Maria Luisa Busi: “Una questione di libertà!”
Scritto il 4 aprile, 2010, alle ore 3:19 am
E’ una epidemia. Maria Luisa Busi denuncia gli abusi dei vertici del TG1, Minzolini la richiama ufficialmente, la Busi risponde: “In Italia c’è libertà di espressione”. Esattamente la stessa dinamica e gli stessi concetti della vicenda Gawronski – Presidenza del Consiglio. In quella occasione, denunciai in una intervista video all’Espresso una serie di violazioni della Costituzione e dell’interesse pubblico. appena tre settimane prima dello scandalo Protezione Civile, ricevendo una lettera formale di diffida (Vedi i miei post di Gennaio e Febbraio). Risposi con gli stessi concetti della Busi. Ma questi casi sono solo la punta di un iceberg. In tutta Italia dilaga la repressione della libertà di espressione, non più solo in TV, ma alla base, in modo capillare, attuata attraverso le intimidazioni sul posto di lavoro. E allora ci vuole una tutela legislativa più chiara per i whistle blowers (visto che, a quanto pare, la Costituzione non basta!). Che fa l’opposizione?




La dott.sa Rosa Grazia Arcifa licenziata dalla Agenzia delle entrate per aver criticato l’andazzo,
http://toghe.blogspot.com/2010/03/licenziata-per-dei-commenti-scritti-sul_24.html
Fino a quando gli onesti saranno perseguitati per la loro onestà nel silenzio generale?
Gli onesti devono VERGOGNARSI, se denunciano il degrado! e’ ORA DI FINIRLA CON QUESTE DENUNCE!! Sia nelle istituzioni, sia fuori. Imparino da questo: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_aprile_4/ebrei-bruciamo-tutto-immagini-da-un-raid-1602774448444.shtml
Non capisco come quelli dell’agenzia trovino il tempo di andare a spulciarsi tutti i blog per vedere cosa si dice di loro. Solo questo mi sembra pazzesco. Si lamentano tanto delle intercettazioni ma questo mi sembra davvero come spiare in casa di altri senza autorizzazione da parte di un giudice.
Il problema è proprio questo: l’agenzia considera un blog come un giornale e si ritiene “diffamata” a mezzo stampa e vuole impedire la diffusione di idee “eretiche”.
Ma che un blog sia assimilabile ad un giornale è tutto da dimostrare e non lo pensa così nemmeno la Cassazione.
Io immagino un blog come una chiacchierata di amici in uno spazio messo a disposizione da uno di loro.
Riporto una recente sentenza della Cassazione che ho trovato sulla rete:
ROMA – La Cassazione ha stabilito, con la sentenza n. 10535, il principio per cui i blog e le aree di discussione su Internet non possono avere la stessa tutela costituzionale (articolo 21) delle testate giornalistiche regolamente registrate e con un direttore responsabile. Il caso affrontato dai giudici del supremo Collegio riguardava una discussione fra i frequentatori del sito dell’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), nella quale erano stati espressi pesanti giudizi sulla religione cattolica, ritenuti offensivi per il sentimento religioso. Per questo motivo, dopo una sentenza del giudice di merito, il sito era stato oscurato. La difesa dell’Aduc aveva sostenuto che per i blog devono valere le stesse tutele accordate alla stampa ma i giudici hanno respinto questa tesi, asserendo che i blog “non possono essere qualificati come un prodotto editoriale, o come un giornale on-line, o come una testata giornalistica informatica”.
Inoltre, ad avviso dei giudici, i forum “sono una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole e agli obblighi cui è soggetta la stampa (come indicare un direttore responsabile per registrare la testata) o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro che la Costituzione riserva solo alla stampa”.
A me non pare che la questione sia da ricondurre all’idea “Le cose dette in rete sono cose dette fra amici, quindi non sono dette pubblicamente, quindi non sono perseguibili”. Mi pare una linea difensia debole sul piano dell’interesse generale (anche se piò forse servire a cavare d’i,paccio qualcuno): equivale ad accettare che certe cose in pubblico non si possono dire. Ma la libertà di espressione si riferisce invece all’esprimersi pubblicamente, a far circolare le idee pubblicamente. In Iran la legge consente di dire e fare tutto quello che vuoi a casa tua (inviolabile il domicilio privato), mentre in pubblico non si può dire quasi nulla. Preferirei che entrambe le parti potessero invece esprimersi pubblicamente, dissentire, discutere: dal confronto ciascuno può farsi un’idea!, piuttosto che una parte impedire all’altra di esprimere le proprie opinioni.
Certo che c’è anche un diffuso modo di pensare MOLTO PROVINCIALE e illiberale, che non aiuta. Come nel caso dell’incredibile condanna a un giornalista per aver intervistato il grande Wolfgang Savallish: http://www.articolo21.org/931/notizia/caso-gasponi-il-prezzo-da-pagare-per-la.html
C’è da farsi cadere le braccia.
Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine? Se lo chiede ROBERTO SAVIANO qui:
http://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/lettera_saviano-3407443/
dopo che in una conferenza stampa tenuta da Berlusconi a Palazzo Chigi “sono stato accusato … di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”.
Sempre lo stesso tentativo di mettere a tacere chi parla dei problemi. Come Minzolini con la Busi. Hai ragione Piergiorgio quando dici che la lotta per la libertà si è spostata dalle aule parlamentari e della Corte Costituzionale alla vita quotidiana, ai luoghi di lavoro. Si tenta di cambiarci la testa, di convincerci che la libertà è una cosa sporca, illegittima, dannosa; che la società non può funzionare senza una maggiore “disciplina”, senza una riduzione dei diritti, della democrazia, della trasparenza. E mai come in questo caso è stata più chiara la connessione fra libertà di espressione (democrazia) e la speranza di un rilancio del paese, sotto il profilo economico, del senso civico, della giustizia, della qualità della vita.
Eccone un’altra… http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_22/perugia-ferrario-minzolini-decesare_62f9b964-4e38-11df-b72f-00144f02aabe.shtml