Melfi: colpirne uno per educarne cento

Scritto il 11 agosto, 2010, alle ore 11:36 pm

La reintegrazione dei tre operai di Melfi, imposta dal giudice alla Fiat, dimostra che la partita della democrazia si gioca nel paese profondo, e non solo nel circuito politico. Nessuno nega il valore della docilità dei lavoratori nei confronti delle direttive aziendali. Ma con il pretesto di tutelare la produzione – sembra dire la sentenza di Melfi -  si è licenziata alla prima occasione gente che in fabbrica aveva espresso posizioni sindacali ed opinioni sgradite all’azienda: “colpirne uno per educarne cento”, direbbe Mao.

Le stesse tensioni sui luoghi di lavoro percorrono il mondo della pubblica amministrazione: azienda che gestisce le nostre tasse. La partita è spesso fra cricche di potere (vere o presunte) e dipendenti fedeli allo Stato. Una Regione del nord-est ha licenziato un dipendente perché aveva criticato pubblicamente l’andazzo nella sua amministrazione; stessa cosa per l’Agenzia delle Entrate di Pavia; procedimenti disciplinari di diversa gravità si registrano negli enti locali e nelle amministrazioni centrali (compresa la Protezione Civile).

Questi casi sono la punta di un iceberg. Sotto il livello della visibilità c’è tutto un universo di emarginazione, demansionamento, e mobbing nei confronti di chi protesta “per vie interne”. Sono spesso i tecnici più qualificati, i giovani più sensibili all’etica pubblica, i “cervelli” che tornano dall’estero per aiutare il nostro paese a risollevarsi, abituati a ben altra correttezza. La pena più lieve è per chi non da fastidio, ma non si accoda: di solito non fa carriera.

Ecco un dialogo realmente accaduto fra un Capo Dipartimento che chiedeva di “addomesticare” una relazione tecnica, e il sottoposto che si dichiarava non disponibile:

Tu non farai mai carriera!

Lo so” [sottinteso: è il prezzo dell’onestà].

 “Vuoi che ti faccio sentire cos’è il potere?!!” [urlando]

Preferirei di no…

I dipendenti sono i primi – spesso gli unici – a sapere quello che accade nella propria istituzione. Mettendo il bavaglio ai dipendenti, si nasconde a noi cittadini il 95% delle situazioni in cui l’interesse pubblico viene vilipeso.

La legge vieta al dipendente di “nuocere agli interessi o all’immagine della pubblica amministrazione…”. Va interpretata alla luce dell’Art.21 Cost.: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

È in atto un tentativo di strumentalizzare le leggi, a tutela degli interessi e dell’immagine degli alti dirigenti della pubblica amministrazione che operano contro l’interesse pubblico. L’opposizione prenda nota. E reagisca sul piano normativo.

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Comments
Riccarda 12 agosto 2010

Grazie a tutti quelli che ricordano quanto il dissenso sia completamente scomparso dalle aziende moderne. Nella mia storia recente, per aver denunciato un problema di sicurezza, sono stata espulsa (per loro era solo un trasferimento in altra sede a circa 500 chilometri da dove vivo) e ora a 48 anni mi trovo a dover cercare un nuovo lavoro.
Non vedo, sui quotidiani, riflessioni in merito alla assoluta mancanza di confronto che questi tempi hanno portato. Nel momento in cui chiunque esponga un parere critico, automaticamente diventa un elemento di disturbo, quindi da epurare, da parte della maggioranza omologata. La crisi economica ha solo accentuato questo problema, rendendo necessario “obbedire” a regole che non si condividono, pur di tenersi il lavoro.
La mia storia è considerata con disapprovazione anche da parte di ex-colleghii che considerano plausibile che un manager, o una multinazionale, possano essere infastiditi dalla continua esposizione di un pensiero diverso da quello “unico” che prevede solo il bene dell’azienda.
E per il bene dell’azienda si giustifica tutta una serie di atti che, spesso, vanno a ledere i diritti dei lavoratori, dei quali però, perdendosi via via la consapevolezza, nessuno osa più parlare.
Grazie quindi ancora per aver posto l’accento su questo terribile costume.

Stefania 14 agosto 2010

Anche da noi alle Poste i casi sopra descritti sono avvenuti, dopo che è arrivata la nuova gestione originata dal sottobosco del centrodestra. A parte i casi estremi (c’è stata gente bravissima licenziata per fare posto a amici degli amici del tutto incompetenti), c’è un clima di vaga minaccia che pende su tutti i dirigenti. Corrado Passera era un’altra cosa: badava solo al merito, alla qualità.

Giampaolo 19 ottobre 2010

Eccone un altro. Sospeso dalle FS perché aveva espresso solidarietà agli operai di Melfi! Roba da matti…

http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_18/nino-luca-deangelis-santoro_40197076-da9a-11df-b6f8-00144f02aabc.shtml

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