Il boom dei consumi

Il grafico qui sotto evidenzia come – a partire dagli anni “80 -  i consumi negli USA e (in minor misura) nel Regno Unito siano cresciuti fino a livelli mai visti prima, arrivando ad assorbire quote inusitate del reddito prodotto. Normalmente il rapporto fra consumi e redditi è piuttosto stabile, almeno in paesi avanzati e a crescita grossomodo costante, come questi: è quello che succede in Germania, Francia, e Giappone nel periodo considerato. (Il Giappone sembra fare eccezione negli anni “70: si tratta in realtà di un normale processo di convergenza da parte di una economia che – raggiunti i livelli degli altri paesi – vede calare il proprio tasso di risparmio, anche per il rapido invecchiamento della popolazione).

 

Naturalmente, alcuni incentivi economici hanno favorito il boom dei consumi nei paesi anglosassoni. Gli economisti hanno messo in rilievo, ad es., il dollaro “forte”, che per troppo tempo ha stimolato gli acquisti a basso costo dei beni importati negli USA; i tagli alle tasse di Bush nel 2002; la eccessiva fiducia nella crescita futura della produttività americana; la disponibilità di credito, troppo gentilmente offerto dagli asiatici e da Greenspan.

Ma crisi globale ha origine anche nell’insieme dei comportamenti “insostenibili” di una miriade di famiglie. Molte spiegazioni del boom consumista, pertanto, sono di natura psicologica, sociologica, e morale.

Le aride cifre dell’economia rivelano infatti il prevalere – prima della crisi – di modi di pensare e comportamenti tesi ad inseguire un modello sociale mitico, basati sull’idea dell’ “arricchimento veloce”: non si spiega altrimenti la grande crescita della propensione al rischio economico. Questi atteggiamenti in passato erano tipici solo di alcuni settori dell’alta finanza, di alcune frange piu’ ricche della popolazione; queste frange sono divenute   - grazie ai mass media -  il nuovo “sogno americano”, il modello sociale da inseguire ed imitare.  Esempio: che senso ha acquistare (vendere) un’auto di lusso da 50.000$ per (a) una famiglia che guadagna $30.000 l’anno, solo perché “può pagarla a rate in sette anni”? O concedere un mutuo da $500.000 a una famiglia che guadagna $40.000 l’anno? Eppure cose del genere sono successe, tanto spesso da provocare una crisi globale!

Oggi, però, la crisi impone un cambiamento degli stili di vita – a volte brutale – tutt’altro che transitorio. La crescita della propensione al consumo  – tra il 1981 e il 2008 –  protratta per così tanti anni, ha messo in crisi i bilanci di parecchie famiglie. Perciò nei prossimi anni osserveremo un forte aumento della propensione al risparmio, che non verrà meno fino a quando i buchi nei bilanci non saranno stati turati. L’idea che tutto tornerà molto presto come prima è assurda, impossibile. Nel 2008 la vita di milioni di famiglie in tutto il mondo, specie nei paesi del boom, è cambiata per sempre.

In molti paesi, sotto l’incalzare della crisi economica e delle rate del mutuo da pagare, è in atto un profondo ripensamento dei modelli di vita e dei valori sottostanti. A loro volta, stili di vita più sostenibili e (nei paesi indebitati) più sobri aiuteranno l’economia globale a riequilbrarsi e a riprendersi. Filosofi, sociologi, vescovi, e altri ancora sono impegnati a definire e rilanciare un nuovo umanesimo.

Ciò detto, per risolvere i problemi dell’economia globale non è necessario moraleggiare più di tanto sul consumismo, la corruzione, la malafede dei banchieri, dei venditori a credito di auto, case, ecc.. La natura umana è quella che è, e non sempre è possibile cambiare i valori di intere società. L’economia di mercato, la società aperta, la libertà e la responsabilità individuale possono sopravvivere anche in tempi di crisi morale, fintantoché le tendenze auto-distruttive dell’Umanità sono tenute a bada dalla regolamentazione e dalle politiche (economiche). Certo, anche in questo settore possono essere commessi  – sono stati commessi -  degli sbagli: ma almeno possono essere corretti rapidamente (a condizione di capire le cause profonde del problema). Ma questo è il compito della politica.

 

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