski.blogspot.com/2008/10/ballar-liberismo-e-statalismo.html"><strong><span style="font-size:x-small;"><em>Ballarò,</em> arriva il Liberismo statalista</span></strong></a></span> (Blog, 22/10/08)</p>
<p align="justify"><a href="http://piergiorgiogawronski.wordpress.com/2000/02/10/il-piano-europeo-contro-la-crisi/" target="_blank"><span style="font-size:x-small;">Il Piano Europeo contro la crisi</span></a> (12/10/08)</p>
<p align="justify"><span class="link-external"><a href="http://gawronski.blogspot.com/2008/10/cosa-far-domani-10-ottobre-venerd-nero.html"><span style="font-size:x-small;">Domani, 10 Ottobre, venerdì nero</span></a></span> (Blog, 9/10/08)</p>
<p align="justify"><span class="link-external"><strong><span style="font-size:x-small;">Lo scenario &#8220;C&#8221;</span></strong></span> (Blog, 8/10/08)</p>
<p align="justify"><a href="http://piergiorgiogawronski.wordpress.com/2000/02/10/reagire-al-crollo-di-wall-street/" target="_blank"><strong><span style="font-size:x-small;">Reagire immediatamente</span></strong></a> &#8211; Comunicato (29/9/08)</p>
<p align="justify"><strong><span style="font-size:x-small;"><a href="http://piergiorgiogawronski.wordpress.com/2000/02/10/la-crisi-di-wall-street/" target="_blank">La crisi di Wall Street</a> </span></strong>- Intervista al GR1 (16/9/08)</p>
</div>
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		<title>La crisi di Wall Street</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2000 14:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
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PierGiorgio Gawronski, membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico, in relazione alle ripercussioni sull&#8217;Italia della crisi di Lehman Brothers ha dichiarato:
 
&#8220;La crisi di Wall Street mostra l&#8217;esito inevitabile delle politiche populiste, basate sui debiti. L&#8217;Amministrazione Bush ha drogato per anni l&#8217;economia con afflussi di capitali internazionali inusitati. Ha ridotto la regolamentazione del settore finanziario. Poi è [...]]]></description>
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<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;">PierGiorgio Gawronski, membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico, in relazione alle ripercussioni sull&#8217;Italia della crisi di Lehman Brothers ha dichiarato:</span></p>
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"> </span></p>
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;">&#8220;La crisi di Wall Street mostra <strong>l&#8217;esito inevitabile delle politiche populiste</strong>, basate sui debiti.<span> L&#8217;Amministrazione Bush </span>ha drogato per anni l&#8217;economia con afflussi di capitali internazionali inusitati. Ha ridotto la regolamentazione del settore finanziario. Poi è stato incapace di arginare le ripercussioni delle insolvenze sui mutui subprime; ieri ha fatto una scelta rischiosa non intervenendo in soccorso della Banca Lehman (per il cui salvataggio bastavano 40Mld di $): il crack di una banca è infatti assai più pericoloso di quello di una impresa industriale (come l&#8217;Alitalia - il cui salvataggio costerà 200Euro ad ogni famiglia italiana).</span></p>
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"> </span></p>
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;">Secondo l&#8217;economista del P.D., &#8220;<strong>La crisi finanziaria americana minaccia ora di contagiare il resto del mondo</strong>. Sono a rischio tutte le strutture finanziarie &#8216;deboli&#8217;. Nonostante la protezione garantita dall&#8217;Euro, anche l&#8217; Italia, a questo punto, è a rischio, a causa dell&#8217;enorme debito pubblico&#8221;, che è &#8220;sostenuto da un settore produttivo debole, da uno Stato debole, da una politica debole&#8221;.</span></p>
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"> </span></p>
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;">La crisi americana, in tutta probabilità, determinerà una fuga di capitali dagli strumenti finanziari ad alto profilo di rischio. I titoli del  debito pubblico italiano sono quindi esposti ad una grande incertezza. Inoltre il prevedibile crollo dei consumi americani determinerà una forte contrazione delle esportazioni europee.</span></p>
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"> </span></p>
<p style="margin-left:120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;">In questa situazione di estremo nervosismo degli investitori internazionali, secondo Gawronski, &#8220;<strong>occorre una pronta reazione&#8221; del governo italiano</strong>:</span></p>
<p style="margin-left:120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;">1) &#8220;Riformuli la Legge Finanziaria, per rassicurare i mercati sulla  sostenibilità del debito pubblico italiano, introducendo nuovi tagli pluriennali alle spese improduttive.</span></p>
<p style="margin-left:120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;">2) <strong>Riveda i progetti sul federalismo fiscale</strong> che  - per come sono formulati &#8211;  provocherebbero un grave aumento dell&#8217;incertezza sull&#8217;entità della spesa pubblica, e rischiano di  far saltare qualsiasi quadro di riferimento della politica fiscale per almeno un decennio. Occorre invece un federalismo fondato su un rafforzamento del &#8220;patto di stabilità&#8221; interno, su regole drastiche che limitino gli abusi degli amministratori, in particolare nel settore sanitario.</span></p>
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;">3) Questo è inoltre il momento giusto per un accordo fra maggioranza ed opposizione su una Legge attuativa dell&#8217;Art. 81 Cost.  &#8211; ancora inapplicato -, atta ad accrescere la credibilità dei nostri titoli pubblici e a <strong>tranquillizzare gli investitori internazionali</strong>. E&#8217; opportuno che un paese ad alto debito co,e il nostro si doti di una infrastruttura istituzionale adeguata: è una riforma a costo zero, che abbasserebbe notevolmente la spesa per interessi dello Stato. Oggi più che mai occorre gestire le aspettative.</span></p>
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify">
<p style="margin:0 0 0 120px;" align="justify"><span style="font-size:x-small;">4) Chieda una <strong>convocazione immediata del G8</strong>, con l&#8217;obiettivo  &#8211; oltre al coordinamento monetario già in atto &#8211;  di mettere in campo una risposta comune di espansione dei bilanci pubblici (ad eccezione dei paesi ad alto debito) e delle politiche commerciali.  A questo proposito, è importante non ripetere gli errori del 1929, quando il protezionismo trasformò la crisi della borsa americana in una tragedia planetaria. Al WTO l&#8217;Italia è schierata con i paesi protezionisti europei: occorre cambiare linea, <strong>rilanciare il negoziato WTO</strong> &#8211; puntando anche ad <strong>un accordo parziale</strong> ma <strong>rapido</strong> -, anche aprendo alle importazioni agricole, per calmierare i prezzi dei generi alimentari e favorire l&#8217;apertura dei mercati internazionali ai nostri prodotti industriali. Un accordo al WTO è anch&#8217;esso &#8220;a costo zero&#8221;: darebbe un immediato stimolo all&#8217;economia mondiale, di intensità superiore a qualsiasi eventuale pacchetto fiscale.<br />
</span></p>
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