PD Direzione Nazionale – lettera aperta
Scritto il 24 giugno, 2009, alle ore 10:29 am
Cari colleghi della Direzione Nazionale,
ho a cuore il grande progetto del Partito Democratico come tutti voi, gli ho dedicato tempo e passione come tutti voi perché spero di vederlo crescere e realizzarsi.
Ed è per amore verso questo Partito che ho aspettato la fine dei ballottaggi per manifestarvi le mie preoccupazioni con la consueta franchezza, che spero mi riconoscerete.
Se torno ancora una volta a scrivervi non è certo per polemica, ma per la lealtà che voglio ancora una volta esprimere al progetto.
Se sono ancora una volta qui a chiedervi come il Partito pensi di garantire uno schietto confronto democratico è perché non ho ancora ricevuto risposta. Quella che vi pongo ancora una volta è dunque prima di tutto una questione politica.
Il nostro Partito Democratico non può prescindere da – o peggio ostacolare – una concreta ed effettiva partecipazione di tutti alla elaborazione del progetto che lo ha portato a nascere.
Ho pensato, in tale prospettiva, che l’art. 9 dello Statuto vada in senso contrario allo spirito democratico del Partito ed ho ipotizzato un suo cambiamento che garantisca una reale apertura del Partito al Paese e ai propri elettori. (http://www.piergiorgiogawronski.com/petizione/).
Sono convinto che questa sia la strada da percorrere. Percorretela con me, se volete, ma soprattutto lasciate che io la possa percorrere e presentare ai membri dell’Assemblea, come – del resto – garantirebbe lo stesso Statuto.
Succede invece che – da ormai quasi tre mesi – chiedo ai vertici del partito (Organizzazione, Segretario) di poter usufruire dell’indirizzario (email e/o altri mezzi) per comunicare con i miei colleghi dell’Assemblea Nazionale, ed inviargli la mia proposta. Inizialmente, ho ricevuto risposte positive ma dilatorie; poi ho urtato contro un muro di silenzio, di gente che non si fa trovare, ecc. ecc.. Lo stesso muro – mi è stato riferito – ha incontrato un membro dell’Assemblea Nazionale, il quale voleva proporre già in Marzo la sua candidatura a Segretario Nazionale. Egli neppure è stato messo in grado contattare i sui colleghi dell’Assemblea Nazionale, che per Statuto hanno il potere di candidarlo.
Non esiste nessuna giustificazione per il silenzio che i vertici del partito hanno opposto a queste nostre semplici, pacifiche richieste. Non credo che questo sia un modo corretto di convivere nello stesso partito; né che questo stile prefiguri un rapporto corretto fra Segreteria e Direzione Nazionale.
Nel merito, nessuna legge sulla “privacy” (tanto spesso invocata a sproposito in Italia per coartare trasparenza, democrazia, e partecipazione) legittima i suddetti comportamenti ostruttivi. L’Assemblea Nazionale, infatti, ha il diritto di prendere visione delle proposte sulle materie sulle quali è deputata a decidere: un diritto non formale ma sostanziale. Proprio per questo motivo i suoi membri ci hanno dato i loro recapiti. [Ricordo inoltre che – nel caso - le emails – il principale mezzo di comunicazione moderna - si possono mandare “nascoste” (Bcc); e noi siamo persone corrette, persino disposte a firmare un impegno scritto a non utilizzare impropriamente e a rivelare ad altri questi recapiti]. Né l’apparato, né la Segreteria hanno diritti superiori a quelli dei membri della Direzione (Assemblea) Nazionale su questi indirizzari: ma anche ammesso che li avessero, potevano offrire soluzioni subordinate: finora non lo hanno fatto. L’idea sembra essere che i membri degli organi supremi del PD (L’Assemblea e la Direzione) non possano fare politica, non possano comunicare fra loro, neanche per realizzare i loro diritti/doveri statutari; una posizione tanto più straordinaria per un Segretario che proclama di voler “aprire il partito”.
Come dirigente nazionale del partito, ritengo in piena coscienza – anche alla luce dell’Art.49 della Costituzione, di dovere reclamare ad alta voce la fine delle pratiche deteriori che – dai vertici fino alla base del partito – impediscono la partecipazione, svuotano di qualsiasi senso democratico le nostre regole. Qui nasce la crisi democratica italiana, la politica autoreferenziale, fatta per interesse invece che per servizio.
Chiedo dunque ancora una volta al Segretario di rispondere positivamente e in modo risolutivo alla nostra incessante, reiterata richiesta; e di sanare, anche se con gravissimo ritardo, la situazione qui denunciata prima della Direzione Nazionale del 26 del corrente mese. Chiedo inoltre al Segretario di informare la D.N. sui dati ed archivi di recapiti di: circoli; iscritti; ed elettori; attualmente in possesso dell’organizzazione del partito.
A Voi, stimati colleghi, chiedo semplicemente di non affossare questo Partito. Perché se non darete una risposta politica alle questioni che vi ho sottoposto è quello che inevitabilmente accadrà. E’ quello che sta già accadendo.
Cordialissimi Saluti
PierGiorgio Gawronski




Caro PierGiorgio,
come sai da diversi mesi ho abbandonato il Partito Democratico, progetto politico in cui ho creduto e per il quale mi sono impegnato, fino alla caduta di Veltroni.
Quello che posso dirti ora è che, se fossi ancora nel partito, sottoscriverei senza indugi la tua/vostra petizione e questa tua ultima – e, giustamente, ultimativa – lettera aperta.
Condivido la tua analisi. Proprio perché la condivido temo che, inevitabilmente, la tua profezia (l’affossamento) si avvererà.
Un abbraccio da un ex membro dell’Assemblea costituente.
Come vedi, l’affossamento della proposta di modifica dell’Art.9 Statuto del PD – che c’è stato per due mesi – ora si è sbloccato, anche se grazie a una azione in Direzione Nazionale … inusuale (v. commenti al post “Monta la protesta…” sopra. Le cose si cambiano solo con la lotta politica… a volte anche dura.