<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Pier Giorgio Gawronski</title>
	<atom:link href="http://www.piergiorgiogawronski.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.piergiorgiogawronski.com</link>
	<description>il coraggio di cambiare</description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 Mar 2010 22:16:42 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>La crisi economica globale al bivio</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/la-crisi-economica-globale-al-bivio/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/la-crisi-economica-globale-al-bivio/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1487</guid>
		<description><![CDATA[Il punto sulla crisi globale. Le cose vanno meglio ma il presente è ancora molto doloroso per molta gente, e il futuro è ancora incerto. Il dibattito di politica economica si concentra sui deficit pubblici. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Le borse sono risalite dai minimi di marzo 2009. L&#8217;occupazione cala ma <a href="http://www.dailymarkets.com/releases/2010/03/05/stocks-rally-as-february-job-losses-come-in-narrower-than-forecast-us-commentary/">meno</a> di prima (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/10/fmi-stime-pil-crisi-disoccupazione.shtml?uuid=db73806e-ae56-11de-8022-a5c1b4f83c85">Italia</a>). Molte  imprese resistono. La produzione sta <a href="http://www.dailymarkets.com/releases/2010/03/05/oecd-leading-indicator-suggests-expansion-in-activity/">recuperando</a>.  Tutto grazie ai deficit pubblici, che hanno sostituito o rifinanziato la spesa privata, sostenendo le vendite delle imprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma mentre le manovre espansive dei governi vanno esaurendosi, la spesa privata è ancora debole; in Italia il ricorso alla cassa integrazione continua a <a href="http://quotidianonet.ilsole24ore.com/economia/2010/03/05/300492-sole24ore.shtml">crescere</a>; la disoccupazione resta alta; il credito alle imprese nell&#8217;eurozona continua a <a href="http://www.dailymarkets.com/releases/2010/02/25/eurozone-loans-to-private-sector-drop-again-in-january/">calare</a>, le banche soffrono per le difficolta delle imprese loro clienti e restano alti i <a href="http://www.ecb.int/pub/fsr/html/summary200912.en.html">rischi finanziari</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sarebbe bisogno di nuovi stimoli, ma c&#8217;è chi lancia l&#8217;allarme debito pubblico (<a href="http://financialnewsexpress.blogspot.com/2009/12/four-ken-rogoff-video-interviews.html">Rogoff</a>, <a href="http://classic.cnbc.com/id/15840232?video=1425720804&amp;play=1">video</a>). Che fare? Il mondo sembra sospeso in attesa che gli eventi prendano una direzione chiara. Nei dibattiti sulla politica economica gli economisti keynesiani <a href="http://www.thenation.com/doc/20100322/galbraith">Galbraith</a>, <a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/stiglitz123/English">Stiglitz</a>, <a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/03/05/debt-is-a-political-issue/">Krugman</a> si schierano a difesa dei deficit finanziati da nuovo debito; ma il mondo della finanza non ci sta (<a href="http://www.dailymarkets.com/economy/2010/03/05/why-the-crisis-is-coming-to-a-head-in-the-uk/">Larson</a>, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704188104575083330000473858.html">Malpass</a>). Chi ha ragione? Io penso che abbiamo bisogno di deficits finanziati anche con moneta; e sull&#8217;ortodossia neoliberale (Wall Street, BCE) la penso <a href="http://www.piergiorgiogawronski.com/i-signori-della-finanza-e-la-crisi-delleuropa/">così</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1503" title="USA: diverse misure della disoccupazione" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/AltUnempTS-thumb-600x4502.png" alt="USA: diverse misure della disoccupazione" width="600" height="450" /></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/la-crisi-economica-globale-al-bivio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il caos delle liste PDL respinte: ora la buttano in caciara!</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/il-caos-delle-liste-pdl-respinte-ora-la-buttano-in-caciara/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/il-caos-delle-liste-pdl-respinte-ora-la-buttano-in-caciara/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 21:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1469</guid>
		<description><![CDATA[Il PDL è stato escluso dalle elezioni regionali del Lazio e della Lombardia a causa dei suoi stessi inghippi. Non se la prendano con le istituzioni!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non commento mai le sentenze della magistratura. Per un motivo: la verità è difficile da accertare, che ne so io? Il processo è il meccanismo, la sede dove dei professionisti lavorano per far emergere la verità e la giustizia. Per questo rispetto sempre le sentenze: non perché sono sempre giuste! Perché sono la migliore approssimazione possibile della verità e della giustizia. Le rispetto anche quando mi sono sfavorevoli, anche quando penso che il giudice era ubriaco, corrotto, in mala fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso specifico, dispiace per la democrazia (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=ILoZ7FM_Eb4&amp;feature=related">We are the world</a>) che i candidati del primo partito italiano non siano presenti in due regioni (Lazio e Lombardia). Ma la democrazia rappresentativa è fatta di  &#8211; si realizza tramite -  regole, e istituzioni incaricate di <a href="http://www.sconfini.eu/Politica/bocciata-anche-la-lista-di-formigoni-sul-lazio-ironia-e-sarcasmo-sul-web.html">applicarle</a>. La colpa della caduta di democrazia nel Lazio e in Lombardia va quindi ascritta a quelli che hanno combinato questo pasticcio: i rappresentanti delle <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Q8IgEHwcX74">liste PDL</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1475" title="1267438449014_2milioni" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/1267438449014_2milioni-300x223.gif" alt="1267438449014_2milioni" width="300" height="223" /></p>
<p style="text-align: justify;">E perché dunque il partito più grande, più ricco e più organizzato d&#8217;Italia ha combinato questo pasticcio? Perché le cose nel PDL funzionano <a href="http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/caldoro-videochat-corriere-candidatura-conte-campania_66e398c4-25e8-11df-9cde-00144f02aabe.shtml">così</a>. Pare che nel <a href="http://vitaliquida.wordpress.com/tag/alfredo-milioni/">Lazio</a> volessero <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/116843/addio_800mila_voti_laziali_nel_pdl_e_gia_resa_dei_conti">sostituire i nomi di Samuele Piccolo e di Giuseppe De Lillo all’ultimo momento</a>. In Lombardia le firme presentate da Formigoni pare fossero (in parte) <a href="http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/appello-formigoni-motivazioni_b86d9768-26e6-11df-b168-00144f02aabe.shtml">false</a>. Insomma, è la politica intesa come puro gioco di potere. Un gioco violento, scorretto, senza regole… Le regole ci sono, ma valgono solo per gli outsider della politica… Ma allora, in fondo è giusto se questi giocatori vengono esclusi dai loro stessi inghippi!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1476" title="1267521839480_milioni-01" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/1267521839480_milioni-01-300x214.gif" alt="1267521839480_milioni-01" width="300" height="214" /></p>
<p style="text-align: justify;">Capisco la delusione del PDL, e dei suoi elettori. Capisco anche i ricorsi, qualche protesta. Quel che non sarebbe sopportabile invece è una delegittimazione delle magistrature, un attacco alle istituzioni, una campagna di intimidazione per forzare la mano ai giudici (come si preannuncia già dalle dichiarazioni di Cicchetto and company), o la solita legge ad personam. La giustizia fai-da-te non è giustizia: è la prepotenza del più forte. Nei paesi bene amministrati, come la Svizzera, una presunzione del genere contro le regole del proprio paese sarebbe inconcepibile.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/il-caos-delle-liste-pdl-respinte-ora-la-buttano-in-caciara/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E intanto il pianeta continua a scaldarsi&#8230;</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/e-intanto-il-pianeta-terra-continua-a-scaldarsi-gawronski-global-warming/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/e-intanto-il-pianeta-terra-continua-a-scaldarsi-gawronski-global-warming/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1431</guid>
		<description><![CDATA[Questo sarà l'inverno più caldo degli ultimi anni. E i climatologi aumentano ancora le temperature previste nel 2100. Il Trattato di Kyoto non basta. Si potrebbe fare di più a costi molto contenuti: la salute del pianeta dipende dalla politica, non dall'economia. Su questo terreno le differenze fra destra e sinistra restano forti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante le nevicate, pare che questo sarà l&#8217;inverno <a href="http://discover.itsc.uah.edu/amsutemps/">più caldo</a> degli ultimi anni. Certo, un anno solo non significa nulla. Ma intanto i climatologi continuano a <a href="http://www.theage.com.au/environment/warming-diagnosis-beyond-worst-case-20091124-jhco.html">rivedere</a> al rialzo le previsioni del riscaldamento globale (rapporto <a href="http://www.ccrc.unsw.edu.au/Copenhagen/Copenhagen_Diagnosis_LOW.pdf">ccrc</a>): quello che fino a 9 anni fa era lo scenario peggiore fra quelli considerati possibili (+6°C tra l&#8217;inizio e la fine del XXI secolo) è quasi diventato ora <a href="http://climateprogress.org/2009/02/23/mit-doubles-global-warming-projections/">lo scenario mediano</a>. Se &#8211; a politiche costanti -  un forte surriscaldamento planetario è ormai scontato, c&#8217;è invece enorme incertezza sulla gravità delle <a href="http://www.economics.harvard.edu/faculty/weitzman/files/ExtremeUncertaintyCliCh.pdf">conseguenze</a>.  I <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Paleocene%E2%80%93Eocene_Thermal_Maximum">precedenti</a> non sono incoraggianti.  Eppure l&#8217;Europa, a sorpresa, <a href="http://www.eea.europa.eu/publications/eea_report_2009_9/ghg-trends-and-projections-2009-summary.pdf">rispetterà l&#8217;obiettivo</a> fissato dal Trattato di Kyoto di ridurre entro il 2012 le emissioni al di sotto del livello del 1990; grazie alla recessione economica, potrebbe farcela anche l&#8217;<a href="http://www.endseurope.com/23326">Italia</a>. Troppo poco, troppo tardi! Per fermare il surriscaldamento del nostro <a href="http://www.corriere.it/gallery/scienze/02-2010/nasa/1/piu-belle-foto-spazio_f0b7d964-213a-11df-940a-00144f02aabe.shtml#1">piccolo</a> e fragile pianeta bisognerebbe fare di più, considerato anche che <a href="http://climateprogress.org/2009/12/07/krugman-copenhagen-bipartisan-climate-bill-recession-more-investment/">i costi</a> economici sarebbero <a href="http://climateprogress.org/2009/03/30/global-warming-economics-low-cost-high-benefit/">bassi</a>, nonostante gli industriali italiani abbiano sempre sostenuto <a href="http://www.iccfglobal.org/pdf/Italyfinal101705.pdf">il contrario</a>. Certo non tutto il male viene per nuocere; l&#8217;Antartico sta diventando un continente verde: i primi ad approfittarne saranno i<a href="http://news.yahoo.com/s/afp/20100301/sc_afp/chinaarcticbusinessenvironmentresearch"> cinesi</a>!</p>
<p>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/e-intanto-il-pianeta-terra-continua-a-scaldarsi-gawronski-global-warming/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una sentenza devastante</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/una-sentenza-devastante/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/una-sentenza-devastante/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 11:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1424</guid>
		<description><![CDATA[La Cassazione ha stabilito che Fininvest ha corrotto a fine '99 e non nel 2000. Berlusconi: "Non deve accadere più". ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Fininvest ha corrotto a fine &#8216;99 e non nel 2000.  Anche nel terzo grado di giudizio si conferma la corruzione di Mills da parte di Berlusconi. A questo punto non c&#8217;è più spazio per le polemiche sul &#8220;garantismo&#8221; e sul &#8220;giustzialismo&#8221;. C&#8217;è stato il massimo delle garanzie, la sentenza è passata in giudicato. Fine del discorso. In qualsiasi paese normale, il premier si sarebbe dimesso. Invece sentiamo che dice <span>Berlusconi dopo la condanna annullata dell&#8217;avvocato: &#8220;Non deve accadere più&#8221;. Non la corruzione; ma che venga processata in tribunale.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/una-sentenza-devastante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>No, on. Fini, noi la Costituzione non la vogliamo cambiare!</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/no-on-fini-noi-la-costituzione-non-la-vogliamo-cambiare/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/no-on-fini-noi-la-costituzione-non-la-vogliamo-cambiare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 21:33:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1409</guid>
		<description><![CDATA[Oggi l'on. Fini chiede, dopo le elezioni, l'avvio di riforme Costituzionali condivise. Ma non dice su cosa vorrebbe intervenire. Perché la destra continua a premere sulla nostra Costituzione? La Costituzione è la Carta fondamentale dei nostri diritti. Non ci sarà unità, normalità, sviluppo, in questo paese, finché la destra non avrà fatto pace con la Costituzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">La Costituzione è la Carta fondamentale dei nostri diritti. E&#8217; <em>il </em>baluardo contro i tentativi continui delle maggioranze e dei potenti di turno di coartarli, e di dominare su tutti noi e sulle risorse del paese. La Costituzione è anche &#8220;equilibrio dei poteri&#8221; in senso liberale: limitare il potere di chi ci governa. Toccare la Costituzione è una cosa delicatissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;on. Fini <a href="http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_22/fini_riforme_appello_2fc232a6-1fd5-11df-b445-00144f02aabe.shtml">chiede</a>, dopo le elezioni, l&#8217;avvio di riforme Costituzionali condivise. Ma non dice su cosa vorrebbe intervenire. Perché la destra continua a premere sulla nostra Costituzione? La Costituzione italiana è il frutto di una catastrofe mondiale, del crollo di un regime, di una <a href="http://www.search.com/reference/Resistance_during_World_War_II">lotta di popolo</a>, è costata la vita a tanti&#8230;; &#8220;loro&#8221; (i Fini, i Berlusconi) erano dall&#8217;altra parte. Perché non fanno pace &#8211; una buona volta &#8211; con la Costituzione?</p>
<div id="attachment_1412" class="wp-caption aligncenter" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-1412" title="250px-Uprising_defender" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/250px-Uprising_defender.jpg" alt="250px-Uprising_defender" width="250" height="221" /><p class="wp-caption-text">Resistente polacco sulle barricate durante l&#39;insurrezione di Varsavia (Sett. 1944)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto, la nostra Costituzione in molte sue parti è ancora inattuata! Nel senso che mancano proprio le leggi di attuazione.  Altre parti della Costituzione sono state calpestate dalle Leggi ordinarie, o vengono regolarmente disattese nella realtà. La Costituzione, bisognerebbe prima di tutto rispettarla ed attuarla. Il compito della politica è questo: non di &#8220;riformarla&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni volta che parla riformare la Costituzione, la destra se ne esce con proposte illiberali: compressione dei diritti, riduzione dell&#8217;equilibrio dei poteri (a favore del potere esecutivo). Se proprio si voglioni fare riforme, noi siamo per aggiornare i suoi principi liberali: includendo il pluralismo televisivo (la TV nel 1948 non c&#8217;era), l&#8217;indipendenza delle Autorità Garanti (non c&#8217;erano nel 1948), limitando l&#8217;uso dei decreti, rafforzando il potere di controllo di legittimità costituzionale del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale, ecc. Ma la destra ha in mente un disegno opposto. Perciò da noi viene un &#8220;no&#8221; a priori, chiaro e forte. Le riforme della Costituzione, ma prima di tutto le leggi di attuazione, le faremo insieme&#8230; quando noi saremo maggioranza. Viva la democrazia liberale!</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/no-on-fini-noi-la-costituzione-non-la-vogliamo-cambiare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Keynes solution</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/the-keynes-solution/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/the-keynes-solution/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 20:39:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1400</guid>
		<description><![CDATA[Le rassegne critiche, in inglese, di due libri di economia che mi sono piaciuti e che trovo molto attuali: "The Keynes solution" (Paul Davidson) e "Lords of Finance" (Liaquat Ahamed). Sono anche riflessioni per uscire dalla crisi economica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Keynes solution: the path to global economic prosperity</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paul Davidson</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Palgrave Macmillan 2009, <strong>pp 179</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> This is a timely book: with the neoclassical paradigm discredited by a major global crisis, many people are looking for alternative ways to organize the financial sector, the global economy, the whole western society. Paul Davidson, dean of the post-Keynesian school, is well equipped to offer an alternative paradigm. He draws partly on previous writings and long thought ideas to offer a quick, non technical, truly “Keynesian” view about a very broad set of economic policy issues. The result is a strange mixture of old and new: problems, analyses, and solutions popping seemingly out of a distant past – almost directly from the debates surrounding the Great Depression -  are presented together with analyses of modern financial markets and heterodox policy proposals.</p>
<p style="text-align: justify;">The axioms upon which Davidson builds his narrative are widely shared today: (1) <em>deregulation </em>has brought the global financial system to its knees; (2) <em>laissez faire</em> economics is unable to pull the global economy out of depression: (3) behind those failed policy approaches is a <em>neoclassical theory</em> that was discredited in the “30, whose marginalization was instrumental to the very high growth rates of the post WW2 era, but that managed to make a comeback and dominate economics after 1970.</p>
<p style="text-align: justify;">How this domination came into being is an important part of Davidson’s remarks. In his view, it was partly the indirect result of political pressures in the <em>McCarthyism</em> period – in particular over the then leading American economist, Paul Samuelson, who later acknowledged the story -  and in part a failure to understand the scope and depth of Keynes’ revolution. Keynes’ theoretical innovations were thus reduced to a mere story of “sticky prices /wages” explaining persistent unemployment. But classical economists, such as Walras, already knew that these rigidities could hamper the automatic adjustment mechanisms that push markets towards equilibrium. Worse: this “Keynesian” theory is less consistent with Keynesian policies than are the neoclassic prescriptions to reduce stickiness (and the role of Trade Union, of regulation). And self appointed “Keynesian” economists forgot the “incomes policy solution”, thus were unable to cope with the inflation of the “70s. These fatal flaws made them an easy target of the resurgent neoclassical (new classical, rational expectations, efficient markets) school.</p>
<p style="text-align: justify;">The door was thus open to a deregulation trend – even US democrats were involved -  that gradually but surely destroyed norms and institutions build during the New Deal to make capitalism more stable (and human). The repeal of the Glass-Steagall Act in 1999 (which separated banking institutions from investment banks) was the final stroke that opened the gate to the fraudulent securitization process of recent years.</p>
<p style="text-align: justify;">But lo!, there’s a “Keynes solution” to all our current (and future) problems: regulation, anti-cyclical public expenditure, incomes policies, capital controls, and an International Monetary Clearing Union &#8211; half way between the IMF and a global central bank.</p>
<p style="text-align: justify;">Some of Davidson’s views – especially on international economic relations -  appear undemonstrated, gratuitous, even fallacious. For example, a large empirical literature has not found international trade to be a major culprit of inequality in advanced economies, but Davidson disregards it. Or consider the author’s view that a trade deficit always implies a reduction &#8211; one to one! &#8211; of domestic aggregate demand: this is a well known <a href="http://www.clevelandfed.org/research/trends/2010/0210/01intmar.cfm">fallacy</a>; for any trade deficit implies a capital inflow that in turn may finance other domestic expenditures; the final result may be expansionary (as it was in the U.S. in 2004-07) or contractionary depending on whether households and firms are in the mood for spending. Finally, it is difficult to understand how (in today’s world) excess foreign currency accumulation in one country “[creates] unemployment … somewhere in the global economy”, à la gold standard, unless “somewhere” monetary policy is constrained by a fixed exchange rate.</p>
<p style="text-align: justify;">But why argue? This is a book where one should pick up the pearls, and leave the rest aside. One such pearls is the provocative, practical proposal for international capital controls. Its main purpose would be “placing a major burden of correcting trade imbalances on the nation running persistent export surpluses”. But the author also outlines some potential side benefits: a restraint of the “race to the bottom” in the regulation of financial industry; and greater public control over tax evasion, money laundering, the financing of terrorism and other illegal activities, etc.. (Fine with me, provided that “<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Brother_(TV_series)">Big brother</a>” is not in charge of my, hum, “democracy”!).</p>
<p style="text-align: justify;">A clear prose, an easy, almost basic explanation of what went wrong in the complex world of modern finance, a neat discussion of institutional/policy failures that allowed the sub-prime crisis into the current global meltdown, a call – based on history – not to worry about public deficits in times of recession: this and more will be enjoyed by those who want to reconnect the modern debate with our healthiest cultural roots of the XX century.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center;">
<dl id="attachment_1401" class="wp-caption aligncenter" style="width: 160px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-thumbnail wp-image-1401" title="n10378508517_375838_5042 keynes" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/n10378508517_375838_5042-keynes-150x150.jpg" alt="John Maynard Keynes" width="150" height="150" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">John Maynard Keynes</dd>
</dl>
</div>
<p> </p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lords of finance. The bankers who broke the world</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>By Liaquat </strong><a href="http://people.forbes.com/profile/liaquat-ahamed/7837"><strong>Ahamed</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Penguin Books </strong><strong>2009, pp.564</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Here is a masterpiece: a vivid, enjoyable, detailed, profound and revealing monetary history of 1914-33, that also holds important lessons for the Great Recession of our times. The author is a “one book man”, an economist and a speculator with a superior understanding of macroeconomic and financial relations, who spent the last ten years on this project.</p>
<p style="text-align: justify;">Ahamed offers a well structured account of how monetary policy shaped the world but was also influenced by historical developments, the institutional set up of US, UK, German and French central banks, the characters of their governors, social structures, and mainstream economic and moral ideologies. The goings-on are presented through the interweaving biographies of Benjamin Strong, Montagu Norman, Hjalmar Schacht, and èmile Moreau  &#8211; the four leading central bankers -  and of their main critic  &#8211; a young, brilliant speculator and economist from Cambridge.</p>
<p style="text-align: justify;">The book starts with an account of the global financial collapse of August 1914, at the outbreak of WW1 (the US had just created the Federal Reserve System). It goes on to describe the strategies pursued by central banks in the belligerent countries to finance the war; how &#8211; after 1918 &#8211; politicians burdened “a world economy still trying to recover” with “a gigantic overhang of international debts”; how central bankers “tried to mitigate some of the worst political blunders behind reparations and war debts”, but ended up keeping “Germany afloat” just “on borrowed money”; how they were responsible for the “fundamental error of economic policy in the 1920s”: taking the world back onto the gold standard – considered the foundation of central bank independence from government pressures -, while the post-war concentration of gold in the US made it a dysfunctional system; how they selected “grossly misaligned” exchange rates, and deflated their economies for the sake of restoring pre-war parities (favouring savers, to the detriment of the unemployed); how they defended these parities over time by keeping US interest rates artificially low; how these low rates encouraged the Wall Street bubble of 1927-29; how central bankers then were unable to offer any leadership, even “failing to act as lenders of last resort”.</p>
<p style="text-align: justify;">A British ambassador remarked in 1930: “this is the most stupid recession I’ve ever seen”. I feel the same about the current one. Both recessions were caused by a sudden drop of aggregate expenditure, which in principle is very easily cured by giving purchasing power to those who would spend (the poor). This would be most easily done by supporting the expansion of public budgets with money creation. If it is not done, it is because of some intellectual, institutional or political failure. For example, in 2008 as in 1930, the high priests of orthodoxy rose to warn about the inflationary risks of money expansion. (But the truth is, money does not create inflation before it is spent; and when/if spending resumes, it will be extremely easy for central banks to reduce money supply). In 2009, as in 1931, they warned us about the dangers of rising public deficits (the truth is, short term deficits have very little to do with the solvency of debtor states). In 2010, as with the FED in 1932, the institutional setting forbids the ECB from supporting large troubled debtors; and most Treasury Ministers are willing to let large debtors fail (Lehman, Greece), again partly <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/9b8e66a6-1a3c-11df-b4ee-00144feab49a.html ">on “moral” grounds</a> (remember Andrew Mellon, the failure of the B.U.S., and the bank crisis of 1932?).</p>
<p style="text-align: justify;">As in 1931 the gold standard (and the FED’s Statute) proved too tight a jacket for the world (US) monetary system, so may prove to be today some contemporary (European, monetary) rules and institutions. In the 1930s, the no-more-young brilliant speculator and economist from Cambridge believed that “if only we could eliminate ‘muddled’ thinking in economic matters”, the crisis could be solved. I think John Maynard Keynes was right.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/the-keynes-solution/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come recuperare competitività?</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/come-recuperare-competitivita/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/come-recuperare-competitivita/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 21:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1389</guid>
		<description><![CDATA[La necessità che l'opposizione si presenti al paese nel 2013 con un forte programma di rilancio economico (alternativo a quanto si è tentato finora), e la crisi mondiale del "liberismo" (che non è "capitalismo", "economia di mercato", "libera concorrenza", bensì pura "deregulation") spingono a esplorare nuove strade, e a riconsiderare le vecchie. In questo post, Laurence Kotlikoff propone di svalutare... senza svalutare. Si può fare? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; da un po&#8217; che pensavo di studiare una proposta come questa per l&#8217;Italia. Non so se sia attuabile: so solo che ne avremmo un gran bisogno. Vederla rappresentata pari pari (e con gli stessi dubbi) da un professore di Boston tutt&#8217;altro che socialista mi fa sperare che si possa discuterne anche da noi senza scambiarsi epiteti ideologici (&#8221;statalista!&#8221;, &#8220;liberista!&#8221;).</p>
<h3><a href="http://blogs.ft.com/economistsforum/2010/02/how-greece-can-devalue-without-devaluing/">How Greece can devalue without devaluing</a></h3>
<h2>
<pre>(dal Financial Times del 18-2-10)<a href="http://blogs.ft.com/economistsforum/author/ftblog/"><span> </span></a></pre>
</h2>
<p><em>By Laurence Kotlikoff</em></p>
<p>&#8230; I’m &#8230; puzzled by many economists’ presumption that in countries such as Greece and <a title="FT - latest news on China" href="http://www.ft.com/world/asiapacific/china" target="_blank">China</a>, which are in formal or informal currency unions, domestic price levels don’t adjust. In the US we’ve witnessed, of late, enormous swings in the price of gasoline &#8230; And the past two years has seen essentially zero inflation leaving prices today substantially lower than where they’d be today had there been no recession.</p>
<p style="text-align: justify;">This is hardly evidence of sticky prices.  Nor is there strong evidence that wages don’t adjust to market pressures.  In the US, median real wages have hardly moved for decades thanks to competitive pressures from China and other exporters to the US.</p>
<p style="text-align: justify;">But let’s take it on faith that Greece is overvalued, by say 30 per cent, thanks to its participation in the euro and that exiting the euro is not desirable &#8230; Is there some way that Greece can devalue without devaluing? &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">There is, indeed. The government can implement wage and price controls for, say, the next three months, with these controls covering not just the growth in wages and prices over the next three months, but also their initial levels. Specifically, the Greek government would decree that all firms must lower their nominal wages and prices by 30 per cent, effective immediately, and not change them for three months. After three months, everyone would be free to put prices and wages back up.</p>
<p style="text-align: justify;">This decree would apply to domestic banks so that the servicing of their outstanding loans would also be cut by 30 per cent with adjustments after three months tied to increases in the price level. And the Greek government would be obliged to cut tax payments and expenditures by 30 per cent as well, with these values also adjusting by the inflation rate after three months.</p>
<p style="text-align: justify;">If the Keynesian view of downward nominal wage and price rigidity is right, this decree will alleviate that rigidity and there will be no reason, after three months, for firms to restore prior nominal wage and price levels. Since the real price of imports would rise by 30 per cent (relative to their wages), this would represent a major sacrifice by the Greek public. But this would be no different from the situation that would arise were Greece to be able to devalue by 30 per cent &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Like many quick ideas, this one may have serious flaws.  But as economists we know that there is an isomorphism between adjusting prices and wages, on the one hand, and exchange rates on the other.  This isomorphism — that the nature of exchange rate regimes does not determine real economic outcomes in perfectly competitive economies — seems to go bye bye in standard discussions of China’s exchange rate policy or Greece’s Euro dilemma.  But if the isomorphism is, indeed, not working in practice, perhaps we can make it work via policy.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Laurence J. Kotlikoff is professor of economics at Boston University.  </em></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Questa strategia, se attuabile, sarebbe uno shock anche psicologico per il paese, indicherebbe una direzione, coinvolgerebbe tutti nella sua attuazione. Ma è fattibile? Io vedo due grandi ordini di problemi. </p>
<p style="text-align: justify;">1) Problemi di implementazione -    Chi controlla? Quali sono le penali per chi non obbedisce al decreto? Ecc. Manco a dirlo, il programma deve essere totalmente credibile: gli agenti economici possono accettare di abbassare i prezzi dei loro prodotti solo se si convincono che anche gli altri abbasseranno i loro.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Problemi dei produttori che fanno largo uso di materie prime, semilavorati, ed altri fattori di produzione importati. Supponiamo ad es. che il bene X venga prodotto in Italia con una struttura dei costi di produzione che prevede il 50% in spese per il personale, e 50% per le materie prime importate. A questi imprenditori si chiederebbe una riduzione del 30% dei prezzi, e in cambio si offrirebbe una riduzione del 30% del solo costo del personale. Le materie prime, ovviamente,  continuerebbero a costare come prima. Quindi, a fronte di una riduzione dei ricavi pari al 30% avremmo una riduzione dei costi totali pari al 15% (30/2). Ciò rappresenterebbe una grave perdita per questi produttori. Siccome però (per fortuna) non siamo un paese comunista e non abbiamo un apparato pubblico in grado di pianificare tutti questi aspetti, non c&#8217;è modo di ovviare a questo problema: c&#8217;è solo da sperare che questi produtori &#8220;tengano&#8221; per tre mesi (anche in perdita), e poi si rifacciano alzando i prezzi. E qui c&#8217;è un terzo problema: controllare le aspettative di inflazione quando i controlli vengono eliminati.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi dell&#8217;Italia non è solo dal lato dell&#8217;offerta. Visto come stiamo messi, vale la pena esplorare strade nuove e poco ortodosse.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/come-recuperare-competitivita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I &#8220;Signori della Finanza&#8221; e la crisi dell&#8217;Europa</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/i-signori-della-finanza-e-la-crisi-delleuropa/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/i-signori-della-finanza-e-la-crisi-delleuropa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 21:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1359</guid>
		<description><![CDATA[Segnalo “Lords of Finance”, storia monetaria degli anni 1914-33 vista dalla prospettiva dei banchieri centrali; autore: Liaquat Ahamed, economista ex-FMI. Le analogie più interessanti con la crisi attuale riguardano la politica economica. Alcuni opinion ex fautori dell'immobilismo di fronte alla crisi, vorrebbe ora ridurre, subito, i deficit pubblici e l’espansione monetaria che hanno salvato il mondo nel 2009. Nonostante l’evidente debolezza della congiuntura e i milioni di disoccupati ovunque, tornano le stesse posizioni liberiste “ortodosse” che portarono il mondo alla catastrofe del 1930-33. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A</strong>pprofittando di una fastidiosa bronchite che mi costringe a casa, ho appena finito di leggere “<a href="http://ebookstore.sony.com/ebook/liaquat-ahamed/lords-of-finance/_/R-400000000000000111750">Lords of Finance</a>”, godibile storia monetaria degli anni 1920-33 vista dalla prospettiva dei banchieri centrali. Autore: Liaquat Ahamed, economista (ex-FMI) e speculatore di classe.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: center;"> <img class="size-thumbnail wp-image-1371 alignnone" title="103A_Strong-web" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/103A_Strong-web-150x150.jpg" alt="103A_Strong-web" width="150" height="150" /></p>
<p style="text-align: center;">[<em>Benjamin Strong, Presidente della FED di New York dal 1914 al 1928</em>]</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Le analogie più interessanti con la crisi attuale riguardano i dibattiti di politica economica. C’è un gruppo di opinion makers (p.es. in <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/letters/article7026234.ece">G.B</a>., in <a href="http://www.nytimes.com/2010/02/05/opinion/05krugman.html?partner=rssnyt&amp;emc=rss">USA</a>, in <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/f9e9bc6c-0e90-11df-bd79-00144feabdc0.html">Francia</a>) che vorrebbe subito una riduzione dei deficit pubblici e dell’espansione monetaria che hanno salvato il mondo nel 2009. Nonostante l’evidente debolezza della congiuntura, il rischio <a href="http://http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/19/disinflation/">deflazione</a>, e i milioni di <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&amp;language=en&amp;pcode=teilm020&amp;tableSelection=1&amp;plugin=1">disoccupati</a> ovunque, queste posizioni liberiste “ortodosse” – le <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2010/feb/19/keynes-current-crisis">stesse</a> che portarono il mondo alla catastrofe del 1929-33 e alla crisi del 2008. Historia magistra vitae? <a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/26/if-this-be-victory/">Non pare</a>… &#8211; hanno tanta forza politica da influenzare persino Obama (<a href="http://www.politico.com/news/stories/0210/32748.html">Stiglitz</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-thumbnail wp-image-1370  aligncenter" title="GERschacht" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/GERschacht2-150x150.jpg" alt="GERschacht" width="150" height="150" /></p>
<p style="text-align: center;">[<em>Hialmar Schacht, Governatore della Reichsbank dal 1923</em>]</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Mi preoccupa soprattutto l’attuale assetto istituzionale dell’Europa. Siamo rimasti a metà del guado, ed è la situazione peggiore per affrontare una crisi. Abbiamo una moneta unica, l’Euro, ma nessun coordinamento delle politiche di bilancio dei paesi europei, un Patto di Stabilità ormai morto e defunto, un bilancio europeo di scarso peso, una scarsa mobilità intra-europea dei lavoratori ed invece una totale mobilità dei capitali (anche destabilizzanti, come i capitali tedeschi che hanno creato la bolla immobiliare in Spagna nel decennio appena trascorso), una paralisi politica sul fronte delle riforme da apportare al sistema finanziario, una perdurante debolezza del Parlamento Europeo, l’assenza di unità politica, l’assenza di un meccanismo o di una procedura per intervenire nel caso uno dei paesi membri (vedi Grecia) stia per fallire.</p>
<p style="text-align: justify;">Più gravi ancora, nel breve periodo, mi paiono i rigidi vincoli dell&#8217;ortodossia imposti alla Banca Centrale &#8211; che già di suo persegue una politica monetaria troppo restrittiva, e che si fissa da sola gli obiettivi di inflazione senza risponderne all’autorità politica -, il cui Statuto (voluto soprattutto dalla Germania) enfatizza la più stabilità monetaria che la crescita (stabilizzazione dell’economia reale), a cui è fatto divieto acquistare titoli pubblici, e che pertanto non può finanziare alcuna espansione dei bilanci pubblici né alleviare il peso debiti pubblici con un po&#8217; di signoraggio (come fece invece la FED, riformata da Roosevelt nella prima settimana della sua presidenza, a partire dal Marzo 1933, ed ancora nel 2009). Il chè mette a repentaglio la stabilità di tutto il sistema economico (<a href="http://http://www.cnbc.com/id/34844547">PIGS</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1373" title="jean-claude-trichet011" src="http://www.piergiorgiogawronski.com/media/jean-claude-trichet011-150x150.jpg" alt="jean-claude-trichet011" width="150" height="150" /></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center">[<em>Jean Claude Trichet, attuale Governatore della Banca Centrale Europea</em>]</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Un importante paper appena uscito di Olivier Blanchard e due colleghi italiani, tutti del FMI, offrono le loro “Lezioni” dalla crisi attuale e propongono, fra le altre cose, di alzare l’obiettivo di inflazione “normale” dal 2 al 4%, per consentire alle banche centrali di abbassare i tassi d’interesse ben sotto l’inflazione in caso di crisi, e sostenere l’economia reale con molta più efficacia. Una tesi che sostengo da vent’anni e che viene ora rilanciata dall’istituzione &#8220;più ortodossa del mondo&#8221;. Sarebbe ora che ne prendessero atto i nostri <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010030515126406-1">sacerdoti della moneta</a> nel Tempio dell&#8217;Ortodossia europea, la B.C.E.. Anche perché il motivo principale di questa proposta è un altro: consentire il recupero di competitività intra-europea a quei paesi che l&#8217;hanno persa (<a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/05/the-spanish-tragedy/">Spagna</a>) senza costringerli a un&#8217;orribile deflazione!</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, gli Stati membri dell’Europa monetaria non sembrano in gradi di avanzare proposte di riforma della governance economico-monetaria europea. Nel caso italiano, ciò dipende dal disprezzo per gli economisti dimostrato in questo decennio da Tremonti e Berlusconi: senza nuclei tecnici, “policy units”, o simili all’interno delle istituzioni di vertice, le idee sviluppate nell&#8217;Accademia o nei think thanks della società civile non trovano la strada per informare le proposte e le politiche dei governi. Temo però che non sia un problema solo italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/i-signori-della-finanza-e-la-crisi-delleuropa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il mio amico Eric era un uomo fortunato</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/il-mio-amico-eric-era-un-uomo-fortunato/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/il-mio-amico-eric-era-un-uomo-fortunato/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 03:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1313</guid>
		<description><![CDATA[L'Italia, presa in mezzo tra la crisi e il declino, torna in recessione nel quarto trimestre 2009: un anno in cui abbiamo fatto peggio di tutti. Tremonti continua a raccontare favole a un paese sfiduciato, che subisce la crisi senza reagire perché in troppi abbiamo dimenticato - nei nostri rapporti quotidiani, il valore dell'apertura e della solidarietà verso i nostri vicini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">L&#8217;Italia torna in recessione nell&#8217;ultimo trimestre del 2009, secondi i dati preliminari dell&#8217;Istat:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://1.bp.blogspot.com/_ngczZkrw340/S3VCjV1YuUI/AAAAAAAAQPI/vG77DM-RKjI/s1600/GDP%2BThree.png" border="0" alt="[GDP+Three.png]" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un -0.2 a trimestre corrisponde a un ritmo annuo di -0.9%. Insomma, le cose non vanno bene. L&#8217;Italia sta facendo peggio di tutti i grandi paese del mondo (U.S.A., Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Canada, Spagna, ecc).</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, è da un po&#8217; che le cose peggiorano. Per chi ancora crede che non c&#8217;è declino in Italia, ecco la prova:</p>
<p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5427324377543946578" style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center;" src="http://3.bp.blogspot.com/_ngczZkrw340/S1G6xCRTMVI/AAAAAAAAQCE/Rsi0QxEPuNo/s400/italy+long+term+GDP.png" border="0" alt="" width="434" height="245" /></p>
<p> </p>
<p>La disoccupazione aumenta&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"> <img class="aligncenter" src="http://2.bp.blogspot.com/_ngczZkrw340/S1IHjQAEgJI/AAAAAAAAQDk/RbSHis8NkWU/s1600/Italy%2BUnemployment%2BRate.png" border="0" alt="[Italy+Unemployment+Rate.png]" width="476" height="259" /></p>
<p>&#8230; mentre le cifre ufficiali sottostimano  <a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601085&amp;sid=aneX9qAAafOk#">la realtà</a>. (Vai su attachment per il grafico)</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Quello che colpisce è il clima di rassegnazione che c&#8217;è nel nostro paese. C&#8217;è un solo monarca, c&#8217;è una sola narrazione della crisi (quella di Tremonti, secondo la quale &#8220;stiamo andando meglio di altri paesi&#8221;), c&#8217;è una sola speranza: &#8220;io speriamo che me la cavi&#8221;, che a volte diventa &#8220;io speriamo che il monarca mi getti qualche briciola in cambio della mia supina fedeltà&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho visto un film ieri, &#8220;Il mio amico Eric&#8221;, che finisce con un gruppo di una settantina di colleghi che si mobilitano tutti e senza divisioni per difendere Eric, loro collega e amico. Dove sono, nella nostra Italia, queste reazioni solidali, questo atteggiamento franco e accogliente verso l&#8217;altro, questa fiducia nel poter cambiare insieme le cose per il meglio?</p>
<p style="text-align: justify;">Io non ci sto. <a href="http://www.lavoce.info/articoli/-300parole/pagina1001555.html">Non è vero</a> che con un alto debito pubblico come il nostro il governo non può fare nulla per combattere la crisi. Non è vero che ce la possiamo cavare da soli, la sorte verrà a prenderci uno per uno, come tanti Curiazi. E infine, non è vero che le nostre energie morali sono ormai morte: la crisi darà una mano a svegliare molti che si sono addormentati, al riparo del posto fisso, o del guzzoletto ricevuto in eredità.</p>
<p style="text-align: justify;">P.S. Per chi è interessato a capire le cause del declino economico italiano, questo grafico (grazie Paul) ne evidenzia una: la perdita di competitività. L&#8217;inflazione italiana negli ultimi 10 anni è stata più alta che in Germania e Francia (e che nella media europea), trainata dagli oligopoli e dalle tariffe, decise a danno dei consumatori dai soliti noti. (La linea dei costi che rappresenta l&#8217;Italia è quella azzurra che arriva appaiata al Portogallo).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.princeton.edu/~pkrugman/deflator_divergence.png" alt="DESCRIPTION" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/il-mio-amico-eric-era-un-uomo-fortunato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I dipendenti devono tacere! (Anche i giudici)</title>
		<link>http://www.piergiorgiogawronski.com/i-dipendenti-devono-tacere-anche-i-giudici/</link>
		<comments>http://www.piergiorgiogawronski.com/i-dipendenti-devono-tacere-anche-i-giudici/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 21:39:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piergiorgiogawronski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni democratiche]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piergiorgiogawronski.com/?p=1303</guid>
		<description><![CDATA[Berlusconi oggi ha  dichiarato : "Non posso governare se i pubblici dipendenti mi attaccano". Poi ha fatto riferimento ai giudici. Si scontrano qui due idee di società, da un lato quella della Costituzione, dall'altro quella di Berlusconi. E lo scontro si sposta dalle aule parlamentari ai luoghi di lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi oggi ha  <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/02/10/news/berlusconi_risponde-2250564/">dichiarato</a> : &#8220;Non posso governare se i pubblici dipendenti mi attaccano&#8221;. Si riferiva in particolare ai giudici. Berlusconi ha anche dichiarato pieno appoggio alla proposta di Legge Valentini  (che mira a rendere sostanzialmente inutilizzabili sul piano processuale i &#8220;pentiti&#8221; di mafia): una proposta talmente scandalosa che soltanto un mese fa  suscitò  &#8211; insolitamente -  la presa di distanza da parte dei Ministri di Alfano e Maroni: &#8220;Finché ci sarò io, questa proposta non passerà mai!&#8221;, aveva detto Maroni.</p>
<p>Berlusconi ora dice che &#8221;l&#8217;unico errore di Valentini è stato quello di non preparare bene il terreno&#8221;. Avete capito? In altre parole, ci stanno cambiando le teste, ci stanno abituando a pensare che la libertà non è una cosa buona, è pericolosa, ci sono &#8220;dei limiti&#8221; &#8230; e che il potere esecutivo non deve essere messo in discussione né dai dipendenti pubblici, né dai giudici, né dai pentiti, né &#8230; .</p>
<p>Si scontrano qui due idee di società, da una parte Berlusconi, dall&#8217;altra la democrazia di tipo occidentale, la civiltà occidentale (&#8221;società aperta&#8221;) come è emersa dalla seconda guerra mondiale. La faglia, lo scontro, la trincea in difesa della libertà  ora si sposta in buona parte sui luoghi di lavoro. Nel lavoro dipendente domina la paura. La gente ha paura. Il potere trova sempre meno contrappesi, freni, limiti. Ma cedere alla paura, nascondersi, significa perdere la libertà. Nel rispetto delle Leggi vigenti, occorre riaffermare sempre i nostri diritti civili e politici, sempre. E per arginare la paura dilagante, occorre moltiplicare la solidarietà verso chi viene preso di mira.</p>
<p>PS. Mi giunge voce che un dipendente delle Poste di cui sarebbe stato proposto il licenziamento perché a Livorno, in un Convegno/Circolo del PD avrebbe affermato che - se fosse per lui - &#8221;ridurrebbe gli stipendi dei portalettere&#8221;; e ha espresso altre critiche all&#8217;organizzazione dell&#8217;azienda. Licenziato! Ma stiamo scherzando?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piergiorgiogawronski.com/i-dipendenti-devono-tacere-anche-i-giudici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
