Alla Presidenza del Consiglio conoscono la Costituzione?

Scritto il 14 gennaio, 2010, alle ore 6:37 pm

La Pubblica Amministrazione

Art. 97.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Art. 98.

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.

Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

(Dalla Costituzione Italiana)

NB: La Costituzione considera casi eccezionali quelli in cui si entra nella p.a. senza concorso: insomma ammette solo situazioni di urgenza, specificamente e individualmente previste e regolate dalla Legge. Inoltre, l’indipendenza della p.a. (al servizio esclusivamente della nazione, non di una parte politica) imporrebbe carriere basate sul merito, non sull’affiliazione politica.

Ed ora ecco cosa scrive l’Espresso sulla PCM, e la mia intervista video parte 1 e parte2.

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Comments
Paul Dembinski 14 gennaio 2010

Ciao,
excellente inteview – trés courageuse, froide, precise !! Bravo!!!

Luigi 14 gennaio 2010

Bravo, era ora che qualcuno dicesse le cose come stanno!

silvia 15 gennaio 2010

Ciao PierGiorgio,
complimenti per l’intervista: chiaro, efficace e meno timido (e impacciato:-) del solito.
L’ho messa sul mio profilo di facebook!
A presto,
Silvia

Aldo 17 gennaio 2010

Caro Pier Giorgio, è inutile che insisti con il PD, tanto, come fai capire tu stesso nel video, questi signori NON HANNO NESSUNA INTENZIONE DI CAMBIARE STRADA! Perché non ti metti invece a fare politica con Emma Bonino, che queste cose le dice da DECENNI?! Saluti.

Atavar 17 gennaio 2010

La situazione che descrivi alla presidenza del consiglio è molto simile a quella che viviamo alla Regione Veneto, che pure non è una regione del “profondo sud”. Per cambiare le cose Ci vorrebbe uno scatto di coraggio in tutte le pubbliche amministrazioni. Iimmagino che a te, dopo la tua denuncia chiara e serena, bloccheranno la carriera, e forse ti renderanno la vita dura anche in altri modi… I fascisti di ogni epoca sono così: prima ti isolano e poi ti vengono addosso tutti assieme. Ti auguro di avere qualche buon amico nella tua istituzione che ti saluti come prima, che non ti lasci solo. Io, per quel che vale, anche se non ho il coraggio di fare apertamente la denuncia che hai fatto tu, ti ringrazio profondamente per quello che stai facendo e ti sono vicino.

piergiorgiogawronski 17 gennaio 2010

Caro Aldo, stimo Emma Bonino, spero di vedere presto un fronte unito fra tutti quelli che credono nel ritorno alla Costituzione come unica via d’uscita democratica per il nostro paese.

Caro Avatar, alla Presidenza del Consiglio hanno iniziato il “gioco duro” molto tempo fa, molto prima che uscisse – lo scorso 13 gennaio – la mia intervista video sul sito dell’Espresso, molto prima che mi occupassi di politica. Sono anni che fanno il gioco duro. E tu che lavori in una p.a. sei – purtroppo come molti altri – testimone muto di questo andazzo intimidatorio, che costringe in un angolo gli onesti e calpesta quelli che si mettono di traverso ai voraci interessi privati che si mangiano lo Stato. Ma io sono guascone; e amo il mio paese più di ogni altra cosa; perciò facciano pure.
Nel servizio pubblicato dall’Espresso c’è un riquadro obliquo dedicato al collega Asdrubali e al sottoscritto, in cui si citano alla lettera documenti riservati, fatti filtrare in flagrante violazione della legge da una manina nascosta della Pcm. Il riquadro si intitola “pagati per non lavorare”: il messaggio – fuorviante – è che prendiamo soldi a sbafo; mentre è vero il contrario, ci hanno impedito per tre anni di lavorare e noi abbiamo protestato, e lavorato lo stesso. Anche i colleghi del “Controllo interno” vengono ingiustamente attaccati perché ci hanno pagato lo stipendio come a tutti gli altri, nonostante il demansionamento di cui eravamo fatti oggetto.
Di fronte ad una richiesta dell’Espresso, Io ho scelto di fare delle dichiarazioni politiche, apertamente, e nell’interesse del paese; mentre mi sono rifiutato di far filtrare informazioni – in particolare su singole persone – nascondomi dietro il giornalista. Altri hanno preferito andare oltre – fino a violare la Legge – colpendo “ad personam”, ma restando nell’ombra. Questione di stile.

Carlo 17 gennaio 2010

Spero che questa coraggiosa denuncia non venga passata sotto silenzio. La mia solidarietà politica a Piergiorgio.

Carlo L.

olga 17 gennaio 2010

una denuncia coraggiosa, come nel tuo stile, che non teme di esporsi e pagare di persona per portare avanti ciò in cui crede… un richiamo per i tanti che a tutti i livelli lavorano nella pubblica amministrazione dove competenza, dedizione e coscienza naufragano in un mare di disaffezione ed interessi privati, quando non di malaffare. Rialziamo la testa!

Raffaela 18 gennaio 2010

Per troppo tempo abbiamo sopportato. Il timore di essere emarginati ci ha reso pavidi.
Diciamo basta insieme.
Sconfiggiamo la paura.

Leonardo L. 18 gennaio 2010

L’unica risposta che si può dare alla inefficienza e alla privatizzazione della PA è quella che viene dal basso, da chi alla sua scrivania spesso non sa come far trascorrere le ore che mancano all’uscita. Guardandosi intorno con occhi aperti si possono scoprire tante cose da fare per migliorare l’ufficio, anche all’insaputa del dirigente che quando se ne accorgerà si precipiterà a farvi fare qualcosa di utile. Il nostro tempo è la variabile più preziosa, usiamola al meglio e il suo rendimento ci stupirà più di un miracolo di borsa.

gianfranco 22 gennaio 2010

Caro Pier Giorgio, dopo il nostro scambio di opinioni in altra “sede” – a proposito della tua intervista sulla presidenza del consiglio dei ministri – desidero replicare alla tua risposta e spiegarti il perché la tua azione, di sollevare personalmente una pubblica e legittima doglianza verso lo strano sistema dell’amministrazione super partes dello Stato, non mi ha convinto.
Si tratta in prima sostanza della modalità in cui l’intervista è stata effettuata, non certo del suo contenuto, che condivido pienamente. Poi, non mi piace l’Espresso; ha dato il senso di una confessione più di un’intervista.
Quanto al merito, vorrei dire, pur nel rispetto delle tue scelte, che, considerata la tua posizione dirigenziale, il legame contrattuale con l’amministrazione, potendo essere rescisso in qualsiasi momento, non ti costringe a subire più di tanto situazioni scomode e umilianti, anche invocando il rispetto dei principi costituzionali. Mi rendo conto che questa considerazione può suonarti come una provocazione, una mancanza di sensibilità etica o una buttata di qualunquismo, ma sta di fatto che la presidenza del consiglio dei ministri, nell’evidenza del suo cinismo e dei suoi molteplici difetti, non ha mai trattenuto nessuno a soffrire.

Dico spregiudicatamente questo avendo assistito al parto della legge n. 400 nel lontano 1988 e posso assicurarti che, in particolare, la ratio delle norme di inquadramento del personale era nel senso che il Governo e la politica “dovessero decidere sulle persone” a prescindere dalla Costituzione e a prescindere dalle norme e, alla fine, nel bene e nel male, ognuno poteva mangiare quella minestra o saltare quella finestra (un incarico di portaborse o di autista di un politico valeva di più di una laurea o di un incarico di docenza).
In questo contesto, a seguito delle riforme della pubblica amministrazione gestite dai governi di centrosinistra, la presidenza del consiglio di ministri, che fino al 1988 era un mero contenitore e mercato di squallidi portaborse riciclati, ha voluto dare un miglior vestito al proprio status, affidando il vertice amministrativo ad una serie di categorie di alti funzionari: c’è stato il sopravvento degli ambasciatori, poi dei prefetti e dei militari, poi dei magistrati (dei vari ordinamenti), dei professori universitari, degli estranei (giornalisti, avvocati e quant’altro). Nei vari passaggi di mano si è delineato il corpo di questa amministrazione, anomala e piena di contraddizioni patologiche, inquinata dalle cordate e dalle nature deformate dei vari soggetti istituzionali sopravvenuti, promanata da un soggetto paterno, incarnato nella protervia del sistema politico, e da un soggetto materno, ahimè escort, venduto alle più strane “intromissioni” categoriali, che a loro volta, grazie ai governi di turno, hanno goduto in tutti i sensi.
Vogliamo, dunque, valutare quanto hanno ottenuto, in termini economici e di carriera, dal 1988 gli ambasciatori, i prefetti, i militari, i magistrati (ad esempio, con la loro permanenza in servizio fino a 75 anni), i professori universitari o i giornalisti? Quanti ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato sono stati pilotati verso sentenze favorevoli, con successivo esborso di denaro pubblico? Pier Giorgio, sto parlando di efficienza, efficacia ed economia! (poi, guai se al premier nomini la magistratura!).
Nel totale puttanesimo, oggi mamma presidenza è ancora di più terra di nessuno, in preda agli squali della politica e dello spoil system. Oggi, ostenta una dirigenza, cooptata con concorsi di “idoneità al contrario”, “doc” (si fa per dire), mediamente mediocre (tranne sporadiche e sofferenti eccezioni), prevalentemente asservita al potere, ma comunque, rispetto a quel che rende, molto ben pagata …. per eseguire anche una funzione fantasma o, se del caso, di staff.
Sono pubblici gli stipendi dei dirigenti e i loro curricula e se penso, in virtù della mia funzione di valutatore di curricula, che ognuno ordinariamente aggiunge una considerevole tara al proprio curriculum, ho ragione di ritenere, nello squallore generale, che forse occorre un’altra diagnosi prima di mettere a punto una strategia per arrivare ad un cambiamento. Altrimenti, il coraggio di cambiare si trasforma in un suicidio.
Saluti
Gianfranco

Antonello 27 gennaio 2010

Caro Piergiorgio,
avrei voluto postare prima queste riflessioni ma il mio collegamento internet funziona peggio della PA riformata da Brunetta, e ti lascio immaginare…
Francamente sono piuttosto sorpreso da tutto questo can can che ha sollevato la tua intervista all’Espresso. E soprattutto sorpreso da qualche commento precedente (gianfranco). In cui ti si dice in pratica: se non ti piace perché non te ne vai? Che cavolo di ragionamento. Allora perché non ce ne andiamo tutti oltralpe e chiediamo la cittadinanza francese visto che l’Italia attuale non ci piace?
Ma non voglio polemizzare. Tornando alla tua intervista secondo me il tuo coraggio è stato quello di dire delle cose piuttosto ovvie. Ma in Italia sono le cose che in questo periodo più danno fastidio, come per es. “la legge deve essere uguale per tutti”, e cose del genere… Riassumendo le tue “dirompenti” dichiarazioni sono queste:
- “C’è sofferenza nella dirigenza” (c’è da scandalizzarsi per questo?)
- “Le commissioni dei concorsi sono tutt’altro che indipendenti” (lo sanno tutti)
- E se quanto detto appena prima è vero, chi può contestare che siano di conseguenza “poco qualificate?”
- “L’ impegno dei giovani va in crisi nel momento in cui non serve studiare ma avere buone relazioni.” (constatazione lapalissiana);
- “L’amicizia politica conta molto per fare carriera.” (Ma dai!)
- “Sono deluso da Brunetta sul quale aveva posto speranze…”

Mi fa specie che tu abbia posto delle speranze in Brunetta. Io da come era partito, nessuna. E tutte le chiacchiere successive mi hanno confermato la prima impressione. Da lui si sentono solo invettive contro i dipendenti pubblici. Mai un progetto serio di ristrutturazione dei processi, l’unico modo per cambiare qualcosa in questo paese.

piergiorgiogawronski 28 gennaio 2010

Scusate se non partecipo molto al blog in questo momento, ma la Pcm ha avviato un procedimento disciplinare nei miei cfr., che può sfociare nel caso più grave anche in un licenziamento, o in decurtazioni di stipendio, censure, revoche di incarico, ecc., e sono dunque impegnato su quel fronte, oltre al normale lavoro e a tutte le altre cose. Credo che questo provvedimento disciplinare, se ci sarà, sarà un caso la cui definizione in un senso o in un altro – per la portata della istituzione in cui avviene – definirà i diritti sociali e politici dei dipendenti pubblici sul luogo di lavoro – non solo alla Pcm – per anni. Merita la mia attenzione.

gianfranco 28 gennaio 2010

Caro Piergiorgio, quest’ultima notizia non ci voleva. Mi dispiace moltissimo apprenderla e credimi, anche se non ci conosciamo personalmente, ti sono vicino come un fratello. Contattami pure se hai bisogno di un consiglio.
Con affettuosa e sincera solidarietà.
gianfranco

piergiorgiogawronski 1 febbraio 2010

Eccomi finalmente. Sono giorni intensi. Anche belli. Per me è un privilegio servire il mio paese. E credo che la reazione brutale di cui sono fatto oggetto significhi che in questo momento lo sto facendo, che ho colpito nel segno. Mi fa piacere.

Caro Antonello, è vero, in fondo non ho detto nulla di nuovo (grazie per farlo notare a qualcuno lassù che non mi vuole bene). Ma la novità sai qual’è? Che “l’ho detto”! Apertamente ! Ci ho messo la mia faccia! E’ questo il comportamento – al di là dei contenuti – dirompente. Perché è un invito implicito ai miei colleghi, e a tutta la p.a., a smettere di aver paura, a rifiutare le intimidazioni, anche, delle cordate mafio-politiche che si stanno mangiando lo Stato, il NOSTRO Stato, e l’Italia, la NOSTRA Italia. Se “lor signori” vincono questa partita, qualunque cosa dicano la Costituzione (Art.21) e le Leggi, passerà il princìpio che – di fatto – i dipendenti pubblici non possono parlare di quello che vedono al lavoro. Agli onesti arriverà un messaggio: “soffrite, e state anche zitti, altrimenti vi licenziamo”. Se invece vinco, al vertice della p.a. vi sarà un precedente. Il messaggio che arriverà dalla PCM sarà che in questo paese si può parlare “liberamente” di quello che si vede ogni giorno in ufficio. I dipendenti della p.a. possono esprimere pubblicamente le proprie opinioni sulle norme, le prassi, e le situazioni che vivono sul posto di lavoro. (A parte rischiare la carriera e il demansionamento; ma NON il licenziamento). Ed allora? C’è il rischio che la gente onesta smetta di vergognarsi in pubblico; magari deciderà di non farsi mettere nell’angolo dagli odierni “bravi” di manzoniana memoria. Molti dipendenti pubblici che intervengono su questo blog (come su altri) con solo il nome comincerebbero a firmarsi con nome e cognome… “Imagine”… Se le istituzioni fossero trasparenti, se i dipendenti potessero raccontare liberamente quello che succede all’interno, discuterne con i cittadini, con gli utenti, riflettere su come migliorare le cose, come impedire gli abusi… Temo che la pacchia per qualcuno finirebbe presto. E questo qualche Don Rodrigo non vuole che accada. E allora ecco l’intimidazione… Come andrà a finire, non dipende solo da me; e sono anch’io curioso di vedere.

Caro Gianfranco, grazie perché partecipi alla discussione con tutta la tua franchezza, la tua libertà e, a quanto pare, con una certa conoscenza delle cose. Tu scrivi sulla PCM cose più dure di quelle che ho detto io, ma non te ne vai. Non discuto le tue scelte, ma tu puoi capire le mie? Non me ne vado perché questo è il MIO paese, queste sono le MIE istituzioni, questa è la MIA democrazia. E questa è anche la MIA gente che soffre, umiliata, costretta a difendersi, a tacere, a sprecare gran parte del patrimonio di conoscenze, immaginazione, passione che ha dentro. Questi sono i MIEI figli e nipoti, che devono piegarsi a logiche che non sono quelle del “concorso per merito” (non dico altro), oppure devono emigrare. E allora sai che ti dico? Che se ne vadano “loro”, i Don Rodrigo, e i loro bravi. Io dico loro: “Questa non è la vostra istituzione”, “Questo paese non è vostro!”. Se, come scrivi, le leggi e le prassi dal 1988 in poi si sono sviluppate in contrasto con la Costituzione, non è che non capisco… semplicemente, ho deciso di fare finta di non capire. Faccio finta di credere che la Costituzione sia ancora vigente in questo paese, e che io sia un uomo libero; perché lo sarò finché mi comporterò come tale. Quanto alla contabilità esistenziale, nel dare e nell’avere conta non solo chi prende meno colpi; e neppure chi vince. I conti si fanno nel momento di andarsene dal mondo. Nel gioco esistenziale, vince chi, in quel momento, è meno triste. Prima di Cristo, lo spiegò Ettore ad Andromaca (vv. 392 – 502, VI libro, Iliade).

Grazie di cuore a tutti gli amici che in questi frangenti mi sono vicini.

Antonello 2 febbraio 2010

Caro Piergiorgio,
ricordi quando lavoravamo assieme in Amnesty International per la liberazione dei “prigionieri di opinione”? Per fortuna la detenzione non è il tuo caso, però… un “reato di opinione” forse lo hai commesso, se ti vogliono punire per questo. Ma sai che ho scoperto? Che oggi il Amnesty ha allargato di molto il suo statuto e si occupa anche di “svolgere ricerche e azioni per prevenire e far cessare gravi abusi dei diritti all’integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione.” Mi sa che dovremmo interessarla al tuo caso…
Non conosco le motivazioni del provvedimento disciplinare che ti riguarda ma mi piacerebbe, se fosse lecito, conoscerle. Provo tuttavia ad indovinare: hai per caso in qualche modo, secondo loro, messo in atto comportamenti che hanno “nuociuto” all’immagine della P.A.?
A parte il fatto che il principio generale più importante del codice di comportamento stabilisce che “il pubblico dipendente conforma la sua condotta al dovere costituzionale di servire esclusivamente la nazione con disciplina ed onore e di rispettare i principi di buon andamento ed imparzialità dell’amministrazione.”
E’ vero che l’articolo dopo si affretta a precisare che “Egli (il dipendente) non svolge alcuna attività che contrasti con il coretto adempimento dei compiti d’ufficio e si impegna ad evitare situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o all’immagine della pubblica amministrazione.” Ma qualcuno mi dovrà spiegare come fa un pubblico dipendente a rispettare il primo e basilare principio se non può denunciare una situazione anomala, all’interno del sistema, che minaccia “il buon andamento ed imparzialità dell’amministrazione”. Non nuocerebbe di più l’ “interesse e l’immagine della P.A.” se non si denunciassero questi abusi?
E un’altra domanda sorge spontanea. Perché si scandalizzano tanto per le tue pacate e sporadiche dichiarazioni e ammutoliscono ammirati invece a quelle martellanti e feroci del nostro intrepido Brunetta che le spara di mostruose contro la P.A.? Lui sì, che più di qualunque “pubblicità progresso” ha contribuito a devastare l’immagine dei dipendenti pubblici e di conseguenza della P.A. italiana!
Ma si sa. Rassegniamoci. Ci sono cittadini di serie A e di serie B. Ci sono quelli che si accostano alla cosa pubblica con rispetto e con spirito di servizio e ci sono quelli che si appropriano della cosa pubblica come si trattasse della loro seconda casa al mare.

gianfranco 2 febbraio 2010

Caro Piergiorgio, io sono ancora qui e ci resto, come te, per svolgere la MIA missione. Quando ho agganciato casualmente la tua intervista, ho avuto la sensazione che qualcuno, come me, stesse lottando per il futuro di una democrazia coerente. Spero di non essermi sbagliato. Vedo che altri (come Antonello) non hanno compreso la mia ironica provocazione e avrei gradito moltissimo quella polemica che lo stesso non ha ritenuto di fare su quanto da me raccontato. Io capisco le tue scelte; forse, non ne comprendo la modalità di azione poiché la battaglia, spero tu condividi, è alquanto complessa.
Io resto qui a pagare lo scotto dei “miei ritardi”, avendo perso svariati treni della dirigenza. Sono bravo perché faccio seriamente il mio dovere (e qualcuno dice bravissimo, grazie alla mia “moral suasion”, una tecnica sconosciuta per la nostra dirigenza prevalentemente dozzinale) ad organizzare “treni” per il prossimo. E per me stesso, invece, sono stato una frana!
Sono molto affascinato dalle estemporaneità del mio lavoro che, nel corso delle numerose esperienze, ha rinfrancato la mia formazione di esploratore scientifico. Fornisco a costo zero (cioè a stipendio ministeriale) la mia professione alla struttura che è, tra l’altro, l’ombelico della pubblica amministrazione. Chi è transitato da queste parti, nel giro di uno o due anni è diventato dirigente, dirigente generale, capo dipartimento. Perché è un osservatorio particolare dove arrivi, vedi, partecipi, e … ti promuovono … per compensare la tua collaborazione e il tuo silenzio!
L’unica eccezione alla regola: è il sottoscritto, al quale, ogni tanto, una “mano dal cielo” fa saltare l’hard disk del computer, nella cui memoria si nascondevano dati non troppo igienici da conservare. Hard disk che, dopo la canonica ispezione tecnica per il recupero di dati, puntualmente irrecuperabili (che strano!), viene sostituito.

Che faccio? Per dirla con una terminologia imprenditoriale, nella struttura in cui opero si producono fecaloidi da esportazione, ad uso soprammobili, in tutto il territorio nazionale. Non a caso i rifiuti stanno diventando un motivo di successo e di soddisfazione per la nostra terra. Sui rifiuti stanno crescendo generazioni di eroi nazionali. Un’intera confezione del nostro prodotto organico costa, oggi, all’Italia lo stipendio complessivo annuo di capo dipartimento, più lo stipendio complessivo annuo di direttore generale, più lo stipendio complessivo annuo di dirigente referendario, più lo stipendio annuo complessivo di tre funzionari, tre impiegati archivisti, due commessi, due segretarie, due motociclisti. Senza contare il costo della manovalanza esterna. Dodici anni fa il costo della stessa filiera era circa dodici volte inferiore proporzionalmente a quello attuale (tenuto conto del valore monetario dell’epoca) e coinvolgeva un terzo delle risorse umane oggi impegnate, ad onta della semplificazione bassaniniana (prima) e dei risparmi di spesa disposti dalle vigenti norme di Brunetta e Tremonti (poi).

Ciononostante, io non ho sassolini nella scarpa. Vivo la mia gioia e la mia soddisfazione, pur prendendo ordini da chi ne sa meno di me, nel godere di fronte ad uno scenario che si crea e si autodistrugge continuamente. Nell’entropia generale sono trascorse tante stagioni non noiose, ho visto tanti “5 maggio 1821” di manzoniana memoria e il botto di tanti napoleoni di turno. In questo ambiente dove si nasce, si cresce, si cade, si risorge e si muore; dove si lavora all’insegna dell’“homo homini lupus” e con l’ordine del “promoveatur ut amoveatur”, io beatamente faccio il notaio. A quanti illustri personaggi dei governi e della amministrazione ho visto brillare gli occhi nel conquistare una poltrona, nella consapevolezza della propria mediocrità, e quante volte ho visto gli stessi urlare, bestemmiare e persino piangere quando in procinto di perderla! E’ bello credere, da fuori, che il potere è solo uno strumento di forza, ma è ancora più bello vedere, da dentro, che l’uomo è sempre della stessa materia, vittima della propria misera presunzione.

Perché cambiare, or dunque, avendo a disposizione questo bel paese dei balocchi?! Scherzo!

Una volta, parlando col capo, ho manifestato il mio apprezzamento per la ricchezza contenuta negli archivi, dove c’è (anzi, c’era) la storia dei governi dell’ultimo trentennio, un contenitore di decisioni politico-amministrative adottate attraverso provvedimenti istruiti, elaborati e gestiti con lo “stile” e il “culto” dei veri cavalli di razza che si sono avvicendati nelle stanze dei bottoni. Insomma, una vera scuola di alta amministrazione, una ricchezza storica e formativa, meglio dello pseudo management giuridico arronzato dei giorni nostri e di qualsiasi noioso corso di formazione erogato per dare soldi alle solite incompetenti società esterne. Dopo qualche mese, una disposizione direttoriale trasferiva questa ricchezza cartacea in “culonia” (come dicono i ragazzi d’oggi).

Ora, non so che altro dire, ma ti prometto che la prossima volta parlerò di questioni più tecniche, con la speranza di darti conto del perché, applicato a questo ambiente, il principio fondamentale della tecnica delle costruzioni fornisce valori molto diversi dallo zero. Ad majora.

Mark F 3 febbraio 2010

Dear Giorgio,

let me tell you the one thing I really like in your approach. Against most Italian’s pessimism about their own country’s corrupt politics, mafias, debts, low social capital, and the like, you believe a change is possible! Against all evidence, you don’t accept that Italy’s … “peculiar” (corrupt) culture is… forever. You deeply trust the moral possibilities of your fellow citizens. I came across this quote that made me think of you:

“When incentives change, cultures can change, too. Two decades ago, selling a pair of jeans was illegal in Russia; now that country is home to some of the most aggressive capitalists on the planet”.

Giorgio, you’re pleading for a change in incentives within your institution and your country. You believe any “cultural” inertia may be upset by a neat change in incentives. As an economist, I share your view, and I believe you’re right. If all the Well Intentioned in Italy shared your faith in human nature, all together you would change your contry for the best. I wish you success.

So please, Mr. Berlusconi, listen to your best economist! Don’t punish him for his good faith; instead, take his approach, and you’ll do your country good!

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