I “Signori della Finanza” e la crisi dell’Europa
Scritto il 16 febbraio, 2010, alle ore 11:11 pm
Approfittando di una fastidiosa bronchite che mi costringe a casa, ho appena finito di leggere “Lords of Finance”, godibile storia monetaria degli anni 1920-33 vista dalla prospettiva dei banchieri centrali. Autore: Liaquat Ahamed, economista (ex-FMI) e speculatore di classe.

[Benjamin Strong, Presidente della FED di New York dal 1914 al 1928]
Le analogie più interessanti con la crisi attuale riguardano i dibattiti di politica economica. C’è un gruppo di opinion makers (p.es. in G.B., in USA, in Francia) che vorrebbe subito una riduzione dei deficit pubblici e dell’espansione monetaria che hanno salvato il mondo nel 2009. Nonostante l’evidente debolezza della congiuntura, il rischio deflazione, e i milioni di disoccupati ovunque, queste posizioni liberiste “ortodosse” – le stesse che portarono il mondo alla catastrofe del 1929-33 e alla crisi del 2008. Historia magistra vitae? Non pare… – hanno tanta forza politica da influenzare persino Obama (Stiglitz).

[Hialmar Schacht, Governatore della Reichsbank dal 1923]
Mi preoccupa soprattutto l’attuale assetto istituzionale dell’Europa. Siamo rimasti a metà del guado, ed è la situazione peggiore per affrontare una crisi. Abbiamo una moneta unica, l’Euro, ma nessun coordinamento delle politiche di bilancio dei paesi europei, un Patto di Stabilità ormai morto e defunto, un bilancio europeo di scarso peso, una scarsa mobilità intra-europea dei lavoratori ed invece una totale mobilità dei capitali (anche destabilizzanti, come i capitali tedeschi che hanno creato la bolla immobiliare in Spagna nel decennio appena trascorso), una paralisi politica sul fronte delle riforme da apportare al sistema finanziario, una perdurante debolezza del Parlamento Europeo, l’assenza di unità politica, l’assenza di un meccanismo o di una procedura per intervenire nel caso uno dei paesi membri (vedi Grecia) stia per fallire.
Più gravi ancora, nel breve periodo, mi paiono i rigidi vincoli dell’ortodossia imposti alla Banca Centrale – che già di suo persegue una politica monetaria troppo restrittiva, e che si fissa da sola gli obiettivi di inflazione senza risponderne all’autorità politica -, il cui Statuto (voluto soprattutto dalla Germania) enfatizza la più stabilità monetaria che la crescita (stabilizzazione dell’economia reale), a cui è fatto divieto acquistare titoli pubblici, e che pertanto non può finanziare alcuna espansione dei bilanci pubblici né alleviare il peso debiti pubblici con un po’ di signoraggio (come fece invece la FED, riformata da Roosevelt nella prima settimana della sua presidenza, a partire dal Marzo 1933, ed ancora nel 2009). Il chè mette a repentaglio la stabilità di tutto il sistema economico (PIGS).

[Jean Claude Trichet, attuale Governatore della Banca Centrale Europea]
Un importante paper appena uscito di Olivier Blanchard e due colleghi italiani, tutti del FMI, offrono le loro “Lezioni” dalla crisi attuale e propongono, fra le altre cose, di alzare l’obiettivo di inflazione “normale” dal 2 al 4%, per consentire alle banche centrali di abbassare i tassi d’interesse ben sotto l’inflazione in caso di crisi, e sostenere l’economia reale con molta più efficacia. Una tesi che sostengo da vent’anni e che viene ora rilanciata dall’istituzione “più ortodossa del mondo”. Sarebbe ora che ne prendessero atto i nostri sacerdoti della moneta nel Tempio dell’Ortodossia europea, la B.C.E.. Anche perché il motivo principale di questa proposta è un altro: consentire il recupero di competitività intra-europea a quei paesi che l’hanno persa (Spagna) senza costringerli a un’orribile deflazione!
Purtroppo, gli Stati membri dell’Europa monetaria non sembrano in gradi di avanzare proposte di riforma della governance economico-monetaria europea. Nel caso italiano, ciò dipende dal disprezzo per gli economisti dimostrato in questo decennio da Tremonti e Berlusconi: senza nuclei tecnici, “policy units”, o simili all’interno delle istituzioni di vertice, le idee sviluppate nell’Accademia o nei think thanks della società civile non trovano la strada per informare le proposte e le politiche dei governi. Temo però che non sia un problema solo italiano.
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- Pingback di Piergiorgio Gawronski - per un nuovo PD | La crisi economica globale al bivio | Pier Giorgio Gawronski on 6 marzo 2010 @ 16:20




A proposito di governance economica europea: hai visto la proposta di Gros di creare un Fondo Monetario Europeo? Sono cose che discutevamo negli anni novanta, durante la marcia di avvicinamento all’Euro, ora con la crisi sono tornate di moda… Ma i politici si sono accorti che mancano dei pezzi importanti nella governance economica europea?? Un caro saluto, F.
http://www.ceps.be/book/towards-european-monetary-fund
http://www.economist.com/blogs/freeexchange/2010/02/emf_roundtable_6