In “stato di accusa”!
Scritto il 1 febbraio, 2010, alle ore 11:29 pm
Alla mia intervista (www.facebook.com/home.php?sk=video#!/video/video.php?v=1322984364674) sulle disfunzioni alla Presidenza del Consiglio, il Segretario Generale della P.C.M. avrebbe potuto rispondere nel merito, o avviando una indagine conoscitiva, per valutare se e fino a che punto le disfunzioni indicate esistono davvero, e cosa si può fare per ridurle. Avrebbe potuto incaricare una Commissione di Esperti indipendenti di preparare un Rapporto su:
(a) un progetto di “Commissione Interna permanente contro il Mobbing”;
(b) una valutazione dei casi di demansionamento (dipendenti senza incarico e simili), con l’indicazione dei possibili provvedimenti da prendere contro i dirigenti responsabili (“contro i demansionatori, non i demansionati!”;
(c) un censimento delle alte competenze, verificando che siano utilizzate al meglio e che le loro carriere siano perlomeno pari a quelle degli altri (salvo motivi gravi e molto chiari);
(d) un progetto di rilancio dei nuclei tecnici di alto livello, per la valutazione ex ante e il monitoraggio ex-post delle politiche: “in tutti i paesi avanzati, sono la struttura portante di ogni buona amministrazione!”, avrebbe potuto dire;
(e) una verifica delle competenze specifiche dei Capi Dipartimento, utilizzando come benchmark quelle della media dei dirigenti loro subordinati; e ”un insieme di raccomandazioni” per far sì che in futuro questo criterio di competenza possa essere meglio attuato.
Il Segretario Generale avrebbe inoltre potuto riconoscere che negli ultimi anni alla PCM si son fatti pochissimi concorsi ma, ricordando l’Art.97 Cost., dichiarare: “da oggi solo in casi eccezionali si potrà accedere a questa Istituzione senza passare attraverso il concorso”. Avrebbe infine potuto annunciare modifiche al Regolamento della PCM, fra cui l’introduzione di “un tetto percentuale stringente” all’afflusso di personale selezionato “fuori concorso”, e “nuove regole interne” per le Commissioni d’esame, al fine di garantirne “l’altissima competenza” nelle materie oggetto del concorso.
Invece, il Segretario Generale ha reagito alla mia intervista inviandomi una formale “Lettera di Contestazione”, che prelude al procedimento disciplinare e, nel caso più grave, al licenziamento.
La P.C.M. mi accusa di aver denigrato l’istituzione e di averne leso l’immagine.
Mi domando dove andiamo a finire se i dipendenti che denunciano in pubblico le disfunzioni delle loro istituzioni vengono intimiditi e messi a tacere. Insomma: sono gli onesti che protestano che si devono vergognare, che si devono difendere, che vengono messi all’angolo, minacciati di rappresaglie? Chi lede davvero l’immagine delle istituzioni: gli onesti che protestano, o i disonesti (v. Protezione civile) che usano le istituzioni per fare i loro affari privati? Questo, caro segretario Generale, è un mondo alla rovescia!
La mia tesi difensiva è pertanto la seguente:
“Il diritto di parola è tutelato direttamente dalla Costituzione (Art. 21). Trova limiti unicamente nel diritto penale, e nel rapporto di servizio di tipo organizzativo. Non rientra in questi ambiti la tesi di fondo dell’intervista in oggetto, nelle sue diverse articolazioni, secondo la quale il complesso normativo ed organizzativo della PCM consente delle discrezionalità eccessivamente ampie, e delle applicazioni dove l’interesse pubblico non è sufficientemente individuato.”




Mi sembra in linea con il progetto di Berlusconi di smantellamento dello Stato accusare chi mette in luce le disfunzioni di aver denigrato l’istituzione e di averne leso l’immagine. Mentre ovviamente Bertolaso e’ un fulgido esempio di servitore dello Stato incorruttibile e di cui la PCM e’ giustamente orgogliosa. Berlusconi, che di Palazzo Chigi e’ l’inquilino piu’ illustre, puo’ tranquillamente insultare Magistratura, Corte Costituzionale, Presidenza della Repubblica, Presidente della Camera oltre ovviamente all’opposizione e ai giornalisti senza che a Palazzo Chigi i burosauri alzino un sopracciglio. Ma non chiamatelo regime, per carita’, senno’ Capezzone si offende.
No, non sono daccordo con quanto affermato nel commento precedente. L’inquilino illustre di Palazzo Chigi non è fasato con il Segretario Generale per quanto attiene alla lettera di contestazione recapitata a Gawronski.
Anche con un altro inquilino sarebbe stato applicato lo stesso procedimento. Secondo me, quella lettera di contestazione è il canonico e rappresentativo strumento della PCM: quello di essere forte verso i deboli e di essere debole verso i forti. Se Gawronski ricorre a “qualcuno” per dimostrare credibilmente che è uno “forte”, allora lo lasciano stare. Diversamente, soccombe ad ogni conseguenza, la più varia e più cinica che sia.
Su questo blog ho cercato di dirlo in ogni modo: la conoscenza media della costituzione italiana, in termini di applicazione e rispetto, è molto molto bassa.
E non è credibile invocarla (la costituzione) in ambienti così disomogenei. E’ come parlare di Dio a un cinese.
A proposito, quegli scritti di Amato: hai ritrovato i rif.ti?
Nulla. Scusami, non riesco a trovarli: li avrò persi durante il cambio della sede.