Ascoltare gli elettori
Scritto il 10 giugno, 2009, alle ore 9:27 am
Cari compagni e amici, guardiamoci in faccia. Questa è una debacle. Che viene da lontano: la sfortunata campagna elettorale del 2006; la crisi del governo Prodi; la sconfitta alle politiche del 2007; il declino nell’era Veltroni. Ora raccogliamo i cocci: meno cinque punti alle Europee; e un risultato peggiore alle amministrative (dove conta molto la qualità dei candidati).
Gli elettori ci stanno dicendo forte e chiaro che la nostra proposta non gli piace, che i nostri candidati non gli piacciono, che i nostri leader hanno concezioni superate. Parlo del nostro elettorato “potenziale”, che non è stato affatto risucchiato nel vortice dei nuovi disvalori berlusconiani, e che invece è lì che resiste, che aspetta. Il risentimento diffuso nei nostri confronti rivela la presenza di un’altra idea, di un progetto “democratico” latente nella società, che noi non riusciamo a (o non vogliamo?) interpretare.
In democrazia, quando si fallisce si va via. Anche per una questione di credibilità. Ma non basta. I nuovi leader devono essere selezionati dagli elettori. Semplice, vincente. Chiedete agli elettori: “chi (con quale programma) volete alla guida del partito?”
Scommetto (ma posso sbagliare) che i nostri elettori – se potessero – sceglierebbero un leader né ex-DS né ex-Margherita, e un gruppo dirigente di alto livello intellettuale e professionale. Il/la quale aprirebbe il partito, ristabilirebbe la democrazia interna, valorizzerebbe ONG e cittadini anche non iscritti. Si appellerebbe alle migliori energie intellettuali della società civile per avviare un grande cantiere (con buone dosi di trasparenza e interattività) per definire un progetto democratico per l’Italia. Che al centro avrebbe non “la difesa” (tutti i nostri leader), ma “il ripristino” della Costituzione: Obama in America è partito da qui.
La classe dirigente “uscente” può ritirarsi dignitosamente, o trascinare con sé il PD nel baratro. “Dignitosamente” non vuol dire andare via lasciando tutti nei guai; bensì favorire un ricambio basato sulla democrazia, invece che sulla cooptazione dei simili. Purtroppo, lo Statuto del partito prevede un Congresso e primarie “blindate”: i candidati alla Segreteria nazionale sono selezionati unicamente dagli iscritti. Cioè dalle correnti. Cioè dai soliti noti. (Era tipico dei regimi comunisti tenere regolari elezioni, ammettendovi solo… se stessi). Per fortuna, lo Statuto si può cambiare: basta che il 10% dell’Assemblea Nazionale lo chieda. Anche tu puoi firmare: www.piergiorgiogawronski.com/petizione. Salviamo insieme il PD, con l’aria fresca della democrazia.




Il nuovo deve essere scelto dalla democrazia, nel senso più ampio e aperto. Può non dare sempre risultati ottimali, ma è il metodo meno imperfetto che abbiamo
Stefania