Non si apre il Vaso di Pandora quando il pifferaio è Berlusconi
Scritto il 1 giugno, 2009, alle ore 10:52 am
COMUNICATO – “Proposte sulle istituzioni assai simili a quelle di Micromega 1986 sono state già presentate nella direzione nazionale del partito democratico (ancora il 21 Aprile scorso), e in diverse altre sedi dal sottoscritto fra il 2007 ed oggi. Purtroppo, solo Bassanini e pochi altri “liberal” hanno appoggiato nel PD la linea del rafforzamento della democrazia italiana”. Lo afferma l’economista Piergiorgio Gawronski, secondo il quale “Veltroni sbagliò ad inseguire Berlusconi sulla strada delle proposte decisioniste, demagogiche e illiberali”, perché “è chiaro che in Italia bisogna partire dal rafforzamento dei contrappesi democratici e della divisione dei poteri, come ha fatto Obama”. Secondo Gawronski, “Franceschini continua nello stesso errore di Veltroni, e questo francamente mi spaventa”. “Se Berlusconi è considerato da tutto il partito democratico un pericolo per la democrazia – continua Gawronski - allora con lui non è possibile attuare alcuna riforma istituzionale. Appoggiare il referendum è perciò un rischio enorme: occorre cambiare la linea del partito, a cominciare dal voto del 21 Giugno”.
Apc-Riforme/ Micromega: Berlusconi ha copiato nostra proposta dell’86
Roma, 24 mag. (Apcom) – Sulla proposta di ridurre a 100 il numero
dei parlamentari “Berlusconi ha copiato MicroMega, con 23 anni di
ritardo, e con fini ovviamente opposti”. Lo sostiene, in una
nota, la rivista, precisando che ad avanzare la proposta è stato
nell’86 il direttore Paolo Flores d`Arcais, “nel quadro di una
proposta di riforma che accentuava la divisione dei poteri,
rafforzava l`autonomia dei parlamentari dalle segreterie di
partito, stabiliva le primarie vincolanti, limitava a tre i
mandati (di cui solo due consecutivi), introduceva
l`incompatibilità fra cariche elettive e governative, insomma
riduceva drasticamente il potere della ‘casta’. Esattamente
l`opposto di quanto vuole fare Berlusconi”.
“Il paradosso – prosegue Micromega – è che l`opposizione, anziché
prendere Berlusconi in parola, e formulare subito una legge per
la monocamerale con cento deputati (e le primarie vincolanti, e
tutti gli altri accorgimenti anti-casta), sta regalando al
macro-partitocrate di Arcore anche la battaglia contro la
partitocrazia. Siamo con ciò ad una impensabile sinergia di
masochismo e demenza”.
Sul numero della rivista, “chiuso in tipografia il 16 maggio
1986″, Micromega proponeva “una sola camera, formata da pochi
deputati (un centinaio)” perchè “avrebbe maggiori difficoltà nel
mantenere le proprie quotidiane attività in una sorta di cono
d`ombra”, cioè consentirebbe agli elettori una maggiore
possibilità di controllo, e di votare poi a ragion veduta. “Un
collegio unico nazionale”, perché “scoraggerebbe il deputato
dalla presentazione di leggine a sfondo localistico” e altre
“forme di degenerazione della vita pubblica”. “Trasformare il
contributo pubblico ai partiti con erogazione gratuita di servizi
(spazi sui mezzi di comunicazione, in primo luogo)” e stabilire
per i contributi di privati il dovere dei partiti (e dei privati)
“di pubblicare bilanci analitici esposti a controllo incrociato,
con sanzioni adeguate (a effetto deterrente) in caso di mendacio
anche marginale”.
Inoltre, si proponeva di introdurre la possibilità del “voto
plurimo anche a candidati di liste diverse”, cioè la possibilità
di “personalizzare” il proprio voto, scomponendolo ad esempio in
tre preferenze, poiché ciò “avrebbe l`effetto di ridimensionare
il potere delle segreterie, favorendo candidature indipendenti e
di frontiera”.
Per rispondere alla possibile accusa di trascurare la questione
della stabilità dei governi, la proposta di MicroMega del 1986
proponeva la consultazione elettorale in due turni. “Nel primo si
eleggono cinquanta deputati in modo rigorosamente proporzionale.
Nel secondo, ogni coalizione presenta, oltre alla lista dei
candidati, la lista del governo (premier compreso) e alla
coalizione che ottiene la maggioranza relativa (ma qualificata:
ad esempio il 40%) vengono attribuiti i tre quarti dei rimanenti
cinquanta seggi. All`interno della coalizione i seggi vengono
ripartiti in proporzione ai voti di ciascuna lista al primo
turno”.
Queste proposte venivano accompagnate dalla richiesta di
“incompatibilità tra cariche elettive (o in Municipio o a
Strasburgo, insomma), tra cariche elettive e funzioni
ministeriali (tranne che per il premier), tra cariche elettive e
cariche di nomina politica (nelle banche, nell`industria di
Stato, nelle Usl, ecc.), da estendere nel tempo, di modo che non
si diano lottizzazioni di “buonuscita”. Il tutto nel quadro di
una sempre più radicata autonomia della magistratura.
“Nel corso degli anni successivi MicroMega, sempre con articoli
del suo direttore Paolo Flores d`Arcais, avrebbe precisato -
riferisce ancora la nota – ed arricchito la proposta, teorizzando
un sistema che introduceva le primarie vincolanti (proposta
considerata con interesse, fin nei suoi dettagli tecnici, anche
da autorevoli ‘antipatizzanti’ della rivista come Panebianco), e
la trasformazione del Senato in una seconda camera non
legislativa ma di controllo (di ‘difensori civici’), composta dai
cinquanta sindaci delle maggiori città, e dagli altri cinquanta,
a sorte e a rotazione annuale, tra tutti i sindaci di comuni con
più di cinquemila abitanti”.
“Tutte proposte – prosegue Micromega – che, di fronte all`uscita
sfacciatamente demagogica di Berlusconi, una opposizione degna
del nome (e non complice di una ’solidarietà di casta’),
rilancerebbe immediatamente, formulandola in un disegno di legge,
per il quale già da domani chiederebbe a milioni di cittadini una
firma di sostegno, organizzando gazebo in tutto il paese. Con il
che Berlusconi sarebbe messo con le spalle al muro, e la sua
spudorata demagogia si ritorcerebbe contro il suo regime.
Proposta troppo semplice e di ovvia intelligenza, per sperare che
il Pd voglia praticarla”.




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