L’elezione di Morassut a Segretario del PD del Lazio è avvenuta con metodo democratico?
Scritto il 18 luglio, 2009, alle ore 9:25 pm
Antefatto:
Il testo del ricorso originario si trova qui:
http://gawronski.blogspot.com/2008/11/ricorso-ai-garanti-contro-lelezione-del.html
La risposta dei Garanti del Lazio
Da: L. Mezzabotta
Cc: Giampietro Sestini
A: PierGiorgio Gawronski
Data: 30/06/2009 19.50
Ogg: ricorso avverso elezione Morassut
Scusandomi per l’incolmabile ritardo con il quale la Commisione Regionale di Garanzia ha esaminato e dato esito al suo ricorso, le invio lo stralcio del
varbale della riunione del 15.6, approvato il 25.6, nel quale sono esposte le
motivazioni della ricusazione del suo esposto.
Purtroppo la Commissione, non per sua responsabilità, si è insediata solo
l’11 maggio scorso, in piena campagna elettorale, rendendo impossibile
affrontare i ricorsi giacenti, con i dovuti approfondimenti, fino al 15 giugno…
Porgendo le scuse di tutta la Commissione per il ritardo ed auspicando che il
responso sia stato adeguatamente motivato, le invio cordiali saluti
Loredana Mezzabotta
Presidente Commissione Regionale di Garanzia
PD Lazio
Commissione regionale di garanzia del PD Lazio
Verbale della riunione del 15 giugno 2009
Il giorno 15 giugno 2009, alle ore 18.10, presso i locali della Segreteria regionale del Partito democratico, viene aperta la riunione della Commissione regionale di garanzia del PD Lazio (C.R.G.); sono presenti:
| 1. Eliana Agresti | 2. Mauro Calamante |
| 3. Bianca Fabi | 4. Giuliano Falcolini |
| 5. Giancarlo Loretucci | 6. Loredana Mezzabotta |
| 7. Nicola Nanni | 8. Rosanna Oliva |
| 9. Ernesto Maria Ruffini | 10. Anna Ruta |
La Commissione Regionale di Garanzia, presieduta da Loredana Mezzabotta, pone in discussione il ricorso presentato da Piergiorgio Gawronski.
Il ricorrente ha eccepito l’illegittimità dell’elezione di Roberto Morassut a Segretario del PD per la Regione Lazio.
In particolare, Gawronski ha lamentato la mancata adozione del metodo delle primarie per le elezioni del segretario regionale, nonché la mancata diffusione dei recapiti (in particolare, indirizzi di posta elettronica) dei membri della Assemblea regionale al fine di rendere possibile anche ad altri soggetti di far conoscere la propria candidatura. Al riguardo, inoltre, il ricorrente denuncia la disponibilità di tali recapiti da parte dell’on. Morassut, che ne avrebbe potuto usufruire al fine di pubblicizzare la propria candidatura all’interno dell’Assemblea. In tal modo, secondo il ricorrente non sarebbe stato possibile uno svolgimento paritario della campagna elettorale, impedendo la presentazione di candidature alternative.
Al riguardo, Commissione Regionale di Garanzia rileva che il ricorso, nel merito, deve essere respinto per le seguenti motivazioni:
a) in primo luogo, la mancata adozione del metodo delle primarie, il Presidente richiama l’attenzione della Commissione sull’art. 15, comma 8, primo periodo dello Statuto Nazionale, ai cui sensi “se il Segretario ragionale cessa dalla carica prima del termine del suo mandato, l’Assemblea regionale può eleggere un nuovo Segretario per la parte restante del mandato ovvero determinare lo scioglimento anticipato dell’Assemblea”.
Dal tenore letterale della norma, risulta palese che spetta all’Assemblea costituente regionale decidere, pronunciandosi a maggioranza semplice, se procedere direttamente all’elezione del nuovo segretario ovvero determinare il proprio scioglimento anticipato convocando le elezioni primarie sia per la designazione del segretario dell’Assemblea.
Nella fattispecie in esame, il segretario uscente Zingaretti non si era dimesso “per un dissenso motivato verso l’Assemblea” (cfr. art. 15, comma 8 secondo periodo), bensì per essere stato candidato e successivamente eletto Presidente della Provincia di Roma. In tale ipotesi, l’Assemblea regionale non è soggetta a scioglimento e continua nel suo mandato.
In tale contesto, quindi, a seguito delle dimissioni del segretario Zingaretti, l’Assemblea Regionale ha legittimamente provveduto a votare per l’elezione del nuovo segretario, Roberto Morassut, che, pertanto, risultano del tutto legittime.
b) in secondo luogo, la mancata diffusione dei recapiti dei membri dell’Assemblea regionale è stata causata da una mancanza nell’acquisizione di tali dati. In particolare, al momento della candidatura a membro dell’Assemblea, i candidati non avevano rilasciato la c.d. liberatoria relativa ai propri dati e, in molti casi, neanche i propri indirizzi di posta elettronica.
Al riguardo, il Garante della privacy – con nota del 30 marzo 1998 inviata a al Partito Democratico della Sinistra, in merito ad analoga questione – aveva già affermato che “la necessità che gli iscritti al partito prestino il proprio consenso per iscritto, anche sulla base di una formula concisa e collegata alle finalità statutarie […].
Tale consenso riguarda anche – salva diversa scelta dell’iscritto o del dipendente – la pubblicazione del relativo nominativo negli elenchi dei sostenitori o dei dipendenti, divulgabili anche via Internet, pubblicazione che è considerata anche nel punto 6) della detta autorizzazione generale n. 3/1997.
Pertanto, ribadendo l’impossibilità di una diffusione dei predetti dati in assenza del consenso dei soggetti interessati, la Commissione regionale di Garanzia rileva la necessità che l’Unione Regionale Lazio del PD si doti del Regolamento previsto dall’art. 3, comma 4 dello Statuto, ai cui sensi “le modalità di svolgimento della consultazione degli iscritti, della Convenzione, dell’elezione del segretario …. sono disciplinate con apposito regolamento approvato dall’Assemblea regionale ….”.
c) Raccomandazione. Inoltre, nel ritenere che le modalità di consultazione degli iscritti debbano contenere anche le modalità con cui gli eventuali candidati alla carica possano rendere pubbliche e conosciute le proprie candidature e piattaforme elettorali, la Commissione Regionale di Garanzia rileva la necessità di invitare il Presidente dell’Assemblea Regionale ad attivarsi affinché l’Assemblea approvi al più presto il previsto Regolamento.
In tale prospettiva, la Commissione Regionale di Garanzia rimarca la necessità di risolvere al più presto la questione dell’accesso agli elenchi degli iscritti al Partito e dei membri dell’Assemblea Regionale. A tal fine, inviterà il Presidente dell’Assemblea Regionale ad attivarsi al fine di adottare il richiamato regolamento previsto dallo Statuto regionale.
In ogni caso, anche a prescindere dal regolamento, la Commissione Regionale di Garanzia inviterà il Presidente dell’Assemblea regionale ed il Segretario regionale, per il futuro, ad adottare procedure che consentano la più ampia informazione su proposte di candidatura, proposte di odg ecc. ( ad esempio, con idonea pubblicazione sul sito www.pdlazio.it, ed avviso ai delegati, contenuto nella convocazione, che possono pubblicare le loro proposte sul sito).
d) Infine – in merito alla eccepita disponibilità, da parte dell’on. Morassut, degli elenchi dei nomi e degli indirizzi e.mail dei membri dell’Assemblea Regionale a vantaggio di una maggiore visibilità della sua candidatura – la Commissione Regionale di Garanzia rileva l’assenza di documentazione probatoria sufficiente a dimostrare tale circostanza.
Infatti, le e.mail allegate al ricorso presentato da Gawronski sono state inviate da membri dell’Assemblea verso altri membri dell’Assemblea e, pertanto, non sono sufficienti a dimostrare l’eccezione sollevata dal ricorrente.
Sulla base delle motivazioni esposte, la Commissione Regionale di Garanzia respinge il ricorso presentato da Piergiorgio Gawronski.
Avverso la presente decisione – che verrà tempestivamente inviata al ricorrente – è ammesso ricorso dinanzi alla Commissione Nazionale di Garanzia.
Roma, 25 giugno 2009
| Il Presidente |
Il Segretario |
| Loredana Mezzabotta |
Ernesto Maria Ruffini |
Questa è la mia risposta ai Garanti
RICORSO AI GARANTI NAZIONALI del P.D.
In forma di lettera al Presidente dei Garanti del Lazio
Cara Signora Mezzabotta,
nel ringraziarLa per la cortese risposta, apprezzando la Vs “raccomandazione” al punto c), pure devo esprimere insoddisfazione nel merito. Non mi pare infatti che sia stato considerato il contesto all’interno del quale l’uso degli indirizzi emails dei membri dell’Assemblea regionale del Lazio sono state negate ai “candidati in pectore”.
E il contesto è questo.
1) Persino in sede di Assemblea, neppure lì – come in nessun altro luogo, mai - è stato consentito ai “candidati in pectore” di prendere la parola per proporre una piattaforma politica e su quella eventualmente raccogliere le 40 firme necessarie per presentare la propria candidatura. Mai, con nessun mezzo, in nessun luogo. In questa situazione, è chiaro che nessun candidato outsider era in grado di avanzare una candidatura (come il tentativo fallito di Bachelet ha dimostrato), e che la faccenda era del genere “cosa nostra”, “nostra” nel senso degli insider del partito, o se preferisce dei “politici di professione” del partito. E non c’è bisogno di attendere la promulgazione del Regolamento per valutare se i princìpi generali dello Statuto Nazionale del PD siano o meno stati violati.
2) Gli elenchi emails a disposizione di Zingaretti, del partito, ecc., è vero, erano incompleti: ma meglio che niente!
3) La liberatoria dei delegati al’Ass. Regionale per consentire al PD di usare i loro indirizzi emails non è stata chiesta, è vero – mentre avrebbe dovuto e potuto esserlo: dal 2007 al Novembre 2008 è passato un anno! – dagli stessi che poi hanno presentato e sostenuto la candidatura Morassut. (Poi si sa, facciamo finta di non conoscerci nel partito: nessuno è responsabile della candidatura Morassut, Morassut non ha rapporti con i suoi sostenitori che controllano il partito nel Lazio e avrebbero dovuto attivare la richiesta di liberatoria). Quel che non è accettabile è che questa inerzia ricada sui candidati outsider. Chi, se non Zingaretti, Morassut, e il gruppo dirigente regionale. aveva questa responsabilità? Perché non è stato chiesto loro conto di questa inerzia?
4) Inoltre, e in ogni caso, la Delibera del Garante della privacy da voi citata riguarda situazioni diverse da quelle in oggetto: riguarda la pubblicazione e pubblicità dei nomi e degli indirizzi per rendere noto che questi sono “sostenitori del partito”, non l’uso per fini statutari degli indirizzi. Qui si trattava di inviare una email con il nome del candidato e la sua piattaforma politica: agli indirizzi email dei membri dell’Assemblea non sarebbe stata data alcuna pubblicità. La stessa email poteva essere mandata dal partito, se mancava la fiducia sull’uso corretto e discreto dell’indirizzario da parte del candidato e sul suo impegno a non rendere pubblici gli indirizzi emails in questione. (Pure, non capisco perché si debba avere fiducia in Zingaretti e non in Bachelet, o Gawronski).
5) E per questo stesso motivo la liberatoria non è necessaria per tutti gli atti che sono di natura statutaria: infatti p.es. per convocare l’Assemblea si usano questi indirizzi, come anche i cellulari e gli indirizzi di residenza. Per tutto ciò che è statutariamente di competenza dell’Assemblea, i suoi componenti hanno il DIRITTO di esserne informati. Tale diritto è stato soppresso con le scelte del partito, confermate dalla Vs decisione.
6) Lo stesso statuto nazionale del partito, all’Art.1 e anche negli art. immediatamente successivi, ribadisce con un’enfasi che non potrebbe essere maggiore, l’obbligo del partito di attivarsi per far circolare al massimo le informazioni atte a facilitare la partecipazione democratica. Ora che si faccia una questione non sull’oggetto dell’informazione (rilevante? O meno?), ma addirittura sul fatto che nel partito i legittimi destinatari di questa informazione possano riceverla (questo e solo questo è il punto in discussione fra noi) mi pare una aberrazione che spiega molto del declino elettorale del nostro partito, della risentimento dei nostri elettori nei nostri confronti, della non contendibilità del partito a tutti i livelli, della crisi democratica del paese, e per ultimo del suo declino.
7) In ultimo, debbo esprimere la mia assenza di sorpresa per la Vs delibera. Fatta salva la stima personale in ognuno dei componenti della commissione dei garanti del Lazio, mi sorprende che non Vi sia venuto in mente la contraddizione fra l’essere nominati su proposta di Morassut e il giudicare su una questione che riguarda l’on. Morassut. Questa situazione imbarazzante – è come se in Italia Berlusconi nominasse i giudici - si ripete peraltro a vari livelli del partito. Io credo che finché non avremo dei garanti – dei magistrati – esterni al partito e scelti non dalla “maggioranza” che lo governa, bensì in altri modi, i garanti non garantiranno mai coloro che dovrebbero garantire, cioè le minoranze. Avrei auspicato che Voi poneste anche questo problema all’attenzione del Partito. Spero ancora di trovare nel PD dei “compagni di lotta” per promuovere nel PD e nei partiti italiani una democrazia reale, non formale, non priva di sostanza, come quella che conduce alle “candidature uniche” (ogni allusione all’elezione di Morassut è puramente voluta), o comunque a candidati scelti non dal corpo elettorale, ma da coloro che sono al potere e che i nuovi candidati dovrebbero “contestare”.
Pur comprendendo la differenza di mentalità fra chi ha una lunga militanza dei partiti e chi non la ha, Vi prego di accettare queste mie considerazioni, e la mia scelta di ricorrere avverso la Vs decisione ai Garanti Nazionali, certo che il mio ricorso verrà respinto, e certo altresì che un uomo lotterà per la sua libertà e per la democrazia perché deve, anche quando – in apparenza – non vi sono speranze di successo.
Vi prego pertanto di trasmettere queste mie considerazioni ai Garanti Nazionali, considerandole il mio ricorso presso di loro, e di darmi conferma dell’avvenuta trasmissione di questo ricorso.
Cordiali saluti,
PierGiorgio Gawronski




Non c'è ancora nessun commento.