I finanziamenti che – a partire dagli “80 – giungono anno dopo anno ai paesi in deficit commerciale (USA, UK, Australia, …) vengono intercettati dal sistema finanziario locale e distribuiti ai diversi segmenti dell’economia. In America, una piccola parte viene utilizzata per finanziare la nascita di imprese innovative (Silicon Valley, le start-up nella microbiologia e nella genetica, ecc.). Questi investimenti alimentano una crescita sostenibile e armonica dell’economia americana. Un’altra parte dei capitali disponibili – dopo il 2001 – va a finanziare il deficit del governo americano, in particolare i tagli alle tasse e la guerra in Iraq. La maggior parte viene impiegata – attraverso vari passaggi intermedi – per alimentare gli acquisti (a credito) delle famiglie, soprattutto beni di consumo e nuove abitazioni, ma anche azioni.

Il grafico qui sopra mostra come nel dopoguerra, fino a tutti gli anni “70, il reddito (linea rossa, asse di destra) e l’indebitamento (linea blu, asse di sinistra) delle famiglie – i consumatori per eccellenza - si siano mossi in modo simmetrico. Ma a partire dagli anni “80 redditi e debiti tendono a procedere in modo autonomo. Si comincia a aumentare l’indebitamento anche quando le capacità di sostenere le rate dei mutui non cresce. La bolla consumista – iniziata nell’era reaganiana – arriva alle sue ultime conseguenze a partire dal 1999, quando le famiglie americane aumentano il proprio indebitamento non solo nelle fasi in cui il reddito sale, ma anche quando il reddito familiare scende.
In questo modo, hanno origine e si alimentano diverse bolle speculative che si susseguono o si accavallano. La prima a scoppiare è quella del Nasdaq e dei titoli “high-tech”, a stento contenuta nel 2001 dalla politica monetaria espansiva di Greenspan. Nel 2007-08 raggiungono il culmine in stretta successione la bolla immobiliare, quella dei consumi – iniziata già ai tempi dell’”edonismo reaganiano” -, e quella delle borse.
Alan Greenspan Presiede la FED dal 1987 al 2006
La scelta infausta – compiuta da molte famiglie in diversi paesi, non solo anglosassoni - di indebitarsi per vivere al di sopra dei propri mezzi o di speculare sugli immobili e in borsa, viene alimentata e sostenuta da un sistema finanziario che si dimostra largamente incapace di svolgere la propria funzione istituzionale: indirizzare i capitali verso gli impieghi più produttivi e meno rischiosi. Poiché il sistema finanziario è il cervello del capitalismo mondiale, il suo fallimento ha suscitato un senso di sgomento nei fautori del liberismo, e un grande dibattito tra e con gli economisti neo-keynesiani e liberal, critici della deregolamentazione e fautori di una grande riforma della finanza. Ma quale riforma?
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