Afghanistan
Scritto il 18 settembre, 2009, alle ore 7:16 am
I caduti in Afghanistan sono il risultato di una precisa strategia di Al Qaeda – che opera ormai in stretto coordinamento con i Talebani. Si vuole creare il massimo numero di morti fra i soldati dell’ISAF per indurre le opinioni pubbliche ad abbandonare il paese. (Se poi la reazione dovesse essere un aumento di truppe dislocate, meglio: ci saranno più bersagli.) La posta in gioco è il controllo del Pakistan e le sue bombe atomiche. Per farne cosa, quei signori lo hanno già abbondantemente chiarito in molteplici video e interviste (una in Luglio ad Al Jazeera).
Per questo i commenti sentiti oggi a Porta a Porta (“non ce l’hanno con noi italiani, è stato un caso, per loro tutti i soldati occidentali sono uguali”) mostrano di non capire il problema.
Dobbiamo restare in Afghanistan per noi, e per gli Afgani (i quali stanno facendo il possibile per organizzare uno Stato, cioè i loro diritti). Il problema è come, con quali obiettivi, mezzi, strategia. Su questo il governo italiano non ha un “position paper” su qualche sito, quindi una discussione nazionale che abbia un capo e una coda è impossibile. E allora limitiamoci a mettere “in sicurezza” per quanto possibile i nostri, e lasciamo che Obama guidi la missione.
Mi sento addolorato per i caduti e le loro famiglie: sono morti anche per me.
PS: Martedì 22 settembre, alle ore 17,30 verrà presentato a Roma, libreria Bibli, via dei Fienaroli 28, il volume di Cristiano Orlando “La partita eurasiatica”. Sarò fra i discussant.




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