Il caos delle liste PDL respinte: ora la buttano in caciara!
Scritto il 3 marzo, 2010, alle ore 11:33 pm
Non commento mai le sentenze della magistratura. Per un motivo: la verità è difficile da accertare, che ne so io? Il processo è il meccanismo, la sede dove dei professionisti lavorano per far emergere la verità e la giustizia. Per questo rispetto sempre le sentenze: non perché sono sempre giuste! Perché sono la migliore approssimazione possibile della verità e della giustizia. Le rispetto anche quando mi sono sfavorevoli, anche quando penso che il giudice era ubriaco, corrotto, in mala fede.
Nel caso specifico, dispiace per la democrazia (We are the world) che i candidati del primo partito italiano non siano presenti in due regioni (Lazio e Lombardia). Ma la democrazia rappresentativa è fatta di – si realizza tramite - regole, e istituzioni incaricate di applicarle. La colpa della caduta di democrazia nel Lazio e in Lombardia va quindi ascritta a quelli che hanno combinato questo pasticcio: i rappresentanti delle liste PDL.

E perché dunque il partito più grande, più ricco e più organizzato d’Italia ha combinato questo pasticcio? Perché le cose nel PDL funzionano così. Pare che nel Lazio volessero sostituire i nomi di Samuele Piccolo e di Giuseppe De Lillo all’ultimo momento. In Lombardia le firme presentate da Formigoni pare fossero (in parte) false. Insomma, è la politica intesa come puro gioco di potere. Un gioco violento, scorretto, senza regole… Le regole ci sono, ma valgono solo per gli outsider della politica… Ma allora, in fondo è giusto se questi giocatori vengono esclusi dai loro stessi inghippi!

Capisco la delusione del PDL, e dei suoi elettori. Capisco anche i ricorsi, qualche protesta. Quel che non sarebbe sopportabile invece è una delegittimazione delle magistrature, un attacco alle istituzioni, una campagna di intimidazione per forzare la mano ai giudici (come si preannuncia già dalle dichiarazioni di Cicchetto and company), o la solita legge ad personam. La giustizia fai-da-te non è giustizia: è la prepotenza del più forte. Nei paesi bene amministrati, come la Svizzera, una presunzione del genere contro le regole del proprio paese sarebbe inconcepibile.




Alla luce di questi fatti incommentabili, c’è una cosa vera. Il POPOLO DELLE LIBERTA’ sta smentendo la autentica definizione della propria appartenenza: libertà. Perchè aggiungerei di seguito: “di fare il proprio tornaconto”. Ed invero, il libero arbitrio, con effetto plug & play, è la causa principale del logoramento interno del partito. Si ha l’impressione che la sua gestione sia condotta come avveniva in “quella” casa, durante la miseria del dopoguerra, dove il primo – di dieci fratelli – che si alzava alla mattina, indossava l’unico vestito o l’unico paia di scarpe disponibili. E il decreto-legge è stato “varato” più o meno così. Ma lì c’era miseria vera, qui c’è invece miseria di cultura e tanta arte di smanettare. Mi viene in mente l’allargamento dell’UE o le stesse riforme in materia di federalismo amministrativo, dove la necessità di procedere per gradi è una costante fissa e prudente per raggiungere concreti obiettivi. In questo senso, il recente “allargamento” di FI in PDL credo sia stato devastante in termini di fusione di varie culture già piene, rispettivamente, di criticità. A parte i retroscena di Milioni & C, la mania di correre anche contro le logiche matematiche, secondo cui, ad esempio, un feto umano, che si sviluppa all’incirca in nove mesi, non potrà mai svilupparsi completamente in un mese, o un giorno di ventiquattro ore convenzionalmente accertate non potrà improvvisamente essere conteggiato in diverso modo, non è tanto indicativo dell’aspetto trasgressivo delle regole, quanto del pericolo che, con questi presupposti, potrebbe accadere di tutto. Forse è il caso di spiegare a molti, che hanno dato il consenso a questi signori, che la libertà, prima di essere l’espressione della democrazia e di essere sventolata alla grande nel simbolo del proprio partito, deriva da un fondamentale concetto di logica matematica, la cui disapplicazione genera inevitabilmente i grandi conflitti.