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	<title>Commenti a: Le previsioni dell&#8217;OCSE smentiscono l&#8217;ottimismo di maniera</title>
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	<description>il coraggio di cambiare</description>
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		<title>Di: PierGiorgio Gawronski</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/ocse/comment-page-1/#comment-20</link>
		<dc:creator>PierGiorgio Gawronski</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 21:17:40 +0000</pubDate>
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		<description>Certo che la Finanza va regolata, anche a livello internazionale. E ci vorrebbe un rafforzamento di un embrione di governo mondiale, dell&#039;ONU, del coordinamento internazionale tramite G20, degli organismi regionali tipo Unione Europea. (Altro che anti-europeismo della destra). Perché i problemi sono globali, le interdipendenze pure.

Solo, per rifare le regole ci vuole tempo, e non credo che rifare le regole possa essere una scusa (vedi Merkel e Tremonti) per non affrontare la crisi. Una crisi che lascia disperati tanti che perdono il lavoro, e anche di più.

Non credo il problema della crisi attuale sia quello di riorientare i consumi, perché non sono andati in crisi alcuni settori &quot;consumisti&quot; rispetto ad altri che producono &quot;autentico benessere&quot;, bensì tutta l&#039;economia allo stesso modo. Perché la gente si è messa a risparmiare, ad accumulare risparmi, cioè ricchezza, per un moto di paura. Questa crisi si affronta sostenendo la domanda, i consumi e gli investimenti in cose buone e meno buone, a seconda di quello che la gente sceglie.

Per riorientare i comsumi, proverei a riflettere piuttosto sui limiti alla pubblicità, o sull&#039;insegnamento morale e religioso, sugli stili di vita tramandati dalle famiglie, ecc.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo che la Finanza va regolata, anche a livello internazionale. E ci vorrebbe un rafforzamento di un embrione di governo mondiale, dell&#8217;ONU, del coordinamento internazionale tramite G20, degli organismi regionali tipo Unione Europea. (Altro che anti-europeismo della destra). Perché i problemi sono globali, le interdipendenze pure.</p>
<p>Solo, per rifare le regole ci vuole tempo, e non credo che rifare le regole possa essere una scusa (vedi Merkel e Tremonti) per non affrontare la crisi. Una crisi che lascia disperati tanti che perdono il lavoro, e anche di più.</p>
<p>Non credo il problema della crisi attuale sia quello di riorientare i consumi, perché non sono andati in crisi alcuni settori &#8220;consumisti&#8221; rispetto ad altri che producono &#8220;autentico benessere&#8221;, bensì tutta l&#8217;economia allo stesso modo. Perché la gente si è messa a risparmiare, ad accumulare risparmi, cioè ricchezza, per un moto di paura. Questa crisi si affronta sostenendo la domanda, i consumi e gli investimenti in cose buone e meno buone, a seconda di quello che la gente sceglie.</p>
<p>Per riorientare i comsumi, proverei a riflettere piuttosto sui limiti alla pubblicità, o sull&#8217;insegnamento morale e religioso, sugli stili di vita tramandati dalle famiglie, ecc.</p>
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		<title>Di: Angelo</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/ocse/comment-page-1/#comment-19</link>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 10:48:02 +0000</pubDate>
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		<description>Mi pare che si continui a pensare all&#039;uscita dalla crisi cercando di rimettere in moto la macchina che ha preso in pieno un muro a 100 all&#039;ora.
Forse sarebbe meglio lasciarla lì e cominciare a camminare.
Tutti i segnali sembrano convergere sulla necessità di una forte regolazione della finanza, in ambito locale e internazionale, con un controllo serio da parte dello Stato.
Questo significa probabilmente la fine del consumismo fine a se stesso, la drastica riduzione della produzione di beni al solo scopo di mantenere un elevato PIL. Tutto ciò è stato finora stimolato da una collaborativa degenerazione dei servizi pubblici e dalla creazione di finti bisogni materiali. Auto private al posto delle metropolitane e dei treni, tecnologie elettroniche rese obsolete in modo artificioso, per non fermare il mercato, distribuzione inefficiente dei beni di prima necessità.
Inoltre il tutto è basato sullo scambio di lavoro contro denaro, ergo sul principio del moto perpetuo della spesa alimentata dalla retribuzione.
Questo meccanismo non funziona per un basilare principio che dalla fisica si estrapola a qualunque ambito reale: conservazione dell&#039;energia.
Ciò che ha reso possibile l&#039;apparente paradosso finora è stato la continua alimentazione del motore immobile con finte risorse, produzione incontrollata di denaro, indebitamento pubblico, la catena di sant&#039;Antonio del valore fittizio che si trasformerebbe magicamente in profitto reale.
Questa teoria economica è fallimentare. D&#039;altra parte occorre trovare una forma nuova di induzione alla produzione, finalizzata al benessere e non al consumo, facendo i conti con la natura umana, indubbiamente egoista e nichilista. Veramente sembra di essere giunti ad un punto critico dell&#039;esistenza dell&#039;Umanità, altro che giochetti di Economia!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare che si continui a pensare all&#8217;uscita dalla crisi cercando di rimettere in moto la macchina che ha preso in pieno un muro a 100 all&#8217;ora.<br />
Forse sarebbe meglio lasciarla lì e cominciare a camminare.<br />
Tutti i segnali sembrano convergere sulla necessità di una forte regolazione della finanza, in ambito locale e internazionale, con un controllo serio da parte dello Stato.<br />
Questo significa probabilmente la fine del consumismo fine a se stesso, la drastica riduzione della produzione di beni al solo scopo di mantenere un elevato PIL. Tutto ciò è stato finora stimolato da una collaborativa degenerazione dei servizi pubblici e dalla creazione di finti bisogni materiali. Auto private al posto delle metropolitane e dei treni, tecnologie elettroniche rese obsolete in modo artificioso, per non fermare il mercato, distribuzione inefficiente dei beni di prima necessità.<br />
Inoltre il tutto è basato sullo scambio di lavoro contro denaro, ergo sul principio del moto perpetuo della spesa alimentata dalla retribuzione.<br />
Questo meccanismo non funziona per un basilare principio che dalla fisica si estrapola a qualunque ambito reale: conservazione dell&#8217;energia.<br />
Ciò che ha reso possibile l&#8217;apparente paradosso finora è stato la continua alimentazione del motore immobile con finte risorse, produzione incontrollata di denaro, indebitamento pubblico, la catena di sant&#8217;Antonio del valore fittizio che si trasformerebbe magicamente in profitto reale.<br />
Questa teoria economica è fallimentare. D&#8217;altra parte occorre trovare una forma nuova di induzione alla produzione, finalizzata al benessere e non al consumo, facendo i conti con la natura umana, indubbiamente egoista e nichilista. Veramente sembra di essere giunti ad un punto critico dell&#8217;esistenza dell&#8217;Umanità, altro che giochetti di Economia!</p>
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